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Gebbia: “La Viola vive. Come scuola di vita”

gebbiaLa VIOLA vive, la VIOLA esiste; può scomparire la squadra, può fallire la società , ma non si possono cancellare quarant'anni di emozioni, di gioie, di dolori, di speranze, di sogni.
Non si cancella quanto è stato fatto in termini di risultati  sportivi ma soprattutto in termini di coinvolgimento sociale, entrando nel cuore e


nella mente di tanti bambini, di tanti ragazzi, di tante famiglie.
La VIOLA vive in tutti i reggini, vive in  quei calabresi che da fuori regione l'hanno seguita in tutti i palazzi dello sport d'Italia, vive nelle sciarpe dei tifosi che ne hanno fatto una ragione di vita, vive in tutti i giocatori ed allenatori che la rappresenteranno ancora oggi in ogni campionato, dall'NBA alla C2, vive nelle lacrime di chi ha pianto per una sogno svanito, nella urla di chi ha esultato per un'impresa superata.
La VIOLA è nel grido: "Noi siamo Reggio Calabria"
La VIOLA è orgoglio reggino: entusiasmo, passione e competenza per superare i propri limiti, per vincere battaglie impossibili, per  superare avversari più forti.
La VIOLA è stata esempio per il movimento sportivo, del basket e non solo; organizzazione e programmazione, ma anche coraggio ed intuito, sono stati gli ingredienti che l'hanno
condotta ai vertici della pallacanestro nazionale e competere, più di una volta, in campo internazionale.
La VIOLA è anche chi l'ha amata ed adesso non c'è più e vive in un ricordo nero arancio.
La VIOLA ha fatto diventare reggino anche chi reggino non è, la VIOLA ha rappresentato
Reggio in Europa  e nel mondo.
La VIOLA è una sfida, rappresenta la gente del sud che non cede al vittimismo, che non si rassegna alla propria condizione, che con intelligenza e lavoro persegue e raggiunge 
risultati insperati.
La VIOLA è stata trampolino di lancio per giocatori, allenatori, dirigenti, ma anche per giornalisti, telecronisti ed operatori del settore; molti forse sarebbero comunque arrivati al successo, non tutti, non quelli che sono stati
avvantaggiati dall'ambiente in cui hanno potuto operare.
La VIOLA è stata sicuramente, in alcuni momenti, anche una moda, ma è stata ed è uno stile di comportamento; qualsiasi giocatore che è arrivato a Reggio non ha avuto alcuna  difficoltà ad ambientarsi, la città lo ha accolto subito come un proprio figlio, i comportamenti non scritti sono stati subito intuiti e fatti propri.
Qualche giocatore ha semplicemente indossato la maglia della VIOLA, la maggior parte l'ha stampata sulla propria pelle e non l'ha più tolta, anche se di maglie ne ha indossate
ancora altre.
I giovani reggini che sono cresciuti nell'ambiente VIOLA sono stati educati allo stile VIOLA prima ancora di essere istruiti per diventare giocatori; i giovani venuti da fuori ricordano gli passati alla VIOLA come gli anni più belli.
La VIOLA è stata una scuola, di vita prima, di pallacanestro poi.
Molti giocatori sono stati il simbolo della VIOLA, ma la VIOLA è il simbolo di una città  intera.
Tutto questo non avrà fine, tutto questo rappresenta la premessa per guardare
avanti; quanto è stato seminato in tanti anni troverà ancora terreno fertile nella gente di Reggio, nella passione che si può affievolire ma mai cancellare, nell'amore per una squadra che scriverà altre pagine di storia sportiva.
E la VIOLA tornerà, con tanto impegno e tanta pazienza, più forte di prima.

Gaetano  Gebbia