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Reggina-Torino: storie di ex

Si alza il sipario del Granillo e domenica la Reggina farà il suo esordio casalingo contro un Torino reduce da un sonoro 3-0 inflitto al malcapitato Lecce.  

E’ innegabile che l’argomento destinato a tenere banco da qui a domenica, più che l’inaugurazione della nuova tribuna, sarà il ritorno in riva allo Stretto dei tanti ex  che torneranno in riva allo Stretto con una maglia diversa da quella amaranto.

Nell’organico dei granata figurano ben cinque ex amaranto: Franceschini, Diana, Stellone, ma soprattutto Bianchi ed Amoruso.

Il primo dopo centocinquantacinque presenze in amaranto si è trasferito alla corte di Cairo, dove, prima stagione a parte, non ha mai trovato fortuna soprattutto sotto il profilo degli acciacchi, tanto da essere ormai ai margini della rosa ed è praticamente certa la sua assenza contro la Reggina.

Diana, a Reggio nell’anno di De Canio, e Stellone, che non partirà titolare, rappresentano probabilmente il corollario a quelli che saranno i due ex più attesi, sia per motivi romantici che anche per essere gli uomini più temibili sottoporta tra gli avversari.

Le loro storie sono diverse ed è anche accaduto che si siano intrecciate al punto che la sfortuna dell’uno abbia fatto la fortuna dell’altro.  L’infortunio del più giovane attaccante, nel 2005, spalancò le porte della Reggina allo svincolato Amoruso, in procinto di accasarsi al Braga.   Fu una stagione più che buona per il bomber di Cerignola che mise insieme undici reti.  La parabola dei due iniziò la più rapida ascesa possibile il 30 Aprile del 2006, quando nel derby col Messina misero il loro zampino nel 3-0 finale con una marcatura ciascuno.

La stagione successiva la cessione di Amoruso al Rimini era cosa fatta, ma, quasi come se lo sentisse dentro di sé,  Nick Dinamite declinò la proposta dei romagnoli perché c’era un appuntamento con la storia da onorare.   L’ex juventino e Bianchi furono gli alfieri di una squadra straordinaria che portò a termine la più grande impresa che il calcio della storia recente ricordi, andando a segno ben trentacinque volte, fondando in coppia una cooperativa del gol che in quella stagioni non ebbe eguali.

I diciotto centri del più giovane dei due, convinsero il patron tailandese del Man City Thaksin Shinawatra investire quindici milioni di euro sul giocatore, il quale  capì le esigenze della società che non poteva fare a meno di garantirsi quella cospicua entrata e a  malincuore fece le valigie per trasferirsi oltre Manica.

La scorsa, invece, fu l’ultima stagione in amaranto per Amoruso che, orfano del buon Rolando, tra un mugugno e l’altro relativo al suo utilizzo in una posizione che non sentiva sua (il centravanti) trovò il modo di essere decisivo quando occorreva esserlo.  Basterebbe citare la freddezza del rigore calciato nel recupero contro la Juventus e la doppietta di Catania nell’economia di una stagione tutto sommato non esaltante rispetto agli standard dell’attaccante, sebbene i numeri regalino alla storia un’altra annata condita da ben dodici reti.

La rete numero quaranta con la Reggina, segnata nella platonica trasferta di Cagliari, fu il il messaggio con il quale Amoruso si congedò dalla squadra dello Stretto,  divenendo il giocatore più prolifico in massima serie dell’ormai decennale storia degli amaranto nella massima serie.

Resta Bianchi il giocatore ad aver realizzato il maggior numero di gol in un singolo campionato (diciotto), che però ha già affrontato la Reggina segnandole con la maglia della Lazio.

Per gli almanacchi sono gli uomini dai grandi numeri,  domenica saranno solo avversari ed è lecito sperare che per una volta smarriscano la via della rete.

Pasquale De Marte