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Reggina: qualche gomma è sgonfia, qualche altra è da cambiare

Nè Babbo Natale nè la Befana hanno lasciato una bacchetta magica sotto l’albero di Bepi Pillon. Anzi, il ritorno al calcio giocato dopo le soste natalizie ha “regalato” una Reggina appesantita, ingolfata, che ha sprecato le poche energie per correre a ritroso piuttosto che in avanti. Qualche volta abbiamo immaginato Orlandi nei panni dell’idraulico, intento a rimediare alle falle difensive. Ora Pillon assume le vesti del gommista: il mister dovrà rendersi conto al più presto di quali siano gli pneumatici da rigonfiare, quali quelli da sostituire, ed anche quali siano quelli con la giusta mescola da inserire nei prossimi pit stop, come già fatto nel caso di Sestu.

Una Reggina apparsa dunque con le gomme a terra, al cospetto di una Lazio fragile in difesa ma ubriacante dalla cintola in su. Al di là di una condizione atletica da migliorare in fretta, le pecche tecniche hanno messo in evidenza una volta di più quelle che sono le problematiche della retroguardia.

Per dieci giorni si è lavorato al Sant’Agata sulla ricerca delle fasce, ma oltre alla forza per spingere è mancata anche la verticalizzazione, la rifinitura, in poche parole la precisione e la velocità d’esecuzione nei passaggi. A tutto ciò non è stato possibile compensare col tradizionale lancio lungo per la punta centrale; Corradi si è dimostrato ancora una volta inadatto nel far salire la squadra, le sue sponde sono quasi sempre imprecise e tenere il pallone tra i piedi per più di un secondo non rientra evidentemente nelle sue caratteristiche.

Ne consegue che la squadra, specie nel primo tempo, consegnava sistematicamente il possesso palla agli avversari, facendo andare in apnea la difesa. Non riuscire a tenere lontano il pallone dalla nostra trequarti, implica automaticamente il o i palloni da raccogliere nel sacco per Campagnolo. La Lazio non è la prima compagine che trova nella percussione sulla zona di Cirillo il facile grimaldello per aprire la retroguardia amaranto. Se poi ci si mette anche Costa ad andare in bambola sul versante opposto (non è affatto la prima volta), diventa impossibile non beccare il gol.

Dopo oltre quattro mesi di campionato, è spiacevole ma al tempo stesso obbligatorio trarre alcune conclusioni, in virtù del ripetersi di determinate situazioni. Corradi non è utile in termini di gioco di squadra, o si cambia centravanti o gli si mettono attorno più elementi di qualità possibile (si attende il ritorno di Vigiani); attuare entrambe le mosse sarebbe il massimo, e se i risvolti di mercato non lo permetteranno, bisognerà risolvere il mistero di un Rakic in grande spolvero negli allenamenti e mandato poi in tribuna la domenica. In difesa sono finiti gli appelli per Cirillo, che purtroppo non è riuscito ad eliminare il senso di insicurezza che trasmette a sè stesso ed agli altri. C’è gia Krajcik, lo slovacco va gettato nella mischia già sabato a Siena.

Ci sono poi elementi, come Costa, Barreto o Brienza, che potranno risultare sicuramente decisivi nel momento in cui saranno al meglio a livello di testa e di gambe. I bravi allenatori non sono quelli che portano i risultati subito, ma quelli che ci arrivano attraverso il lavoro ed il perfezionamento delle varie situazioni. Ovviamente Pillon non potrà salvare da solo la Reggina, servono i giusti innesti sul mercato. Magari già in settimana.

Paolo Ficara