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sulla “rinascita” della Reggina

Sulla "rinascita" della Reggina riceviamo e pubblichiamo

Come è normale che sia il calcio è un gioco semplice. Coloro che cercano di farlo diventare un’alchima tecnico-tattica, lo fanno esclusivamente per rendere il proprio lavoro indispensabile ed importante. E’ vero che in campo ci vanno i giocatori ma è pur vero che qualcuno, la squadra la deve pur fare. Da più parti, in questa annata che speriamo alla fine sia benevola, ciò che veniva chiesto ai vari allenatori che si sono succeduti sulla panchina della Reggina, era di far giocare coloro che in serie A avevano dato la certezza di poter giocare. E’ quindi più che giusto dire che il buon Nevio Orlandi abbia scoperto l’acqua calda. La sensazione che si è avuta vedendo le due ultime partite degli amaranto è che ci sia stato come choc da trauma. Si è passati, infatti, da un gioco stantio, sparagnino , brutto e antiestetico, a un gioco frizzante  e finalmente, gli spettatori  non hanno trascorso gran parte del pomeriggio con la testa all’insù a vedere quei maledetti palloni rilanciati in aria alla ricerca di un’anima pia che li trasformasse in azioni da rete. Per farla breve, si è vista una squadra finalmente corta , briosa e cattiva, in senso sportivo.Quando sento dire che è brutto vedere gli spalti degli stadi vuoti  mi sembra strano che nessuno metta in evidenza la vera causa che non è quella delle dirette Tv o della indigestione da calcio  o nel caso di Reggio Calabria dell’assuefazione alla serie A, bensì ,che ciò che negli ultimi anni abbiamo visto è stato un deterioramento dello spettacolo offerto sia dal punto di vista della qualità ma soprattutto dal punto di vista della  bellezza dello sport che non da mai per scontato colui che vince. Perché uno sportivo dovrebbe sottoscrivere un abbonamento o fare un biglietto  quando si sapeva che , le prime partite la squadra era incompleta, le partite con le “grandi” in un modo o nell’altro sarebbero state sconfitte, le ultime 6 partite di campionato erano, diciamo così “gestite”, alla fine dei conti le partite vere restavano  molto meno della metà, insomma la pazienza ha pur sempre un limite!l tifoso non pretende la luna ma auspica di vedere qualcosa che si avvicini ad uno spettacolo decoroso e quindi in questo senso ci si deve sempre e comunque muovere. Nessuno sa come questo campionato andrà a finire ma,  con le premesse delle ultime partite, almeno si ha la certezza che le tre componenti che fanno di un gruppo una squadra sono tutte protese al raggiungimento della salvezza che alla fine è sempre un traguardo prestigioso.Maurizio Maisano