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Bisogna saper vincere

Seconda vittoria consecutiva della Reggina, stavolta con tanto di tre reti all’attivo. Non era semplicissimo azzeccare l’approccio alla partita, l’assenza di Vigiani e le tossine accumulate in settimana in particolare da Barreto e Carmona erano degli “ansiogeni”, fortunatamente volatilizzatisi dopo pochi minuti.

Orlandi è stato bravo soprattutto a far volare basso tutto il gruppo durante la settimana: la vittoria esterna ottenuta a Udine aveva creato euforia nell’ambiente, soprattutto quello esterno. Sappiamo quanto questo clima, nella nostra piazza, possa risultare un’arma a doppio taglio.

Eravamo stati presi per inguaribili ottimisti la sera del 1° settembre, quando la nostra opinione era che la Reggina potesse giocarsi la salvezza e magari avere la meglio su cinque o sei squadre. Dunque siamo ben felici che le prestazioni attuali, in cui la squadra sfoggia finalmente una buona condizione atletica, stiano confermando quegli auspici. Specialmente a centrocampo ci sono dei giovani all’altezza, con Carmona che sa fare tutto e lo sa fare pure bene.

Non tutti però hanno accolto questi sei punti in due partite nello stesso modo. A fine gara, prima Cozza e poi Orlandi hanno battuto il tasto sulle assenze o sulle condizioni precarie di qualche elemento ad inizio stagione, che hanno condizionato rendimento e risultati nei primi due mesi di campionato. Possiamo concordare, anche se bisogna aggiungere qualche altra tematica. Solo adesso Cirillo è stato spostato dal centro della difesa, dove evidentemente non riusciva a trasmettere sicurezza a sè stesso ed ai compagni; per quattro partite consecutive si è insistito sullo stesso modulo, cosa che andava fatta anche prima.

Di altro tenore le dichiarazioni di Bernardo Corradi, che evidentemente era in attesa di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Riassunto: “E’ normale che non mi abbia fatto piacere andare in panchina a Udine. Ho avuto dei problemi e ne ho parlato col mio referente, che è il presidente. L’allenatore? Ci siamo confrontati, io gli ho spiegato il mio modo di vedere il calcio e lui mi ha spiegato il suo”.

Ora, che non corresse buon sangue tra Orlandi e Corradi, lo avevano intuito anche le massaie. Non sappiamo se Roberto Baggio, nella sua lunga carriera, sia mai andato dall’allenatore di turno a spiegargli come si gioca a pallone. Ci domandiamo però se fosse il caso di esternare, di lasciar intendere, di far immaginare una certa acredine proprio in un momento positivo per la squadra, e dopo una doppietta del diretto interessato.

Nessuno mette in dubbio la professionalità di Corradi, che ha accettato le decisioni del tecnico, nè tantomeno la sua sincerità, dato che ha ammesso che, al di là dei gol, ieri la sua prova non è stata brillante. Al termine di Reggina-Atalanta, avrebbe potuto incassare la vincita e scappare, oppure inzupparsi il pane. Ha scelto la seconda strada. De gustibus. E trattandosi di un personaggio pubblico, disputandum est.

Un ultimo pensierino, che col passare delle settimane potreste trovare sempre più in cima agli articoli, lo dedichiamo al presidente Foti: a gennaio si basi su ciò che ha fatto la squadra a partire dalla prima giornata di campionato, e non dall’undicesima. I cinquanta tifosi dell’Atalanta che non hanno rispettato il minuto di silenzio per Lillo Scopelliti, non meritano nemmeno un pensiero.

Paolo Ficara