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Reggina-Atalanta, lo spettacolo non è “di casa”

Si scrive Reggina-Atalanta, si legge spareggio salvezza  del 2002.

E’ impossibile dissociare da ogni scontro diretto tra le due formazioni il ricordo di quel memorabile 2 giugno, nel quale più che la Festa della Repubblica si festeggiava la permanenza degli amaranto che scacciavano definitivamente dalla propria testa l’incubo Cossato.

E’ più difficile ricordarsi che nella partita di andata giocata a Reggio finì con uno 0-0 che non lasciava presagire nulla di buono, nel solco di una tradizione che vede nel pareggio il risultato più comune alle sfide giocate al Granillo tra le due formazioni.

L’Atalanta non ha mai vinto in Calabria, ma in ben

 otto occasioni è riuscita a portare a casa un punto, rimediando solo due ko nel computo delle dieci partite disputate in riva allo Stretto.

La prima assoluta risale al 21 settembre del 1969 e anche in quella circostanza non ci furono né vinti, né vincitori e la gara terminò con un rocambolesco 2-2.

Raramente si sono viste gare spettacolari, tanto che le dodici reti segnate complessivamente, sette per la Reggina e cinque per la Dea, la dicono lunga su come sia molto spesso regnato l’equilibrio.

La storia di Reggina-Atalanta può essere suddivisa in due tranche: una a cavallo tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta, l’altra con inizio sul finire del secolo scorso e prosecuzione pressoché ininterrotta fino a oggi.

L’ultima vittoria del sodalizio dello Stretto venne firmata da Davide Dionigi il 14 gennaio 2001, che appena arrivato nel mercato di riparazione con tre reti in due partite consegnò sei punti in due partite alla squadra di Colomba che il turno precedente si era addirittura imposta a Parma.    L’1-0 finale arrivò grazie a un perentorio colpo di  testa dell’ex capitano che non lasciò scampo a Ivan Pelizzoli, giocatore che si sarebbe vestito d’amaranto qualche stagione più tardi.

Per rintracciare un’altra occasione in cui i padroni di casa fecero bottino pieno è necessario spingersi addirittura fino al 31 marzo del  1974 quando si verificò un’altra vittoria di misura e sempre per  1-0.

Lo 0-0 è venuto fuori quattro volte ( 1971, 1999, spareggio 2003, 2005).   Va sottolineato che nel precedente risalente a trentasette anni fa il match venne disputato sul neutro di Caserta, mentre dal punto di vista storico risalta lo 0-0 del ’99 che si configurò all’interno di quel filotto finale di partite in cui la Reggina, affidata a Bolchi dopo l’esonero di Gustinetti, riuscì a conquistare la serie A adottando la singolare strategia della “media inglese inversa”  poiché  pareggiava in casa e vinceva in trasferta,  fino  alla storica impresa di Torino.

A chiudere il cerchio dei dieci precedenti vi sono ben tre 1-1.   Il primo ebbe luogo il 24 novembre 2003 quando Savoldi , sfruttando un eccellente cross di Nakamura, pareggiò l’iniziale vantaggio neroazzurro realizzato da Gautieri.

Il 18 febbraio 2007 fu invece l’Atalanta a raggiungere la Reggina grazie ad un autorete di Lanzaro  che, a un quarto d’ora dalla fine,  permise alla squadra lombarda di rimediare al gol subito ad opera di Nicola Amoruso.

L’1-1 che fece più discutere fu però quello della scorsa stagione, quando le due formazioni si affrontarono nella gara d’esordio.       In una gara condizionata dal caldo asfissiante la Reggina di Ficcadenti trovò la zampata vincente con un bel colpo di testa del bomber  che ora segna per il Torino.       Quando al Granillo si pregustava la possibilità di portare a casa i tre punti,  a una manciata di minuti dal termine  l’invenzione di Brighi che abboccò di fronte all’arte del mestierante di Zampagna permise a Doni di realizzare un calcio di rigore che suscitò grandi polemiche nel dopopartita.

Domenica  le formazioni di Orlandi e Del Neri si affrontano dopo aver ottenuto vittorie contro avversari più quotati e per cercare di trovare una dimensione al proprio al campionato: la Reggina vuole rilanciarsi definitivamente nella bagarre salvezza, mentre l’Atalanta intende dar conferma ai pronostici che la vogliono destinata a tirarsi ben presto fuori dalla lotta per evitare un posto all’inferno. 

Pasquale De Marte