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Reggina, sarà vera gloria?

Partita incredibile disputata dalla Reggina contro l’Inter. Appunto, incredibile. Sorprendono certi numeri, come i tiri in porta ed i passaggi riusciti, che indicano una gara giocata alla pari; ma sorprende soprattutto la grandissima determinazione che ha consentito la parziale rimonta, dopo

 uno 0-2 che avrebbe steso un elefante.

Il 4-4-2, o 4-2-4 che dir si voglia, di Mourinho aveva sopreso Orlandi, che si attendeva Ibrahimovic come unico riferimento centrale. I nostri Lanzaro, Cirillo,Valdez e Costa si sono ritrovati in parità numerica contro i mostri Mancini, Ibrahimovic, Balotelli e Quaresma. Roba che forse si possono permettere solo Milan e Juventus, già la Roma di questi tempi non ne sarebbe capace.

Sullo 0-1 Orlandi è sembrato accorgersi che la stalla era aperta quando i buoi erano già scappati, ed ha chiesto a Carmona di andare a prendere l’attaccante che veniva incontro al pallone, quasi sempre Ibrahimovic. Il cileno non sapeva più come dividersi tra difesa e centrocampo, e in un amen ecco servito lo 0-2. Non c’era più nulla da difendere a quel punto.

Rimaneva una sola strada da percorrere: bisognava cercare di esprimere qualcosa di concreto nella metà campo avversaria, dunque dietro in parità numerica si era ed in parità numerica ci si è rimasti. In questi casi, o se ne beccano cinque o si rimonta la partita. La grande determinazione messa in campo da tutti nella ripresa, a partire proprio dal reparto peggiore della Reggina fin dall’inizio del campionato, stava consentendo di capitalizzare il gol segnato nel primo tempo da Cozza.

Difficile trovare un solo calciatore amaranto che abbia giocato al di sotto delle proprie possibilità. Il gol di Brienza, con gran giocata annessa, è stato il giusto premio per un ragazzo che speriamo abbia finalmente messo alle spalle il momento difficile, e ieri ha svariato per tutto il fronte offensivo, tornando anche indietro a dare una mano. Giù il cappello poi di fronte al lavoro titanico dei mediani Barreto e Carmona, ottimi nell’interrompere l’azione altrui e nell’avviare la nostra.

Adesso sorgono spontanee due domande. Al di là dell’immeritata sconfitta finale, non si poteva tirare fuori una prestazione del genere nelle precedenti nove partite? E soprattutto, la bella prova di ieri sarà ripetuta domenica prossima a Genova? Il timore è che, come già successo l’anno scorso proprio con l’Inter ma anche con la Juventus, la voglia di mettersi in mostra di fronte al grande pubblico abbia fatto la differenza in quei 90 minuti. Più recupero, purtroppo.

Però quei 90 minuti ci dicono anche che, come sostenuto ad inizio campionato, questa è una squadra che se la può giocare per ottenere il proprio obiettivo. Ma dimostra anche che, per convincersi delle proprie capacità ed esprimerle in campo, alcune volte bisogna infischiarsene del numero degli attaccanti avversari e tirare avanti. Dunque nessun trucco, nessun inganno: a Marassi contro il Genoa ci sarà un’altra prova d’appello, con qualche riflettore in meno. Ad Orlandi il compito di mantenere, per una buona volta, l’assetto tattico. Ai calciatori il compito di dimostrare che la prestazione di ieri sera non è stata episodica.

Paolo Ficara