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Il “presidente operaio” non piace a nessuno. Per Lillo Foti tornano i tempi bui

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di Claudio Cordova –
Per Lillo Foti tornano i tempi bui. Da anni, a memoria dal 2001, la curva degli ultrà della Reggina non contestava così duramente il massimo dirigente amaranto. Reggina-Milan del 24 settembre 2008 è,

da questo punto di vista, un match storico: si va dai ritornelli che diversi anni fa andavano tanto di moda, ma si arriva anche agli insulti.

Deprecabili, questi ultimi, più che giustificata, purtuttavia, l’aspra contestazione di gran parte della curva sud nei confronti di un presidente accentratore, che ha fatto intorno a sé terra bruciata, riducendo all’osso le strutture societarie. Alcuni dei capi della tifoseria hanno addirittura disertato la gara, entrando all’interno dello stadio solo dopo le 22.

Cosa accade allora?

Che qualcosa, all’interno della Reggina, unica realtà sportiva della città a sopravvivere alle avversità, si sia rotto?

Foti è certamente il prototipo del “presidente operaio” di berlusconiana memoria: fa il presidente, fa il direttore sportivo, di recente si è messo anche a fare l’addetto stampa, mentre, da tempo, apre e chiude le porte di collegamento dello stadio “Oreste Granillo”.

In più, come se non bastasse, l’ennesima deludente campagna acquisti/cessioni ha contribuito a esasperare gli animi dei tifosi più fedeli.

Questo tra i motivi che hanno incrinato, a distanza di anni, il rapporto tra il massimo dirigente amaranto e lo zoccolo duro della tifoseria?

Dubbi, tanti dubbi.

Quel che è certo è che la sconfitta interna contro il Milan fa male alla Reggina, fa male ai tifosi, fa male anche al presidente Foti che però non brilla di certo per autocritica e si appella agli episodi arbitrali. Dovrebbe, con un po’ di onestà intellettuale, ammettere i propri errori di gestione societaria, nonché i soliti disastri in fase di calciomercato.

La curva contesta, insulta, e le urla di rabbia e di esasperazione riecheggiano nella notte allo stadio “Granillo”. Per Foti è un tuffo nel passato, un brusco ritorno alla realtà, una diretta conseguenza del proprio operato: ognuno è fabbro del proprio destino, si diceva una volta.

Amaro in bocca per il presidente Foti: ha allestito un gran bel giocattolo che adesso, però, rischia di rompersi.

Toccherà a lui, unica espressione di una società fantasma, mettere ordine, dentro sé stesso prima di tutto, e poi al resto.

Il campionato è solo alla quarta giornata: Foti può porre ancora rimedio ai propri errori, ma dovrà fare un lungo bagno di umiltà.

Ma Foti non è questo tipo di persona per cui i dubbi sono più che legittimi.