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Reggina, cercasi soluzioni

Altra trasferta, altro tonfo. La Reggina è di nuovo punto e a capo? No, peggio. Perchè ogni volta che si fa mezzo passo avanti, poi se ne compiono tre

 indietro.

Eppure la partita con la Fiorentina era stata preparata abbastanza bene da Orlandi. Condivisibile il modulo 4-3-2-1, condivisibile la mentalità aggressiva. Discutibile qualche scelta relativa al reparto avanzato, una in particolare. Giusto dar fiducia a Rakic, ma ben si sapeva che la sua autonomia non superava i 60 minuti. Giusto affiancargli Brienza, che però veniva da problemi muscolari accusati in settimana.

Completare il tridente con un altro giocatore sicuramente non al top della condizione è stata una mossa da non rifare: il 34enne Cozza, che non è mai stato un maratoneta, veniva da due mesi e mezzo di inattività. E si è visto.

Abbiamo anche visto il centravanti Rakic tentare di rincorrere, con poco costrutto, il terzino destro avversario Comotto. Il modulo non prevedeva la presenza di un esterno di centrocampo da quel lato, ed evidentemente il serbo è stato l’unico a sacrificarsi, salvo poi essere raccolto col cucchiaino al 50′.

Presentarsi a Firenze con tre calciatori votati alla fase offensiva ed in non perfette condizioni è stato un azzardo. E ci può stare anche questo, se si considera che la Reggina giace in fondo alla classifica e doveva cercare il risultato pieno. Gli amaranto non stavano sfigurando al cospetto di una Fiorentina non al pieno delle proprie forze. Mantenere però, da parte di Orlandi, quel tipo di schieramento con quegli uomini anche dopo l’espulsione di Campagnolo, non è stato un azzardo ma un suicidio.

Un simile schieramento, in inferiorità numerica, ce lo si può permettere solo quando si possiede una difesa granitica. Purtroppo nella Reggina attuale non ci sono i Vargas e Stovini dei tempi belli. L’affermazione, evitabile, pronunciata da Orlandi a fine gara (“Tra Santos e Valdez l’uno vale l’altro”) fa capire che il primo a rendersene conto è lui. Peccato che tra Valdez e Santos uno a turno sia rimasto sempre fuori, mentre Cirillo continua a godere di immunità. Sarebbe il caso di spostare Lanzaro in mezzo, ed al più presto.

Con la Reggina rimasta in dieci, la sostituzione di Vigiani è quindi difficilmente comprensibile. E’ vero, stava andando un po’ per fatti suoi, ma correva, attaccava e copriva. Dopo mezz’ora, Cozza aveva già finito le batterie, com’era umano che fosse dopo la lunga inattività. Il cambio arrivato all’85’, con tanto di umiliazione per il subentrante Di Gennaro, risulta ancora meno comprensibile del cambio di Vigiani.

Ci siamo trovati così con i generosi Lanzaro e Costa scambiati per Cafu e Roberto Carlos (sempre dei tempi belli). Ai nostri terzini è stato chiesto di occupare tutta la fascia, ma in fase difensiva non avevano aiuto e la Fiorentina è stata fin troppo clemente a non approfittare dei continui due contro uno sugli esterni. Per non parlare di Carmona e Barreto, due contro tutti lì in mezzo; ed erano scesi dall’aereo poche ore prima. Senza aiuto dalle mezzepunte e senza più Vigiani, hanno visto i sorci verdi.

Intravedere una soluzione, una via d’uscita, è impresa abbastanza ardua. Specie dopo il caso-Corradi, che mina l’atmosfera interna speriamo in maniera non irrimediabile. A Firenze non abbiamo visto molta voglia di correre per la maglia, ed ancor meno voglia di correre per i compagni. Domenica prossima, in Reggina-Lecce, capiremo se c’è voglia di correre per l’allenatore.

Paolo Ficara