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Santoro: “Non solo Enti, però qualcuno ha la coscienza sporca…”

sandrosantoroAd una settimana dalla clamorosa scomparsa della NBV, l'ex capitano ed Amministratore Unico, Sandro Santoro, rompe il silenzio con il comunicato che segue 

Ho preferito stare in silenzio per un pò, giusto per digerire il boccone più amaro della nostra storia. Avevo bisogno di silenzio perchè ho parlato tanto ed era arrivato il tempo di tacere per raccogliere i pensieri. Ma questa storia, la storia della Viola, non può esaurirsi così nel silenzio e ci


sarà occasione nei prossimi giorni per chiarire tutto quello che ancora oggi sembra non avere una spiegazione.
La Viola, purtroppo, non scompare il 26 luglio scorso ma molto tempo prima e cioè da quando Reggio non ha capito e si è lasciata sfuggire l’unico uomo che poteva dare vita ai nostri sogni e cementare le nostre realtà. Questo uomo era Santo Versace e dal giorno in cui lui ha deciso di lasciare la NBV ha cominciato ad ammalarsi per entrare in una calma apparente che stava aprendo la strada ad una grande agonia.
Tra la fine del 2000 ed il 16 luglio 2007, ripercorrendo le tappe della nostra storia, intravedo solo un sofferto sentiero di vita sportiva che non può essere liquidato in poche parole ma che deve spiegare cosa sia successo. Una vita sportiva vissuta sopra le righe che ha determinato il risultato finale, sicuramente  ingiusto per ciò che siamo stati ma dannatamente congruo a ciò che eravamo diventati. In questi giorni ho letto ed ho riflettuto, ma dall’interno rappresenta un’altra storia perché ciò che accadde l’1 dicembre 2004 è stato il frutto di una grande passione che, alimentata da un grande uomo di sport come Peppe Scopelliti e dai sacrifici economici di Pasquale Rappoccio ed, in misura inferiore, di qualche altro socio, ha voluto aprire la strada verso il tentativo disperato di continuare ma tutti noi sapevamo che non sarebbe stato facile.
La verità è che la Viola ha dovuto combattere per la sua vita rendendosi conto che i problemi di oggi erano sempre quelli di ieri. Operazioni di sopravvivenza del passato che abbiamo cercato di sanare hanno fatto sì che la Viola non fosse appetibile a gran parte dell’imprenditoria locale e nazionale, la quale ne ha sempre diffidato. Per questo c’era bisogno di uomini appassionati della nostra storia, prima che imprenditori o uomini delle istituzioni. Si è sempre detto, io per primo, che non si può fare affidamento solo sulle istituzioni ma cosa si può pensare quando si legge sul Quotidiano del 31 luglio scorso che il Presidente della Provincia di Reggio Calabria, Avv. Giuseppe Morabito, ha concesso alla Reggina Calcio un “sostanzioso contributo economico di 300 mila euro l’anno per un triennio”, inneggiando ai “valori sociali di sviluppo e di marketing legati allo sport”, definendoli “elementi cardine del fenomeno sportivo”, ritenendo “che non si possa non dare sostegno ad una realtà locale che ha dato lustro non solo alla città di Reggio ma anche all’intera Calabria”, sottolineando che “la Reggina Calcio è una grande risorsa per tutto il territorio provinciale” ed, addirittura polemizzando sul fatto che la stessa “non abbia mai dato risalto all’Ente per partecipazione e vicinanza”. Bene, premesso che credo di potermi considerare uno fra i tifosi più accaniti della Reggina Calcio ed uno fra gli estimatori più affezionati del Presidente Lillo Foti e che, quindi, non posso che essere contento e felice per la Reggina Calcio, per ciò che rappresenta nel nostro territorio e per i suoi tifosi, vorrei, invece, sapere dall’Avv. Morabito quali siano i motivi per cui la Viola non poteva riconoscersi in quei valori, come mai questa decisione viene annunciata 15 giorni dopo la nostra scomparsa dal panorama cestistico nazionale e se, soprattutto, sia mai stato a conoscenza di cosa abbia rappresentato la Viola nei suoi 40 anni di storia.
Ma non finisce qui, perché nell’ultima seduta il Consiglio Regionale, su richiesta dell’Assessore allo Sport, On.le Nicola Adamo, ha deliberato un altro “sostanzioso” contributo alle Società sportive professionistiche partecipanti ai campionati nazionali, anche questo solo 15 giorni dopo la nostra mancata iscrizione e, senza aver mosso un dito negli ultimi anni.
Forse c’è ancora qualcuno che disconosce lo sport e il mondo che lo caratterizza, realtà molto articolata e complessa fatta di miti, storia, campioni, atleti, squadre, manager, allenatori, allenamenti, gare, federazioni, club, interessi economici, pubblicità, ideologie, atteggiamenti, credenze, competizioni, conflitti, divertimento, vincenti e perdenti. L’immagine dei perdenti, oggi, non spetta solo a noi ma, anche, ad una parte importante della classe dirigente provinciale e regionale incapace di svolgere la sua funzione politica e, soprattutto, sociale trascurando che lo sport è qualcos'altro, un obiettivo sociale, politico e culturale: un diritto di cittadinanza da realizzare, proteggere e tutelare. Ma temo che il problema sia un altro, forse qualcuno non ci voleva più ed ha preferito farci scomparire nel silenzio, ma il basket riuscirà a rialzarsi e camminare, anche se, oggi, ci siamo fermati ad un passo dal possibile e, principalmente, per paura di decidere.
Per questo mi batterò ancora, attraverso iniziative pubbliche che da qui a poco voglio realizzare, perché c’è ancora tanto da dire e, soprattutto, tanto da fare per continuare ad essere come le onde del mare che, pur infrangendosi contro gli scogli, trovano la forza di ricominciare. 
Infine mi sovviene: Eppure in un recente passato uomini politici come ad esempio l’On.le Marco Minniti, il Sen. Pietro Fuda, l’On.le Umberto Pirilli hanno dimostrato dai medesimi posti di responsabilità come fossero possibili scelte e, quindi, conseguenze differenti. Altri tempi. Altri uomini.
 
                   Sandro Santoro