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Reggina, adesso si fa dura

All’idea di un doppio confronto interno con due squadre alla portata, era difficile pensare che la Reggina non riuscisse a passare alla cassa. Ieri bisognava rispondere alla vittoria ottenuta sabato dal Bologna contro il Torino, per superare nuovamente i felsinei (ed insieme a loro anche il Lecce) e porsi così in posizione privilegiata alla fine dell’anno solare, e di conseguenza alla riapertura delle liste. Nulla di tutto questo.

Lo sport che si praticà il lunedì, dopo le sconfitte, consiste nel capire fino a che punto arrivano i propri demeriti e dove iniziano i meriti degli avversari. Si rischia però di essere ripetitivi. La gara è stata ben studiata da entrambi i tecnici, con tanto di rombo di centrocampo da parte degli amaranto. Peccato per l’indisponibilità dell’ultimo minuto di Vigiani. Di certo non si poteva pretendere che Orlandi rinunciasse, ormai giunti alla domenica mattina, a quelli che erano i piani preparati in settimana. Schierare però tre mediani puri per una gara interna è stata sicuramente una soluzione forzata più che ponderata.

Sia chiaro, Tognozzi è stato autore di una buona partita in chiave difensiva, avendo recuperato, sporcato o allontanato decine di palloni. E’ un discorso di caratteristiche. L’unico centrocampista in grado di appoggiare l’azione offensiva è stato Barreto il quale, pur essendo un giocatore di caratura internazionale, è pur sempre uno che preferisce la spada al fioretto. Il grande dispendio di energie del paraguagio, di Cozza, di Brienza e di Corradi è stato pagato nella ripresa, quando i quattro amaranto non avevano più la testa e le gambe per tentare di buggerare i sei, sette ed in certi casi anche otto doriani che gli mettevano il fiato sul collo.

Nel momento in cui la Reggina non è più riuscita a produrre alcunchè in fase offensiva, è normale che a forza di recuperare palloni e di riproporli in avanti, si è assistito quasi ad un monologo di 20 minuti da parte della Sampdoria, cui bisogna aggiungere qualche ottimo rimescolamento tattico da parte di Mazzarri. Il fatto che nella nostra difesa, quando la nave è in mare aperto e c’è burrasca, si aprano delle falle, è ormai scontato.

In questi mesi Orlandi ha tentato di fare come il protagonista della pubblicità della Zucchetti. Tappare le falle però è cosa ben diversa dal ripararle. Serve l’idraulico liquido, o forse il liquido dell’idraulico, nel senso che il presidente Foti dovrà scucire qualche ingaggio importante per un leader difensivo a gennaio. Ma serve anche prendere coscienza definitivamente dei propri limiti e tentare di affinare i pregi di questa squadra (cioè dalla cintola in su), piuttosto che ammazzarsi di lavoro per eliminare difetti forse ineliminabili come le cicatrici (cioè dalla cintola in giù).

E’ andato via un altro degli scontri abbordabili interni di questo girone d’andata. Il Chievo sarà di scena a Reggio a fine gennaio, poi per ritrovare al ‘Granillo’ degli avversari alla portata, bisognerà attendere la seconda metà di maggio (Cagliari e Siena). E’ vitale migliorare il rendimento, e quindi i risultati, in trasferta. Siamo sempre convinti che la squadra attuale sia pari o superiore rispetto ad altre cinque compagini della massima serie. Dopo aver totalizzato 12 punti in 16 gare però, pensare di salvarsi senza reperire un forte difensore ed un fortissimo centravanti è da inguaribili ottimisti.

Paolo Ficara