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Un esonero fuori tempo massimo; chi è causa del suo mal…

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                           di Paolo Ficara 

Si è sempre parlato, nel bene o nel male, del famoso fattore C di Lillo Foti. Bisogna però discernere l’aspetto meramente attribuibile alla Dea Bendata (vedi il paratone di Agliardi su Amoruso, che forse decide il destino di Ulivieri) da quello cognitivo, razionale, relativo ad ogni singola scelta che il presidente deve prendere di volta in volta per la crescita, o il mantenimento, della propria azienda.

 

 

Lo 0-0 maturato con il Palermo non è la causa scatenante dell’esonero del tecnico di San Miniato. La convinzione che, con Ulivieri, la Reggina sarebbe finita in serie B, era già maturata da almeno due settimane. Resta da stabilire se in questo caso si tratta di fortuna, perché l’ennesimo risultato negativo ha giustificato l’esonero, o di sfortuna, perché se avessimo perso con la Juventus il provvedimento sarebbe arrivato prima.

 

Con la competenza che si ritrova, Foti non avrebbe dovuto aspettare né catastrofi sotto l’aspetto sportivo, né ipotetici segnali ultraterreni come il terremoto di ieri notte, né tanto meno avrebbe dovuto tirare la monetina o sfogliare la margherita. L’allontanamento di Renzo Ulivieri doveva essere firmato nello stesso momento in cui era stato deciso, cioè al termine di Reggina-Udinese, dopo averlo ponderato per una settimana, cioè quella successiva alle critiche, mosse dallo stesso presidente, dopo Roma-Reggina.

 

Tenergli appesa la spada di Damocle sulla testa ha prodotto una vittoria con la Juve, subito annullata dalla pessima prestazione, con tanto di sconfitta, a Roma con la Lazio. Ma non solo. C’è stato modo di far perdere stimoli alla squadra, che ieri ha mostrato segni di depressione, e di far incattivire la piazza verso l’allenatore, ipercriticato ad ogni mezzo errore. Non che lui abbia fatto molto per pararsi il colpo…

 

In questo frangente la Reggina, anzi no, scusate, il presidente Foti (perché la decisione è soprattutto sua, in società c’era chi spingeva per il ritorno di Ficcadenti) opta per la soluzione interna dopo il benservito al tecnico samminiatese; ha la fortuna di trovare, all’interno del proprio staff, un allenatore provvisto di patentino di 1^ categoria oltre che persona molto competente, affidabile e genuina. Si tratta di Nevio Orlandi, negli ultimi mesi in giro per il mondo a caccia di talenti in erba, sempre per conto della Reggina.

 

Abbiamo parlato di fortuna, perché di alternative interne praticamente non ce n’erano. L’allenatore della Primavera, Roberto Breda, ha solo 38 anni, promuoverlo sarebbe stato un po’ come staccare la spina ed autorizzare la donazione degli organi. Non troviamo invece aggettivi adatti per descrivere ciò che avrebbe rappresentato un ritorno in panchina di Aldo Cerantola, che da anni ha smesso di allenare e che non vuol sentirne parlare.

 

Se veramente di fortuna si sarà trattato lo scopriremo a Cagliari il 18 maggio, quando il campo dirà se Orlandi è riuscito o meno a compiere l’impresa di far restare in A la Reggina. Quel giorno potremmo anche capire se Ulivieri andava esonerato prima, mentre non sapremo mai se bisognava dare ascolto a chi chiedeva il ritorno di Ficcadenti. Non c’è bisogno di attendere quella data per affermare che, in ogni caso, tante decisioni non attribuibili alla Dea Bendata, alla Fata Morgana o all’Orsa Maggiore, sono state toppate da Foti. Che mai come quest’anno, rischia di essere causa del proprio male.