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Reggina, il regalo se lo fa la Lazio

Fanno il compleanno in due, ma a far festa difficilmente potranno essere entrambe. E’ questo il leit-motiv di Reggina-Lazio.   109 anni per i biancocelesti  il 9 gennaio, 95 per gli amaranto detentori di una storia meno gloriosa ma non sicuramente meno emozionante.

Nel giorno del suo esordio al Granillo, Pillon oppone il suo 4-4-2 puro al tanto decantato tridente di Delio Rossi, mentre si tratta della prima in assoluta per il nuovo team manager Armando Calveri, sostituto di Riccardo Bigon, nominato per altri incarichi.

Dopo due minuti, la Reggina ha l’occasione di passare in vantaggio. Brienza approfitta

di un goffo svarione di Rozehnal, gli ruba il tempo e si presenta da solo davanti a Carrizo, che lo stende forse dopo aver tocccato prima il pallone. Rigore  e quarta trasformazione stagionale dal dischetto, ottavo gol totale, per il bomber amaranto che dopo il Chievo miete un’altra vittima tra le sue ex squadre.

Il vantaggio dura solo una decina di minuti.  Prima Campagnolo è bravissimo a deviare in angolo una conclusione dal cuore dell’area di rigore di Pandev, imbeccato da un geniale colpo di tacco di Meghni. Un tiro innocuo del macedone, poco più tardi, viene reso imparabile da una deviazione di Santos.

La Reggina soffre in difesa quando la Lazio gioca in velocità. Non è una novità ed ancora una volta i biancocelesti vanno a segno.  Zarate dribbla reggini come birilli e mette in mezzo un pallone che trova solo Pandev, praticamente sulla linea di porta, stop di petto e conclusione agevole.

Quando Zarate ha il pallone, Cirillo, con il resto della difesa non esente da colpe, dimostra di capirci poco.  Il fitro di Tognozzi in mezzo al campo è praticamente assente e la qualità non è  certo eccelsa per una storia  che dalle parti del Granillo è piuttosto conosciuta.  Corradi è impreciso nelle sponde, Sestu non ripiega in fase difensiva e Barreto non è il solito mastino, il risultato? La Lazio fa quello che vuole per quasi tutto il primo tempo.

Gli amaranto iniziano la ripresa con un altro piglio ed iniziano a collezionare calci d’angolo. Da uno di questi giunge una buona occasione per Tognozzi, che in tuffo si vede negare  da Rocchi sulla linea di porta la gioia della rete. Pillon  sostituisce Costa con Cozza,  schierato dietro le punte, affidando l’intera corsia sinistra  a Barillà, mentre il fischiatissimo centrocampista toscano lascia il posto a Viola.

La Lazio quando si affaccia dalle parti di Campagnolo è pericolosissima.  Prima un tiro di Meghni viene prodigiosamente respinto dal  portiere amaranto l 56’, poi un’altra deviazione manda un pallone poco lontano dal palo scoperto dall’estremo difensore in tuffo in direzione opposta.  Per larghi tratti del match, i padroni di casa sono imbarazzanti, la superiorità della Lazio è schiacciante e persino l’unica rete di vantaggio appare limitante in rapporto allo strapotere biancoceleste.

Proprio mentre la Reggina si pensi stia per capitolare, arriva il gol del pareggio. Cirillo, al 63’, anticipa Pandev e imbecca Sestu in velocità che mette in mezzo un pallone dal fondo sul quale Cozza si fa trovare pronto per il tap-in che vale il 2-2.

Cambia la paritta e l’inerzia passa nelle mani degli uomi di Pillon, ma questo non basta a coprire le palesi carenze difensive della squadra amanrato.  Al 76’, ancora un pallone in mezzo dalla destra e ancora Pandev per la sua terza rete personale.

Gli applausi più forti della giornata sono per Pasquale Foggia, ex di turno, e questo dovrebbe far riflettere  giocatori di casa. I crampi mettono fuori casa Sestu, una delle poche note positive della giornata, e al suo posto entra Di Gennaro.

A quattro minuti dalla fine, è proprio l’ex milanista, dopo una bella azione corale,  a servire Brienza in area, ma il tiro, deviato da Corradi, in posizione di fuorigioco,  esce di un soffio.

Finisce 3-2 dopo quattro minuti  di recupero, con Pandev che si porta a casa il pallone  e una Reggina che appare lontana dall’aver risolto i suoi problemi e dall’essere una squadra in grado di lottare per l’obiettivo salvezza.

Pasquale De Marte