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Curva Sud: sotto il vestito niente

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di Giusva Branca – Frantumati.

Si sono letteralmente frantumati.

I clubs ultras che per quasi un decennio hanno fatto della curva Sud “la curva più bella del mondo” sono praticamente implosi.

Chiariamo subito un dato: la curva Sud, a Reggio, per anni, non ha rappresentato solo un aspetto folkloristico e di sostegno alle maglie amaranto, ma anche uno spunto di autentica aggregazione sociale, un luogo anche portatore di valori – certo da decodificare alla luce del gergo, del codice tipico delle curve – quali rispetto, solidarietà, fratellanza, cameratismo (non inteso nella sua accezione politica) esaltazione della “regginità” .

Di tutto ciò non è rimasto quasi più nulla.

I gruppi rimasti sono solo cinque (in realtà quattro perché della Nuova Guardia non c’è più traccia) e cioè Boys, Irriducibili, Cucn ed Ultras Gebbione, ma dell’unità – d’intenti prima ancora che di spirito – si sono perse le tracce.

Il naturale ricambio generazionale non c’è stato o, in qualche caso, è stato gestito molto male.

Delle trasferte in massa è rimasto solo un pallido ricordo, così come la curva piena la si vede solo nelle foto di anni addietro.

La crisi dei gruppi ultras reggini la si palpa, la si coglie a piene mani dalle evidenti “scollature” decisionali. La cosa, inevitabilmente, ha portato a fratture su fratture e, quindi, ad un deficit di rappresentatività ormai abissale.

I malumori all’interno dei gruppi o da parte di coloro che si sono volontariamente allontanati negli ultimi tempi crescono e più di una volta sono sfociati in bruschi “muso a muso” ed a successive, ulteriori, fratture.

Dal “Sant’Agata” così come dalla Questura filtra ripetutamente la convinzione che il dialogo con gli ultras alla ricerca di una ottimale gestione dell’ordine pubblico da un lato e, al tempo stesso, delle garanzie per il movimento reggino dall’altro, sia morto e sepolto.

“Non c’è più nessuno che rappresenti e possa parlare a nome di altri” – si mormora – “con chi dovremmo dialogare?”

I vecchi “capi” sono seguiti sempre meno già sull’atteggiamento da seguire relativamente alle dinamiche pure di tifoseria, figurarsi quando si parla di briglie da tenere sul collo di una massa sempre crescente di giovanissimi – spesso sbandati – che non riconosce e non si riconosce in niente e nessuno e che più di qualche volta agisce in non ottimali condizioni di lucidità mentale.

Gli abbonamenti riservati agli ultras a prezzi scontati (120 euro contro 150) hanno riscontrato seguito sempre minore e quest’anno a fatica  si è superata quota 200, contro i 7-800 degli anni passati.

Accanto agli ultras ed in questa situazione da “si salvi chi può” anche coloro i quali ultras non sono ma ai quali faceva piacere “vivere l’atmosfera della curva” sono drasticamente diminuiti a fronte di un ambiente giorno dopo giorno sempre più infrequentabile e sempre meno sicuro, come accade ovunque quando le “guide” scompaiono o non sono più tali.

In questa situazione di “chiusura” totale gli organi di sorveglianza sono pronti a monitorare ogni respiro.

“Il tempo del dialogo è finito” – si lascia sfuggire qualcuno – “e non certo per colpa nostra. E con esso quello degli occhi da chiudere”.

La sensazione è che, a dispetto del vuoto tentativo di sopravvivere a sé stessi con uno striscione unico probabilmente in arrivo e che testimoni una vuota ed inesistente unità, sotto il vestito, ormai, ci sia poco o nulla.