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Tra Renzo e la Reggina….storia di un matrimonio che non s’aveva da fare…

ulivieri01mdi Pasquale De Marte 

E’ il giorno di Ognissanti, la Reggina comunica di aver ingaggiato  Renzo Ulivieri  al posto dell’esonerato Ficcadenti

“Bisognava dare una sterzata a questa squadra. Il nuovo mister darà un contributo di carisma e personalità ad un gruppo di giovani”.

 

Queste sono le parole con cui Foti ha commentato la scelta di sollevare dalla guida tecnica il primo allenatore a favore del tecnico di San Miniato, non potendo sapere che da lì a cinque mesi il rapporto tra la società e il secondo trainer si sarebbe bruscamente interrotto.

Dichiarazioni forse un pò troppo avventate alla luce delle ultime esperienze di Ulivieri, un pò come la scelta fatta.

La realtà, alla lunga, si è rivelata molto diversa da come se l’era prospettata il presidente. Carisma e personalità sono state le componenti che sono mancate più di tutte le altre alla Reggina, dopo che le carenze tecniche erano state in gran parte, ma non nella loro totalità, colmate dal pesante irrobustimento di Gennaio.

La squadra, sotto la guida di Ulivieri, si è sempre espressa col freno a mano tirato e con eccessivi timori reverenziali nei confronti di qualunque avversario, pur avendo la possibilità di giocarsela con tutti. L’iniziale filotto di risultati positivi è per lo più stata frutto di situazioni episodiche e di un’impennata d’orgoglio da parte dei calciatori, basti ricordare il rigore parato da Campagnolo a Calaiò a Napoli, la traversa di Di Vaio sull’1-0 contro il Genoa, il 3-1 al Catania con tre tiri in porta e una tripletta di Vigiani, non certo un goleador abituale.  

Sotto l’aspetto puramente tecnico una delle maggiori colpe che venivano attribuite a Ficcadenti era quella di ostinarsi a schierare una difesa a quattro senza avere gli uomini per approntare uno schieramento difensivo di tal genere.  Il suo successore dopo una fase iniziale in cui ha preferito schierare la retroguardia a tre come si credeva fosse nelle corde della Reggina, ha ben presto optato per il ritorno allo schieramento di inizio stagione con un Lanzaro sacrificato in posizione di terzino e un Modesto costretto a rimanere basso, andando contro la sua natura di fluidificante.  

L’iniziale gioco rinunciatario con il quale è stata inaugurata la gestione di Ulivieri si credeva derivasse dalla pochezza dell’organico a sua disposizione, ma il perdurare di tale impotenza a costruire azioni dopo l’innesto di giocatori di qualità come Brienza e di attaccanti di un certo spessore come Makinwa ha iniziato a far storcere il naso ad un po’ tutto l’ambiente.

Giocatori proprio come i due acquisti principali della sessione invernale di calciomercato,  Amoruso e Vigiani rappresentano uomini che quasi nessuna compagine che lotta per non retrocedere può permettersi e la dose viene ancor di più rincarata nel momento in cui si arriva a citare Francesco Cozza, che non sarà quello di qualche anno fa, ma considerarlo al livello degli ultimi arrivati sarebbe un sacrilegio.

“Renzaccio” ha sempre dichiarato di essere spasmodicamente alla ricerca dell’equlibrio, ma senza rischiare nulla  è difficile riuscire a portare a casa vittorie importanti. Non a caso si è dovuto aspettare più di un mese per arrivare a vedere in campo il tanto decantato tridente di cui Foti ha potuto farsi vanto dopo il suo operato a Gennaio.

La discutibile rotazione dei giocatori, la scelta di giocare  solo un tempo a partita per una presunta inadeguatezza tecnica  o di non giocarsela  proprio (si veda Reggina – Milan) e la capacità di far diventare quello che Foti ritiene l’investimento tecnico più importante  (Stuani) una sorta di  oggetto misterioso ha convinto i vertici societari a far si che le strade della società amaranto e del tecnico si siano divise prima della conclusione della stagione a suggello di un idillio forse mai nato, e che trova le radici delle proprie ruggini in poco felici dichiarazioni di Ulivieri nei confronti della Reggina ai tempi di Bologna e della querelle tra il presidente amaranto e Gazzoni.

Il penultimo posto, sia chiaro, non è solo demerito del tecnico ma i giocatori ci hanno messo del loro soprattutto in gare in cui non hanno utilizzato i mezzi che si richiedono a una piccola per conquistare grandi risultati: la determinazione e la voglia di arrivare sempre prima dell’avversario sulla palla.

Adesso la patata bollente, passa ad Orlandi.  Tra Renzo e la Reggina non c’è mai stato amore, il rimpianto di Foti è di non aver trovato il Don Abbondio della situazione che con un perentorio: “Questo matrimonio non s’ha da fare” potesse dissuadaderlo dal compiere quello che si è poi rivelato un grave errore ingaggiando un tecnico forse troppo stagionato.

 Non è un romanzo di Manzoni, invece il fatto che dopo tanti colpi andati a bersaglio con il cambio del tecnico  che sono stati sinonimo di “obiettivi centrati”(da Gagliardi a Camolese, passando per Guerini, Bolchi e De Canio)lo stesso Foti questa volta abbia toppato nella scelta del secondo allenatore.

E purtroppo per la Reggina il presidente in genere infallibile qualche errore di troppo lo ha commesso, anche se ora per rimediare sta dimostrando di non voler guardare in faccia nessuno solo ed esclusivamente nell'interesse della squadra di cui lui è il primo tifoso.