Home / Sport Strillit / PIANETA AMARANTO / Reggina, manca la chiarezza. E intanto il tempo se ne va…

Reggina, manca la chiarezza. E intanto il tempo se ne va…

 ulivieri01m

                                       di Paolo Ficara

La mancanza di chiarezza ha fin qui caratterizzato la stagione 07/08 della Reggina. Una stagione che rischia di trasformarsi sempre più in annus horribilis, dopo la salvezza-miracolo di 9 mesi fa. Proprio da quel risultato voleva ripartire Lillo Foti, convinto di riuscire a trattenere Walter Mazzarri, principale artefice di vari record fatti segnare dagli amaranto in massima serie. I primi abbozzi di campagna acquisti, come la trattativa poi conclusa per l’uruguagio Pablo Alvarez, esterno ‘alla Mesto’, sono stati gettati pensando al suo 3-4-2-1.

 


 

Nel momento in cui il mago Walter ha manifestato l’irrevocabile volontà di cambiare aria dopo tre anni di successi, si è tentato di rivolgersi ad un allenatore che lo ricordasse il più possibile, almeno negli schemi. Pensiero principale è diventato Pasquale Marino, per il quale l’Udinese si è evidentemente mossa in anticipo. Il presidente ha così vagliato il giovane Ficcadenti, di cui conosceva soltanto il modulo preferito: il 4-3-3. Stesso credo tattico di Campilongo e Remondina, altri papabili (ed altrettanto sconosciuti), ma qualche referenza in più. Signor Ficcadenti, lei è assunto.

 

Al di là della paradossale diatriba contrattuale col Verona, che ha impedito a Ficcadenti di liberarsi dalla società scaligera fino al termine di giugno 2007, il rapporto con l’allenatore marchigiano è da subito iniziato all’insegna delle contraddizioni. A tutti i livelli. Dopo diverse trattative, ed altrettante porte chiuse, Foti ha tralasciato il suolo italiano per continuare a concludere affari all’estero, dopo essersi già accaparrato Garcia ed Alvarez. Non giocatori qualunque, ma titolari del settore nevralgico, come Barreto e Hallfredsson. Facendo passare erroneamente uno dei pochi acquisti italiani, cioè Cascione, come un espresso desiderio dell’allenatore.

 

Ficcadenti ha iniziato a mugugnare non poco: Cascione lo aveva avuto a Pistoia, ma spesso lo lasciava in panchina in C-1. Gli stranieri non erano di suo gradimento, non li vedeva bene né dal punto di vista tecnico, né per l’amalgama di squadra. Il rapporto tra presidente ed allenatore si è incrinato quando il primo, alla vigilia della tournee americana, ha tentato di interferire nelle scelte tecniche, chiedendo l’esclusione dell’appena ripreso Cozza dalla formazione titolare: per lui c’era un’offerta del Panathinaikos, era già diventato una merce. Ficcadenti, che molto vagamente ricorda Clarke Gable, quantomeno nella capigliatura, se ne infischiò.

 

All’inizio di agosto, la squadra era in attesa di rinforzi di categoria. Nulla di tutto questo, anzi. In un  clima di insoddisfazione per la campagna acquisti, ha trovato ampio spazio la diatriba Amoruso. Non essendo riuscito a disfarsi di Cozza, che di lì a poco sarebbe diventato di troppo per lo scacchiere tattico, né di Vigiani, che invece si è preso il posto per non lasciarlo più dopo essere stato messo sul mercato, Foti ha tentato di monetizzare dalla cessione di un altro over 30.

 

Il tira e molla col Parma per la cessione di Amoruso ha tenuto banco per circa tre settimane, con tanto di subbuglio della piazza che temeva di perdere anche il giocatore più forte. Forse proprio le pressioni esterne, oltre al mancato raggiungimento di altri obiettivi in attacco, hanno portato al prolungamento del matrimonio con l’attaccante di Cerignola, giusto un attimo dopo il raggiungimento dell’accordo per la sua cessione in Emilia. Nel giro di qualche mese, la quiete raggiunta dopo la tempesta vedrà nuove nubi e nuove contraddizioni.

 

Le difficoltà nei rapporti umani dell’ex tecnico del Verona, forse anche lui colpito da sindrome di ‘deus ex machina’, hanno portato dei contrasti tra lo stesso e le figure intermedie tra lui ed il vertice societario. A pochi giorni dalla conclusione del mercato estivo, Ficcadenti aveva già perso la fiducia dell’ambiente, l’accusa principale era riferita alla testardaggine nel proporre un solo modulo, il 4-3-3. Ma la società doveva conoscere i suoi dogmi prima di ingaggiarlo.

 

La ‘cura Ulivieri’, almeno nelle prime settimane di novembre 2007, ha funzionato. Il tecnico toscano ha avuto l’arduo compito di risollevare un ambiente in ebollizione. La squadra era ultima in classifica dopo due mesi di campionato, la vecchia guardia (ma il discorso si può restringere ad Amoruso e Aronica) era accusata poco velatamente di scarso impegno da parte di Foti. Gli attriti tra il presidente ed i giocatori più rappresentativi (e più forti) non sono stati di poco conto, e sono sfociati nella mancata convocazione di Amoruso per la trasferta di Empoli, prima gara del 2008.

 

C’era ancora il Parma di mezzo, stavolta il giocatore, deluso dal comportamento del massimo dirigente, si è lasciato tentare e non poco. L’assoluta necessità di trattenerlo da parte della Reggina ha portato all’ennesimo chiarimento. Bisogna quindi dare atto ad Ulivieri di essere capitato in mezzo ad un vortice, con tanto di squadra povera di qualità e valide alternative dalla trequarti in su. Fino a gennaio.

 

Come il mercato di riparazione abbia potuto mandare in confusione l’allenatore, è tutt’ora materia di studio. Che Ulivieri abbia più volte ripetuto che eventuali nuovi calciatori avrebbero dovuto mettersi dietro i già esistenti titolari è fuor di dubbio, ma è pur vero che esistono, nel gioco del calcio, dei valori assoluti. Brienza e Makinwa sono stati ingaggiati come punti fermi di una formazione, che tra l’altro non ha fatto molta fatica ad accoglierli, se si pensa ai loro esordi rispettivamente contro Cagliari e Roma.

 

Arrivati a questo punto, la situazione è completamente sfuggita di mano al navigato allenatore, che di colpo ha messo in mostra tutti i limiti che ne hanno condizionato la carriera. Eccessivo timore degli avversari, avversione verso i calciatori di fantasia, poco propensi a svolgere la fase difensiva, nonché i continui rivoluzionamenti dell’assetto tattico. La Reggina ha perso la bussola, arrivano quattro sconfitte consecutive sulla rotta per la salvezza.

 

Al momento della debacle interna con l’Udinese, potrebbe essere stato commesso l’ennesimo errore della stagione da parte di Foti. Forse stavolta quello più importante. L’idea di sollevare dall’incarico il tecnico è balenata, ma non ha avuto nell’immediato la possibilità di materializzarsi. O la voglia. O la convinzione. Fatto sta che questi atteggiamenti da signor Tentenna non avevano quasi mai caratterizzato le mosse del vertice societario.

 

Intravedere una svolta adesso, dopo che nemmeno la vittoria con la Juve è bastata per acquisire la necessaria convinzione, è arduo. Specie alla luce di quanto già successo in questi mesi. La nuova sconfitta con la Lazio ha fatto scattare l’allarme rosso, qualche provvedimento che non è arrivato 10 giorni fa, potrebbe scattare domenica. Solo che intanto il tempo scorre inesorabile, e quello rimasto per incidere sulla grinta di questa Reggina, e di conseguenza sulla classifica deficitaria, è molto ridotto.