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Nakamura, in Italia c’è razzismo

''E' molto difficile per un giocatore giapponese andare a giocare in Europa. Ci sono fattori che variano da paese a paese, dal modo di giocare alle ovvie differenze culturali. A volte capitano anche spiacevoli episodi di razzismo, non in Scozia, ma in Italia, il che probabilmente spiega come mai così pochi giocatori nipponici si siano imposti la'''. Ha lasciato il Bel Paese da un po', ma il ricordo del campionato italiano per Shunsuke Nakamura non deve essere troppo piacevole: il giocatore giapponese, un passato con la maglia della Reggina, oggi in campo con il Celtic di Glasgow, lancia cosi' accuse di razzismo all'Italia, nell'intervista di copertina al sito dell'Uefa. In Scozia dice invece di stare bene, anche se non nasconde che gli sarebbe piaciuta un'esperienza in Brasile o Spagna: ''E' vero, mi piacerebbe giocare in quei campionati, ma non ho piu' 20-25 anni. A 29 anni potrebbe essere difficile avere un trasferimento da quelle parti. Comunque non smanio dalla voglia di lasciare la Scozia''. Anche perche' la moglie e il figlio si sono trasferiti a Glasgow. ''Mio figlio ha oggi due anni e mezzo e frequenta la scuola materna a Glasgow. Il suo inglese e' migliore del mio!''. La barriera linguistica non e' mai stato un problema, visto che il giocatore si avvale sempre di una guida: ''Non e' il massimo per comunicare con i colleghi e per fare amicizie, ma non e' neanche un problema cosi' grave. In Italia era la stessa cosa, ma almeno a Glasgow, a differenza di Reggio, ci sono ottimi ristoranti giapponesi. In Italia avevo un insegnante che mi aiutava con l'italiano, mentre con l'inglese faccio tutto da me. In ogni caso, la cosa pi— importante è comunicare sul campo, e il calcio ha un linguaggio tutto suo''. (ANSA).