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Reggina: non ti muovere. Per ora

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di Giusva Branca –
Solo chi aveva perso di vista il percorso storico della Reggina Calcio e – soprattutto – il pasticcio gestionale in cui la società amaranto si è cacciata negli ultimi anni poteva nutrire serie speranze in una sessione conclusiva del calciomercato diversa da quella che poi si è dimostrata.

Nessun arrivo sullo Stretto, parte (in prestito) Tognozzi, destinazione Brescia.
Ma, dicevamo, la sentenza era abbondantemente scritta, dal momento che la pietra tombale sui progetti di mercato Lillo Foti ce l’aveva dentro casa da tempo, con i 29 (28 dopo la cessione di Cosenza, 27 dopo quella di Tognozzi) tesserati a libro paga.
Un record negativo sul quale interrogarsi e rispetto al quale era stato chiamato, in extremis, Gabriele Martino a porre rimedio, o almeno a provarci. Il tutto come atto propedeutico al tentativo di rinforzare la squadra.
Ora, premesso che la Reggina, ultima, staccata, con un organico di una pochezza tecnica in alcun reparti senza precedenti, abbandonata anche dal proprio pubblico, sarebbe comunque stata l’ultima scelta di tanti calciatori desiderosi di mettersi in mostra da qui a giugno ma non di andare incontro ad un probabilissimo calvario, il problema non si è proprio posto.
La prima fase del progetto, di gran lunga la più velleitaria, non è riuscita, se non in minima parte (Tognozzi, appunto); nemmeno Martino è riuscito nel miracolo impossibile. Su undici calciatori in lista di partenza alla Reggina sono pervenute richieste – anche solo per prestiti – soltanto per tre.
I nodi di anni di scelleratezze privi di un ds, dunque, vengono al pettine; nella sua storia, pur con difficoltà ed annate storte, mai la Reggina si era “incartata” con scelte talmente sbagliate, nel numero e nella qualità dei calciatori, da bloccare, paralizzare il mercato.
Così è stato e, francamente, lucidamente, alla luce di quanto sopra bisogna dare comunque atto alla società di essere rimasta fredda e razionale.
Intervenire comunque sul mercato in maniera massiccia sul piano qualitativo e quantitativo, col serio rischio che tutto ciò si rivelasse comunque inutile e portando, nel contempo, l’organico tecnico alla folle cifra di oltre trenta tesserati avrebbe seriamente compromesso non solo il futuro prossimo (quello lo dice la classifica), ma anche quello remoto.
E’ di tutta evidenza che nessun miracolo, a questo punto, potrà essere chiesto a Orlandi ed ai calciatori. Siamo certi che ci proveranno fin in fondo, ma se tre indizi fanno una prova, ora cominciano ad essere veramente numerosi i segnali che ci fanno pensare ad un’estate di grosse novità e di mutamenti di pelle, esttamente il contrario dell’immobilismo che ha caratterizzato le ultime settimane.
E, a questo punto, credeteci, serie A o serie B non conta più così tanto…