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Belardi, una vita in amaranto

29 settembre 1996: il portiere titolare Scarpi è infortunato, il suo vice Simoni si rende protagonista di tre prestazioni negative che lo spingono a lasciare Reggio per accasarsi al Baracca Lugo, alla quarta giornata a difendere la porta amaranto c’è il diciannovenne Belardi, richiamato in fretta e furia dal Marsala dove si era trasferito in prestito.

Si giocava a Bari contro una delle favorite per la vittoria finale del torneo, mentre gli amaranto si presentavano al San Nicola con zero punti in classifica e da fanalino di coda.

La sfida che sulla carta appariva proibitiva si conclude con un sorprendente 1-1 che porta la firma di Doll e Dionigi su punizione.
 

 Nella sua prima vera gara giocata con la maglia della Reggina (qualche sporadica apparizione precedente non fa testo) il portiere ebolitano, cresciuto nelle giovanili amaranto sin dalla tenera età, si rende

 protagonista di un’ottima prestazione al punto da sorprendere un po’ tutti o quasi, visto che veniva fuori da quella nidiata di giovani che ha portato al grande calcio gente come Perrotta e Cirillo, suoi compagni nella Primavera e coetanei (classe 77).

 

 Iniziò così la storia di Belardi e della società amaranto nel mondo del professionismo che si interruppe solo per una stagione quando venne mandato a farsi le ossa alla Turris.

Nell’anno della storica promozione in A e delle due prime partecipazioni in massima serie fu il vice di Orlandoni prima e Taibi poi , togliendosi la soddisfazione di parare, all’esordio nel grande calcio a San Siro e al 90’,un rigore a Schevchenko, salvando di fatto il 2-2 finale.

 

Trovò la maglia da titolare nella stagione che riportò la Reggina in paradiso dopo un solo anno di purgatorio in serie B, divenendo uno degli uomini decisivi e giocando partite che raramente i tifosi dimenticano come quella di Cosenza, in cui il gol di Bogdani valse la vittoria amaranto solo perché l’estremo difensore parò praticamente tutto senza dimenticare i tanti penalties neutralizzati in importanti scontri diretti come quello di Como.

 

Tornato in serie A, non ebbe inizialmente la fiducia della società che puntò su Castellazzi, fino all’avvento di De Canio che diede nuovamente i galloni del titolare a Belardi, il quale per due stagioni li mantenne prima di essere messo da parte per via della poco piacevole situazione che gli si era creata intorno.

 

Infatti, fatta eccezione per qualche partita in cui si travestì da fenomeno come lo spareggio di Bergamo, il fatto di collezionare errori in serie soprattutto nelle uscite gli fece perdere la fiducia del pubblico.

 

Dopo poco più di due lustri lasciò la Reggina andando a girovagare in prestito tra Napoli, Catanzaro e Torino, sponda Juventus.   In bianconero fece prima il terzo e poi il secondo a Buffon, fino a trasferirsi in qualità di dodicesimo all’Udinese dove attualmente milita.

 

Con la formazione di Ranieri ha difeso la porta juventina nella sconfitta di Reggio dell’anno scorso, mentre solo due giorni fa è stato espulso per fallo da ultimo uomo su Rakic. Domenica, salvo complicazioni per Handanovic, difficilmente sarà in campo.

 

Poco male per uno che ha sempre visto nel S.Agata una seconda casa e per il quale l’esigente pubblico amaranto non ha lesinato attacchi non gratuiti, ma comunque ingenerosi per uno di cui si ricorda più l’ “assist per Zalayeta” in un Reggina-Juventus di qualche anno fa che il miracolo su Gautieri sull’1-1 dello spareggio con l’Atalanta  e il fatto che in tre stagioni da titolare per lui ci siano all’attivo una promozione e due salvezze.

 

Di certo non l’ha aiutato il suo carattere,schietto e fin troppo istintivo che piace poco alle platee.

 

Pasquale  De Marte