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Nevio e le storie tese

neviorlandi

                   di Paolo Ficara 

Se nell’intervallo di Livorno-Reggina avessero avuto luogo le votazioni per le elezioni politiche, con Nevio Orlandi candidato, il tecnico nativo di Cremona avrebbe stravinto. Sarebbe stato nominato ministro per acclamazione. Gli avremmo chiesto di sistemare la A3 Salerno-Reggio Calabria, di risolvere il problema del precariato e di portare la Gioconda di Leonardo al Museo della Magna Grecia.

Sembrava avesse la bacchetta magica. Dal suo avvento in panchina, di colpo la Reggina aveva cominciato a giocare. Badate bene: cominciato, non


ricominciato. Perché quest’anno, di prestazioni all’altezza della categoria, e tutto sommato, del nostro passato, non se n’erano viste. Poco sarebbe importato, se la reggina avesse vinto a Livorno senza meritare. Oggi la nostra classifica sarebbe diversa, perché diverso sarebbe stato lo spirito col quale sono stati affrontati i due impegni successivi. La tensione si tagliava col coltello.  

Di tensione se n’è avvertita anche quella sera, in terra toscana, ma almeno per tre quarti di gara è stata latente. L’allenatore della Reggina, chiunque esso sia, è sempre sottoposto a tante pressioni, a volte impercettibili. Poi esistono dei casi, come quello del Mazzarri versione 2006-07, in cui quasi quasi è l’allenatore a mettere sotto pressione tutti gli altri. Normalmente, non importa nemmeno se si stanno ottenendo risultati. L’importanza del palcoscenico impone ai protagonisti di dire la propria, con buona pace dei figuranti. Difficile distinguere tra improvvisazione e copione.

 

Così Orlandi si ritrova l’attaccante che non gradisce il ruolo di prima punta; l’idolo della piazza da far giocare due partite sì, due no, le prossime due forse; l’infortunato che, giustamente, vuole recuperare senza correre rischi; i giovani da valorizzare; infine, soprattutto, quell’aria che ha invaso l’ambiente dopo il roboante 4-0 al Siena. La Reggina aveva appena scollinato, ma già si sentiva odore di serie A. Peccato che la strada fosse rimasta in salita.

 

Il protagonista principale, con i suoi pregi e difetti, è lo stesso da 22 anni. Può darsi che, agli errori già commessi in questa stagione fino all’esonero di Ulivieri, se ne sia aggiunto un altro, di presunzione, dopo Reggina-Siena. D’altronde il presidente è il primo tifoso, capita che si entusiasmi anche lui di fronte a certe prestazioni. Non ce la fa a stare lontano da allenatore e prima squadra. Vuoi vedere che stavolta ha messo pressione alla componente sbagliata?

 

Considerato che i cambi di allenatore, almeno inizialmente, hanno giovato, potremmo fare così: ricominciamo da capo, oggi. Facciamo finta che ci sia stato un nuovo scossone, e adesso bisogna reagire dandosi una mano l’uno con l’altro. Con tanto di carica alla squadra da parte del presidente. Intanto, a partire da Firenze, qualcuno dei protagonisti si porterà la radiolina, sperando pure nelle disgrazie altrui.