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Carlo Recalcati, quando la nostalgia fa male

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                                                 di Sergio Conti 

Il tempo. «Peccato che il tempo sia sempre troppo poco». Esordisce così Carlo Recalcati, coach degli azzurri del basket, a Reggio Calabria in qualità di supervisore tecnico per il raduno dell’Under 22 della Lega Nazionale Pallacanestro. Sorriso appena accennato, di quelli che ti mettono a tuo agio in un amen. Un cruccio non poter rimanere più a lungo in riva allo stretto. Sempre di corsa. D’altronde Recalcati, per gli amici Charlie, è a casa.


La sua seconda casa. Nel salotto dove ha accolto e rimandato a mani vuote team blasonati ai tempi della Viola di inizio anni 90. Il tempo sembra essersi fermato. Il Palapentimele ospita l’allenamento mattutino degli azzurrini guidati da Walter De Raffaele. Si guardano intorno e sbirciano con un occhio gli sguardi di Recalcati. Ci tengono a far bella figura. Ricorda il Palapentimele?«Lo ricordo pieno»Non le manca nemmeno un po’?«Le grandi piazze che scompaiono mancano a tutto il movimento».A volte ritornano però.«Come nel film. Caserta è tornata in serie A, Venezia e Brindisi in Legadue. Ma sono successi costati anni di sacrifici, di attesa. Chi vuole risalire la china non deve avere fretta». Poi ti compri un titolo…«Sbagliatissimo».Dice?«Prima bisogna costruire l’impalcatura e poi tiri su la casa. Serve innanzitutto mettere insieme una struttura societaria, consolidarla, ricreare il giusto entusiasmo e poi si può pensare al resto. In due parole: serve programmazione e pazienza».A proposito, che programmi ha per questa nazionale Under 22 LNP?«Intanto vanno in America per questa tournee con i college statunitensi».Vanno. Lei non ci va?«Abbiamo creato uno staff sul modello della nazionale maggiore. Il coach è Walter De Raffaele. Io do solo qualche occhiata e spero di poter attingere da questa formazione per comporre l’Italia del futuro».Non mi dica che anche lei ha problemi di organico?«Andando avanti così ci ritroveremo presto senza nazionale».Così come?«Le do un dato, certificato mille per mille: se non vi fosse questa massiccia invasione di stranieri nella massima serie del campionato italiano, oggi otto elementi di questa under 22 LNP giocherebbero in serie A. Giocherebbero 15-20 minuti, ma giocherebbero».Niente male come minutaggio. Permette un appunto?«Faccia pure».Con Siena avevate avviato un progetto di inserimento graduale di giovani promesse in prima squadra. Paradossale che adesso sia così infarcita di comunitari ed extracomunitari e suoi migliori prodotti siano costretti a emigrare verso altre piazze. Non trova?«Siena ha un settore giovanile tra i più fiorenti. Siena investe sul settore giovanile».Ma…«Ma è stata costretta a misurarsi con l’Europa e con la necessità di fare risultato subito. Perché Siena deve rappresentare l’Italia nella competizione continentale e deve farlo nel migliore dei modi. È una necessità».Al diavolo i progetti e la pazienza.«Sempre all’interno di alcune regole, però. Se la Federazione facesse pressione sulle Lega e quindi sulle società si potrebbe trovare un compromesso. Che non renda impossibile la vita del commissario tecnico, al momento costretto a cercare atleti col lanternino nelle serie inferiori».Un lavoraccio.«Non era mai capitato. Quest’anno al raduno, sei giocatori dalla serie B d’eccellenza. Mai successo prima».Che significa?«Vuol dire che sono ottimi giocatori, però difettano in esperienza internazionale. E questo è un limite per la nazionale. Io vorrei poter scegliere i 12 migliori atleti del nostro massimo campionato, i più esperti, che giocano in compagini navigate che disputano i tornei continentali. Pensi che siamo stati noi della nazionale a portare alla ribalta gente come Soragna, Lamma: parcheggiati in Legadue e B d’eccellenza. Si sono invertite le parti».C’era una volta la nazionale che radunava i migliori talenti scoperti dalle squadre di club.«Adesso noi scopriamo i talenti e le squadre, solo a quel punto, si accorgono della loro esistenza».Incredibile.«Davvero».Nessuna bacchetta magica?«In Ucraina, Sasha Volkov neo-eletto presidente federale, ha imposto la presenza di almeno un cestista ucraino in campo per ogni squadra».In campo.«Se lo sostituisci, ne deve entrare un altro ucraino sul parquet. Questo costringe le società a tesserarne almeno quattro, considerati infortuni possibili e tournover di sorta. E portarne in partita almeno due».Gli ucraini fan così. Gli altri?«In Russia addirittura tre in campo, in Turchia ed Israele due. In campo internazionale possono fare “squadroni” zeppi di extracomunitari e comunitari, ma in casa propria si devono attenere alle regole delle proprie federazioni».La Russia guarda caso ha vinto gli Europei.«Forse è solo un caso. Anche noi, con i nostri problemi, vincemmo la medaglia d’argento».All’indomani lei tuonò che la situazione era critica.«E mi diedero del pessimista. Ma chi capisce di basket o di sport in generale sa bene che certi successi sono anche frutto di una serie di situazioni favorevoli. Così come certi insuccessi sono causati da circostanze sfortunate. Bisogna essere lucidi nelle analisi. E dire pane al pane e vino al vino».Dica tutta la verità.«La verità? Bisogna dare spazio a questi ragazzi e continuare a lavorare per dare continuità al movimento: ci sono prospetti interessantissimi in questa nazionale Under 22 LNP. I percorsi di crescita vanno seguiti con attenzione e nel corso del tempo. Da questo gruppo possono venir fuori altri Vitali, Belinelli, Datome, Lechthaler. L’età è quella. Classe ‘86/’87».Classe di ferro.«Magari d’oro… chissà».