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Muore la Viola, non il basket reggino

violaLa Viola non c’è più, ma – se Dio vuole- il basket reggino c’era prima della Cestistica Piero Viola, negli anni antecedenti al 1966 e ci sarà anche dopo il 2007, che sarà ricordata a lungo come l’estate della vergogna.
La storia di Reggio ci dice che il basket nella nostra città ha radici antiche, addirittura da prima della guerra con una squadra femminile, pensate un po’.
No, non morirà la pallacanestro reggina, semplicemente perché è connaturata al tessuto cittadino, come il mare o il sole.


Non morirà perché le mattonelle dello scatolone sono misteriosamente nel cuore di tutta la città, non solo di quegli 800 (a questo punto potremmo dire privilegiati) che le hanno viste, vissute.
Non morirà perché sotto la serie A, nelle categorie minori ci sono decine di personaggi che – lontani dai riflettori- hanno lavorato nei decenni per coltivare questo fiore.
Un fiore che adesso è chiamato a raccogliere l’eredità più pesante, ma che,a giudicare dalle prime reazioni, è ben lieto di farlo. Non ha nessuna voglia di gettare la spugna.
I tempi sono ristrettissimi, entro pochi giorni il Sindaco dovrà essere in grado di presentare – a nome della città- un gruppo nuovo di zecca, senza nessuno che sia stato già socio della Viola, per come recita la normativa, per chiedere un titolo sportivo dal quale ripartire.
A che tipo di categoria si possa ambire ancora è presto per dirlo, ma mai come in questo caso la domanda da porsi non è “dove”, ma “chi”.
E mai come in questo caso i cognomi non contano; tutto ciò che vale è un qualcosa di intangibile, ma che fa rima con passione, serietà, amore per il basket e per la città.
Requisiti che trovare tutti assieme non è facile.
Ma c’è chi giura che questa merce rara qualcuno la custodisca ancora da tempo.
Bene, è il momento di tirarla fuori e, come dice Pasquale Iracà, “Stop ai funerali”.
E’ già tempo di guardare avanti, di rimboccarsi le maniche e rialzarsi, contro tutto e tutti, come proprio la Viola negli anni 80 e 90 insegnò ad una città che strisciava senza un futuro