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Roma-Reggina, resta in carcere l’aggressore del tifoso reggino

Secondo il giudice, che ha convalidato nel corso della direttissima, in relazione al reato di lesioni aggravate, l’arresto “eseguito legittimamente in ipotesi di quasi flagranza”, sussistono “gravi indizi di colpevolezza”.

L’identificazione dell’indagato e’ avvenuta sulla base delle dichiarazioni dell’amico della vittima che ha fornito una precisa descrizione (per esempio ha detto che indossava guanti di colore rosso) e ha riconosciuto Testadiferro dalle immagini delle telecamere a circuito chiuso mostrategli mentre la partita era ancora in corso. Nel bauletto del motorino dell’ultra’, parcheggiato nelle immediate vicinanze del luogo dell’aggressione, sono stati trovati, inoltre, dei coltelli.

Per il tribunale c’e’ il “concreto pericolo di reiterazione di delitti” da parte dell’indagato, ritenuto socialmente pericoloso per il porto di coltello, la presenza nella sua abitazione di altri coltelli e di un pugnale e per il suo stato di alcolista, da lui stesso dichiarato. Da non sottovalutare i precedenti, anche recenti, dell’ultra’ romanista.

Quanto alle modalita’ del fatto, per il giudice sono di “particolare gravita’” e “allarme sociale”; Testadiferro ha aggredito un “tifoso inerme” e “senza alcuna motivazione”. Da qui, l’applicazione della misura del carcere e la valutazione che l’indagato non debba beneficiare della sospensione condizionale della pena.

Il processo e’ stato aggiornato al primo ottobre con la convocazione del tifoso calabrese e dell’amico. Oggi Testadiferro ha inizialmente negato l’addebito per poi avvalersi della facolta’ di non rispondere. (AGI)