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La Reggina tiene accesa la fiammella della speranza

Giocare con la forza di chi non ha niente da perdere è l’ultimo appiglio a cui la Reggina intende darsi l’ultima spinta per raggiungere una salvezza che, ad oggi, avrebbe dell’incredibile.

La prima tappa è proprio Torino, contro una diretta concorrente che non sta sicuramente meglio,  ma può vantare tre vitali punti in più. 

Il ripescato Orlandi propone un 3-5-2 piuttosto equilibrato, nonostante l’emergenza,  con Krajcik a destra e Costa a sinistra nel settore di centrocampo,  mentre centralmente i flussi

 del gioco sono affidati ai piedi di Ciccio Cozza, coadiuvato  da Barillà e Barreto che spesso riescono a correre anche per lui.

Nella prima parte di gara la squadra propone una buona fluidità di manovra e riesce a correre pochissimi pericoli, creandone qualcuno alla retroguardia di Novellino.

Se la prima frazione termina sullo 0-0, i meriti vanno ascritti principalmente al portiere granata,  bravo a respingere una conclusione dal limite di Barillà e prodigioso nel dire di no a un tiro ravvicinato di Valdez in mischia.  

Col passare dei minuti, oltre a perdere Brienza, recuperato in extremis ma rilevato dopo quaranta minuti da Ceravolo, la Reggina sembra intimorirsi e viene fuori  il Toro che riesce però a metter solo una volta Bianchi nelle condizioni di battere a rete, di testa. Bravo, nella circostanza, Campagnolo a respingere.  

I fischi del pubblico di casa, visibilmente adirato per l’incolore prestazione dei padroni di casa, chiudono i primi quarantacinque minuti di gioco.

Nella ripresa l’iniziale predominanza territoriale granata sembra presagire un arrembaggio granata che si esaurisce in  un colpo di testa a lato di Amoruso.

La Reggina crea una serie di mischie in cui l’uomo più pericoloso torna ad essere Valdez, ma ostacolato da Sereni, conclude sopra la traversa.  Novellino prova a vincere la gara trovando risorse dalla panchina e proprio grazie a un subentrato, Dzemaili, al 27’ arriva l’occasione più nitida, con una tiro dello svizzero che si stampa sull’incrocio dei pali.

Rispondono gli amaranto con Ceravolo, che recupera un pallone dopo un rischioso disimpegno di Amoruso, e poi conclude a lato da posizione favorevole.

Non accade più nulla, se non qualche traversone da parte del Torino con l’inesauribile Ogbonna sulla sinistra che crea qualche apprensione ala difesa della Reggina,  apparsa insolitamente solida con il nuovo schieramento a tre (terza volta in stagione).

Finisce con un pareggio che probabilmente serve a poco ai fini della classifica, ma che aumenta i rimpianti di un campionato che appare compromesso, ma non del tutto irrimediabile. Stasera più che mai mancano al tornaconto della classifica i punti persi immeritatamente contro Siena e Chievo.

Serviva vincere, così non è stato e la speranza è che non si tratti di un punto palliativo. Occorre crederci finchè sarà possibile, anche perchè la Reggina alle imprese impossibili è avvezza, una di queste potrebbe essere fermare la lanciatissima Roma.

Pasquale De Marte