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Orlandi, serve il coraggio delle scelte

E’ il tempo dei rimproveri per la Reggina. La speranza però, è che dopo la sconfitta di Palermo, ognuno faccia mea culpa. L’anno scorso, nelle ultime sei giornate, gli amaranto hanno recuperato un distacco ben più ampio, rispetto a quello che ci separa attualmente dalla zona salvezza. Non è dunque la classifica che preoccupa. Quando Orlandi assunse il timone nel marzo scorso

, ci fece vedere subito una squadra convinta dei propri mezzi, capace di giocare di prima a San Siro contro l’Inter: ed è qui che si deve lavorare, e parecchio.

Ieri a Palermo, abbiamo visto soprattutto una squadra che è ben consapevole dei propri limiti. E si spaventa. Adesso Orlandi dovrebbe prendere delle decisioni. Considerato che la tattica difensivista, adottata fin qui, non ha portato a mantenere immacolata la porta di Campagnolo in nessuna delle cinque partite, sarebbe il caso di cambiare mentalità. Lo svarione, prima o poi, viene commesso da qualcuno, tanto vale piazzare due mezzepunte ai lati della punta centrale, e tentare di segnare più gol possibili. Potrebbe essere anche un modo per tenere lontani gli avversari dalla nostra area di rigore (e limitare gli svarioni).

Altrimenti, il mister può continuare sul solco delle rinunce importanti. E’ già toccato ad elementi di personalità, come Tognozzi e Valdez, finire in panchina. Adesso non bisogna porsi scrupoli nei confronti di Cirillo e Corradi. Nessuno vuole crocifiggere il singolo, sia chiaro. Ma di fronte all’ennesima gara irta di errori grossolani per il primo, e di tanti stacchi a vuoto per il secondo, urge una verifica: è l’assenza di gioco che li manda in difficoltà, o è la buona volontà che in Serie A non è sufficiente?

Tornando a Orlandi, ha certamente la responsabilità di non aver impresso una ben marcata identità alla squadra, che ogni volta si adatta all’avversario che incontra e basta. Non ci si può rifugiare di continuo nei lanci lunghi alla sperindio. L’impressione, speriamo errata, è  che in campo ci sia parecchia improvvisazione.

Più di una volta, Carmona si è avvicinato a Cirillo per chiedergli palla ed impostare l’azione, ma il difensore ha preferito cercare la testa di Corradi. Risultato: nove volte su dieci, il pallone è stato consegnato agli avversari. Per oltre un’ora, nessuno è andato a cercare il cross dal fondo, mentre il neo-entrato Sestu ci è arrivato per tre volte.

Carmona è anche la prova vivente della scarsa condizione fisica della squadra. Il cileno praticamente non si è mai fermato dall’anno scorso, tra torneo di Tolone a maggio e campionato cileno a fine giugno. Eppure è l’unico che ha fatto il diavolo a quattro fino all’ultimo minuto. Domenica c’è Reggina-Catania, poi una nuova sosta che dovrà servire per lavorare parecchio anche sulle gambe.

Paolo Ficara