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Reggina: nulla è perduto, ma comunque si chiude un ciclo

lillofotimaninfaccia.jpgdi Giusva Branca – Lillo Foti lo sa bene. Lillo Foti conosce a menadito le dinamiche di quel mondo strano che è il calcio professionistico.
Lillo Foti sa perfettamente di avere commesso una serie di errori capitali nell’organizzazione della stagione 2008/2009.

Si tratta di errori derivati quasi sempre da una sorta di delirio di onnipotenza che lo ha portato, negli anni, a ritenere di potere uscir sempre felice e vincente da qualunque sfida, di poter passare sempre e comunque tra una goccia e l’altra durante il temporale; quello stesso delirio di onnipotenza che lo ha convinto di poter fare meno, a fianco a sè, di fidati e preziosissimi collaboratori.
Negli anni Foti si è convinto che alla Reggina Calcio non serve nessuno se non Foti medesimo.
Il fatto è, però, che Foti è realmente bravo e, quindi, essere riuscito fare, sempre, anche in condizioni totalmente avverse, le ciambelle col buco lo ha convinto che non contasse più nulla se non le mani del pasticcere: anno dopo anno si è convinto che non contassero nè colui il quale doveve scegliere gli ingredienti per fare la ciambella, nè gli ingredienti medesimi, contava solo il pasticcere.
Fuor di metafora, le scelte di Foti in questa stagione lasciano perplessi, a partire dal tempo fatto scorrere prima di ufficializzare le conferma di Orlandi, nel giugno scorso.
Sul fronte tecnico, in verità, le cose stanno in maniera un pò diversa e qualcuno dovrà dirlo a chiare lettere: l’immobilismo di mercato di quest’anno è frutto di scelte folli della stagione precedente, che hanno ingolfato la cartella “contratti” della Reggina Calcio.
Ventotto calciatori in organico è chiaro, evidente, che rischiano di diventare la pietra tombale della società se si sceglie di intervenire sull’organico a prescindere ed allora, tra la società e la squadra, è normale che si privilegi la salvaguardia della prima e del suo conto economico.
Certo, se l’anno precedente la Reggina Calcio si fosse avvalsa di un responsabile dell’area tecnica degno di questo nome, probabilmente, tanti carneadi – alcuni pagati anche qualche soldino – non sarebbero sbarcati in riva allo Stretto e, comunque, mai e poi mai si sarebbe superata la soglia dei 20-21 tesserati, come la storia amaranto ha insegnato.
Ma con i “se” ed i “ma” si alimentano solo rimpianti e rimorsi, dunque la società amaranto deve guardare oltre il disastro dei tredici punti in venti gare.
La scelta di esonerare Pillon – che comunque ha portato a casa la miseria di un punto su quattro abbordabilissime gare – nasce anche dall’esigenza di guardare in faccia la realtà, lavorare per il meglio (un recupero ancora possibile sulla carta) ma prepararsi al peggio (una retrocessione affatto improbabile).
La Reggina tenterà di districarsi in un mercato bloccato proprio dai suoi 28 tesserati e risolvendo grane su grane (ultima la richiesta di Brienza di essere ceduto). La Reggina proverà, nonostante tutto, ad invertire la rotta con uno dei suoi clamorosi colpi di reni che negli anni l’hanno caratterizzata, ma – comunque vada a finire – un ciclo aureo, storico, per l’intera città pare ai titoli di coda.
Un ciclo che, a prescindere da ipotetici cambi della guardia al timone, vedrà Foti consegnato in maniere indelebile alla grande storia della squadra e della città.
La piccola storia, invece, ci dice che la sua irrefrenabile voglia di far tutto da solo, sempre e comunque, di far tutto a modo suo, sempre e comunque, ha posto la Reggina in una situazione dalla quale ora è difficile venir fuori.
Nulla è perduto, ne siamo convinti; nonostante tutto ci sono i margini per provarci ancora, ma il futuro è tutto da scrivere.
Dietro le scrivanie ben prima che in campo.