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Reggina, numeri da incubo

Che il calcio non sia uno sport “statistico” come la pallacanestro è un dato di fatto con cui molto spesso si è avuto a che fare.   

Ci sono circostanze, però, nei quali i numeri sono abbastanza eloquenti e questo non può non essere il caso della Reggina, reduce da una sconfitta evitabile seppur con un avversario apparso nettamente di caratura superiore.

Il penultimo posto rappresenta la punta di un iceberg ricco di preoccupazioni,  che partono da

 molto dietro, dalla difesa per essere precisi.  Già, perché i 36 gol subiti ad oggi, rappresentano il poco edificante score di due gol di media incassati a gara, e continuando su questo trend sarebbero addirittura 76 al termine della stagione, un’enormità che nessuna squadra che vuole salvarsi può permettersi.  Il record negativo in massima serie è  di 65, dire che si è sulla buona strada per batterlo potrebbe rappresentare uno sprone per il sodalizio dello Stretto.

“Se facciamo due gol in casa, non possiamo permetterci di non fare risultato”.  Il messaggio di Pillon è stato piuttosto chiaro.

Ma se da una parte c’è una retroguardia che occupa l’ultimo posto della graduatoria per reti subite, c’è  una fase offensiva che, nonostante tutto,  se ne mette dietro quattro con le 17 reti realizzate fino al momento.

Corradi continua a non offrire prestazioni eccezionali, ma il fatto che si trovi a timbrare il cartellino con regolarità lo rende, per il momento immune da critiche.  Cozza, senza la brillantezza di un tempo, continua ad esser decisivo mentre è Brienza colui il  quale da cui ci si sarebbe aspettato di più, ma la sua scusante principale è quella dell’essersi, spesso, trovato a predicare nel deserto, senza dimenticare un problematico inizio di stagione dopo la preparazione estiva saltata per infortunio.

Un dato da sottolineare è che la Reggina, assieme al Bologna, è la squadra che in serie A manda a segno meno uomini , solo cinque.  E’ un limite su cui Pillon dovrà lavorare dato che oltre al tris d’assi, autore di quattordici realizzazioni, gli unici a trovare la via della porta sono stati Costa e Barreto, senza dimenticare l’autorete di Di Loreto, propiziata da Barillà nella gara contro il Toro.

Per anni si è imputato a Lillo Foti di fornire ai suoi allenatori rose fin stroppo striminzite, fino a che in questa stagione prima Orlandi e poi Pillon si sono ritrovati a lavorare con un gruppo di ventotto giocatori.

La Reggina è la squadra che ha messo in campo per almeno un minuto più giocatori diversi: ben ventisei, l’ultimo dei quali è stato Viola, all’esordio contro la Lazio in massima serie all’età di diciannove anni, che ha permesso agli amaranto di agguantare il Chievo in vetta. Va detto che, almeno in questa speciale graduatoria, gli amaranto potrebbero guadagnare terreno, visto il probabile esordio di Krajcik già nella prossima gara di Siena e l’arrivo dei rinforzi annunciati da tecnico e presidente.

In diciotto gare in campo si sono viste sedici formazioni diverse, in sole due circostanze (Palermo-Reggina e Reggina-Milan) in campo sono andati due schieramenti identici.

Ma se la quantità c’è, a latitare è la qualità. La “profondità” della panchina non trova un riscontro nei numeri, dato che l’unico subentrato ad andare a segno è stato proprio Ciccio Cozza, nell’ultima gara.

Il giocatore più utilizzato è Campagnolo  con 1625 minuti sul groppone, con a ruota Barreto e Cirillo, con quest’ultimo che risulta anche il più ammonito: sono sette i cartellini gialli con quello giunto contro la Lazio.

Il cambio più utilizzato è quello Cozza- Di Gennaro, operato ben sei volte, secondo solo alla staffetta Acquafresca-Matri del Cagliari, avvenuta in otto occasioni. L’ex milanista è, inoltre, il giocatore è entrato più volte a partita iniziata. (12  su 15 apparizioni totali).

Nonostante quella che è la sensazione diffusa, il giocatore con la media voto più alta, in base ad una media effettuata tra i  più importanti quotidiani sportivi,  è Franco Brienza (6,1).

Dal punto di vista dell’età, con una media di 26,2 anni, la Reggina si trova al quinto posto nella graduatoria delle squadre più giovani.

La classifica parla di soli tredici punti conquistati, una miseria se si considera che se si dovessero mantenere gli standard degli anni scorsi per la salvezza se ne dovrebbero conquistare ventisette in venti giornate di campionato. Tuttavia il quartultimo posto è a sole tre lunghezze, e un’eventuale vittoria a Siena, difficile al momento, servirebbe per il morale e per riportare sotto tiro gli uomini di Giampaolo  e tante squadre poco oltre i venti punti che in caso di flessione, potrebbero tornare ad essere coinvolte nella bagarre nella parte finale del campionato. Una sconfitta, invece, servirebbe a gettare ulteriormente acqua sul fuoco dei sogni amaranto e, francamente, non se ne sente il bisogno.

Pasquale De Maarte