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La Reggina e il mal di trasferta

Che l’Oreste Granillo fosse uno dei punti di forza della Reggina lo sapevamo. Tuttavia, il trend intrapreso dalla squadra di Mazzarri non può lasciare indifferenti. Escludendo l’affossante penalizzazione, i punti conquistati dalla Reggina, in questo scorcio di torneo, sono otto: un bel bottino, non c’è che dire.  Andando ad analizzare però come sono arrivati questi otto punti non possiamo fare a meno di notare che ben sette sono arrivati da partite disputate sul manto erboso del Granillo. Unica eccezione alla regola, il pareggio strappato all’Atalanta in quel di Bergamo. Proviamo a spiegare i motivi di questa tendenza. Le strade da seguire sono due: la fortuna avversa e qualche dato tecnico-tattico che spiegheremo tra qualche istante. Volendo essere fatalisti, potremmo dire che nelle tre delle quattro trasferte che non hanno portato punti nel carniere amaranto, la sfortuna ha giocato un ruolo importante. Tutti ricordiamo l’esordio a Palermo, con la rocambolesca sconfitta per 4-3. Pareri unanimi, grande Reggina, che esce dal campo immeritatamente senza punti. Anche nel derby con il Messina, gli amaranto tornano a bocca asciutta. Per carità, la prestazione di Bianchi e compagni è nettamente inferiore a quella di Palermo, ma il Messina passa per 2-0 con gli unici due tiri nello specchio della porta difesa da Pelizzoli. Ci sentiamo invece di dire che la sconfitta a Firenze sia assolutamente impossibile da recriminare. Troppo differenti i valori in campo, per poter azzardare qualcosa di diverso rispetto a ciò che si è visto in campo. Volendo invece trovare delle motivazioni tecniche, è giusto dire che più di una volta Mazzarri ha bacchettato l’atteggiamento “da trasferta” della sua squadra, non ritenendolo convincente come quello casalingo. Motivi psicologici, ma anche tecnici: al di là del giudizio che ogni tifoso si è fatto o si farà, sull’organico allestito dal presidente Foti, appare cristallino come la Reggina non sia una squadra da trasferta, da contropiede, che adesso, dagli allenatori moderni, viene chiamato “ripartenza”. E’ importante far notare come ad eccezione dei due esterni Mesto e Modesto e dell’honduregno Leon, che non sempre brilla di luce propria, non vi siano calciatori rapidissimi, capaci di bruciare i diretti avversari nell’uno contro uno in velocità. Un problema che la compagine amaranto si porta dietro già da qualche stagione. L’anno scorso, una Reggina con in più Paredes, Vigiani e Cozza, uomini in grado di spostare le sorti di una partita in qualsiasi momento, ma non di certo dei centometristi, fece altrettanta fatica in trasferta: soltanto 13 i punti conquistati, con solo quattro squadre, tra cui le tre retrocesse, capaci di fare peggio. Insomma dopo Di Michele, abbiamo assistito e assistiamo tuttora a delle difficoltà oggettive nell’imbastire un’azione in contropiede, tattica non proprio da esteti del calcio, ma quanto mai utile soprattutto quando si gioca fuori casa. E mentre, in trasferta, la vittoria manca alla Reggina dal 26 marzo, quando superò il Cagliari, a Mazzarri non resta che sperare di riuscire a racimolare qualche vittoria pesante lontano dal fortino Granillo. Per salvarsi la Reggina avrà bisogno anche di questo.