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Reggina, è più buio di mezzanotte. Contestazione fortissima dei tifosi

Non deve essere bello trovarsi a giocare gran parte della stagione all’inizio del girone di ritorno, ma se ciò accade e se dietro l’angolo c’è la retrocessione è principalmente per colpa

 degli attori principali: Reggina e Chievo di scena al Granillo nell’anticipo pomeridiano di serie A.

Che l’ultimo posto in coabitazione per le due squadre sia più che meritato è un dato di fatto che diviene inequivocabile vedendo giocare amaranto e gialloblu che, forse anche condizionati dalla posta   in palio, mettono in  campo uno spettacolo decisamente poco consono ai canoni della serie A.

A fare da contorno c’è il Granillo  semivuoto e particolarmente adirato, nella parte degli ultras, nei confronti del presidente Foti,  reo di non aver rafforzato una squadra che invece ne avrebbe bisogno.

Ci sono poche occasioni nella prima frazione: una punizione di Cozza dalla distanza e un clamoroso palo interno di Pellissier  al 7’, con la palla che sbatte su Campagnolo e miracolosamente non entra in ete rete, dopo un’azione molto simile,  errori dei difensori compresi,  a quella che ha consentito a Frick di dare tre punti al Siena sette giorni prima.

Sembrerebbe un segno del destino, ma  quello più evidente arriva al 41’ quando Carmona, uno dei migliori in campo, dal basso dei suoi ventunenni commette una clamorosa ingenuità lanciando la sfera con le mani sulle parti intime di Rigoni, lasciando i suoi in dieci, come se non bastassero le difficoltà nell’arginare i contropiedi clivensi e nel trovare una via per impensierire Sorrentino.

Poco dopo, piove sul bagnato, Brienza si infortuna e Pillon è costretto a disegnare un 4-4-1 d’emergenza, con Cozza centrale di centrocampo, Barillà, inserito al posto dell’ex palermitano,  a sinistra e Sestu a destra.

In avvio di ripresa, la Reggina si rende pericolosa col solito ex avellinese, ancora una volta tra i migliori,, e su uno dei suoi cross Frey rischia l’autorete

Il Chievo, forte della superiorità numerica, prova a far girare il pallone mentre in curva vengono ammainate bandiere e striscioni, probabilmente in segno di protesta.

La carica prova a suonarla Barillà, al 59’, quando partendo dall’out sinistro con forza si incunea tra gli avversari e chiama Sorrntino all’intervento. Gli amaranto soffrono poco l’attacco avversario, ma le idee sono poche  e quando Pillon si volta a cercare alternative in panchina, torna a osservare consolato i suoi in campo.

Gli ospiti sono poca cosa e l’unico pericolo lo creano all’80’ quando Bentivoglio calcia a lato dal limite dell’area. Pillon inserisce Viola  e Krajcik al posto di Cozza e Sestu, stremati

La Reggina, con un Corradi in più (ancora ottima partita nell’economia del gioco della squadra), riesce a restare alta  e a mantenere lontani i pericoli dalla porta di Campagnolo, abile a svolgere ordinaria amministrazione.

Che non sia anno per la Reggina lo si capisce al 92′, clamorosa svirgolata di Cirillo in area e calcio d’angolo in confezione regalo per il Chievo.
Come all’andata, palla fuori per Italiano e a tempo praticamente scaduto, il centrocampista trova il  jolly da distanza impossibile che vale tre punti che rilanciano i veneti. 

Adesso a parlare è solo la classifica, ogni commento sarebbe superfluo. Commento di altra natura lo meriterebbero le scelta della società di non rinforzare questa squadra.
Suonano fortissimi i cori di scherno e insulto al presidente arrivati fin sotto la tribuna dai tifosi spostatisi dalla curva.

Pasquale De Marte