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Che Reggina ad Udine!

La Reggina si presenta ad Udine da ultima in classifica con tanti cambiamenti sotto il profilo tattico, quali ad esempio la rinuncia al centravanti e l’innesto di un uomo di fascia (Alvarez) in fase difensiva in un atipico 4-4-2 per evitare di scoprirsi troppo ed esporsi alle temibili ripartenze del trio offensivo friulano, orfano dell’infortunato Di Natale.

Nei primi minuti di gara il gioco si svolge prevalentemente a centrocampo, con i bianconeri che trovano difficoltà nel cercare gli spazi con cui vanno a nozze e gli amaranto che fanno girare bene la palla affidandosi, però, allo spunto del singolo negli ultimi metri.

Il primo brivido della gara lo firma Franco Brienza che

 dopo essersi guadagnato una punizione sul vertice destro dell’area di rigore, calcia con il sinistro provando a beffare Handanovic sul suo palo e facendo passare la sfera a pochissimi centimetri dall’incrocio dei pali al minuto numero venticinque.

Clamorosa è invece l’occasione che al 29’ porta Barillà a tu per tu con il portiere sloveno dopo un’ottima azione in velocità palla a terra, ma il giovane esterno reggino non riesce a superare l’estremo difensore avversario tempestivo nell’uscire a valanga.

La prima mezz’ora regala una sorprendente Reggina: attenta in difesa e fluida nella manovra che mette alle strette la  formazione di Marino, quasi mai pericolosa e forse in eccessiva difficoltà davanti al pressing piuttosto alto della squadra di Orlandi.

Nel finale di tempo l’Udinese aumenta l’intensità del proprio gioco, senza però arrivare a conclusioni degne di nota, fatta eccezione per un calcio di punizione a giro di Pepe su cui Campagnolo è bravo a volare  e deviare la sfera in calcio d’angolo, dopo che la stessa era partita da quasi venticinque metri.

Il primo tempo si chiude 0-0 come a Genova, e non sarebbe un bell’augurio visto l’esito della precedente sfida di Marassi per la Reggina.

Nella ripresa si prosegue sulla stessa falsariga con l’Udinese che non trova sbocchi per la propria manovra, ma con la Reggina che non riesce più a tessere le stesse trame.  Marino si stropiccia gli occhi guardando un Udinese troppo brutta per essere vera e prova scuotere i suoi inserendo il cileno Sanchez al posto di Pepe.

Al quarto d’ora però è la Reggina ad andare in vantaggio.  Cozza si muove tra le linee dell’Udinese e una volta servito, con l’esterno trova un assist incredibile per Brienza che  allargandosi verso sinistra calcia al volo di sinistro con  un diagonale da applausi che beffa Handanovic sul secondo palo.

Nei due  minuti successivi seguono ben tre occasioni: una friulana, due amaranto.   Floro Flores sfiora il palo con un colpo di testa propiziato da un calcio piazzato di D’Agostino, come poco dopo fa Barreto con un violentissimo destro su punizione che termina di un soffio a lato, mentre Cozza, stanco, arriva in ritardo su una palla servita al centro dell’area da Brienza che richiedeva solo di essere spinta in rete.

Una scena analoga si verifica al 20’ quando in azione di contropiede Vigiani si libera di un avversario e dal fondo mette al centro un cross su cui Barillà si trova ad essere addirittura troppo avanti rispetto alla traiettoria della palla, giunta pericolosa in prossimità del secondo palo.

Marino chiama fuori Ferronetti e Inler per Obodo e Motta, mentre il provato Cozza viene rimpiazzato da Di Gennaro tra le fila amaranto.

Con un po’ di astuzia da parte della Reggina e anche mestiere con qualche “salutare” perdita di tempo la gara scivola via fino al 90’ senza particolari patemi d’animo. L’arbitro opta per un robusto recupero (cinque minuti) e per allontanare Marino dalla propria panchina per qualche protesta di troppo, che tutto sommato pareva essere circoscritta a binari piuttosto civili.

L’ingresso di Corradi nel finale permette alla Reggina di respirare e a mantenere alta la squadra anche negli ultimi secondi di gara che si conclude con un’importantissima e inaspettata vittoria,  firmata da Franco Brienza, l’uomo dal quale ci si attendeva la scossa e da cui è arrivata.


Tre punti meritati e tanti saluti all’ultimo posto, da oggi occupato dal Chievo. Contro l’Atalanta servirà un’altra prova di questo tipo per aprire una striscia di risultati che potrebbe essere davvero importante nell’economia del campionato.

Pasquale De Marte