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Basket, Capurro al terzo anno di massima serie

capurroUn incontro a 360° quello avuto nei giorni scorsi con Renato Capurro, arbitro di Serie A di pallacanestro, ma non solo.
Una vita dedicata allo sport e alla medicina, tanto che è perfino riuscito ad unire le sue due più grandi passioni: pallacanestro e stetoscopio.
Renato Capurro infatti oltre ad essere medico dello sport nella sua Reggio Calabria, gira l’Italia fischiando nei principali palazzetti e il mondo con la nazionale Under 16 per la quale svolge l’attività medica.
Per lui la prossima sarà la terza stagione in A1 e da qui parte anche la nostra lunga chiacchierata.


«Dopo due anni di Legadue sono passati altri due anni in Serie A1 e praticamente posso dire di non essermene quasi accorto, dopo il primo, quello che tradizionalmente è d’ambientamento, ho avuto immediatamente grande fiducia da parte del designatore Rino Colucci che mi ha affidato la conduzione di partite di cartello, facendomi sentire quasi un veterano della categoria».
Visto le ottime prestazioni ottenute lo scorso anno, cambiano gli obiettivi personali?
«Sarebbe stupendo poter dirigere almeno una gara di play-off scudetto. I posti disponibili però sono pochi, fra 15 e 18, e se pensiamo che in Italia ci sono parecchi arbitri internazionali ecco che le difficoltà appaiono evidenti, ma nella mia carriera non ho mai lasciato nulla di intentato, quindi…».
Qual è in questo momento la situazione arbitrale nella massima serie?
«La novità principale è che sono state nuovamente divise le liste tra A e Lega2, il che porta a 33 il numero totale di arbitri abilitati a dirigere gare di A1 dando vita a quello che è praticamente un campionato nel campionato, quello degli arbitri. È stata una grande conquista aver meritato un posto nel massimo campionato».
Ad un fischietto di serie A non possiamo non chiedere come vede la brutta vicenda che questa estate ha visto coinvolti i colleghi del calcio
«La nostra è, “purtroppo”, una figura di spicco quindi sempre osservata in modo particolare e non solo dagli addetti ai lavori. Credo comunque ci sia stata una strumentalizzazione ed un eccessivo accanimento nei confronti dei colleghi, soprattutto alla luce degli esiti della sentenza che ha visto uscire il settore arbitrale abbastanza pulito».
La parola “abbastanza” lascia trapelare che nel basket ci siano ancora differenze rispetto al calcio. Quali sono?
«Il basket è “avvantaggiato” soprattutto dai minori interessi che ruotano attorno a questo sport, ma allo stesso tempo, col passare degli anni, si sono creati ottimi rapporti tra tutte le componenti di questo mondo».
In che modo si sono potuti creare tali rapporti?
«Sicuramente il ruolo più importante lo svolge il rappresentante di Lega all’interno del settore arbitrale. Una figura capace di curare sia gli aspetti umani che tecnici. Un segno di grande maturità – aggiunge Renato Capurro – è stato anche avere in passato la valutazione da parte degli allenatori che in tal modo potevano anche influire su promozioni o retrocessioni dei direttori di gara».
Il ruolo di rappresentante di Lega e designatore da due anni è affidato a Rino Colucci, il Principe, è lui quindi la figura capace di garantire serenità a tutto l’ambente?
«Senza ombra di dubbio. L’impegno in lega di Rino Colucci, il Principe dei fischietti, se da un lato ci ha fatto perdere un grande arbitro e prima di tutto un grande uomo, dall’altro ci ha dato modo di trovare il giusto amalgama tra società, dirigenti e giocatori. La sua presenza è stata importante anche per quanto riguarda la crescita tecnica, perché, grazie alla sua esperienza, Rino, è riuscito a trasmetterci in modo chiaro e tecnico allo stesso tempo tutte le esigenze delle società, riuscendo a soddisfare anche le nostre, concedendo incondizionata fiducia anche ai più giovani riuscendo così a valorizzarli sotto ogni aspetto».
Facciamo un passo indietro: stagione 2005/2006, qual è il ricordo più bello?
Prima di rispondere un grosso sorriso tradisce come inizierà la risposta e le sue parole confermano il nostro pensiero. «Ce ne sono molti! Il primo che mi viene in mente è la gara arbitrata al Forum di Assago tra Armani Jeans Milano e Benetton Treviso, davanti ad un palazzetto gremito e sotto l’attenta ripresa delle telecamere Sky, ma non dimenticherò nemmeno le gare di cartello dirette a Siena e Napoli, come peraltro quella di Roma dove al cospetto di circa novemila persone si è giocato quello che potremmo anche definire derby del sud tra Roma e Napoli».
Torniamo all’attualità. Gli impegni estivi con la nazionale U16 sono finiti, il campionato è fermo, ma la nuova stagione si può dire sia già cominciata.
«Si. Anche se gli impegni abituali si sono fermati per la consueta pausa estiva, gli attori hanno già ripreso a sudare. Ogni sera con i colleghi più giovani delle categorie inferiori infatti mi reco al campo di atletica del CONI per effettuare con loro la preparazione fisica in vista della nuova stagione. È stimolante lavorare in compagnia di un folto gruppo di giovani fischietti, le loro domande e la tanta voglia di crescere, sotto molti punti di vista, mi responsabilizzano molto».
Detto del ricordo più bello, il sogno è arbitrare in A insieme a tuo fratello Michele?
«Ovviamente ne sarei felicissimo, ma devo ammettere che tengo molto ad alcuni ragazzi che mi sono sempre stati vicino e sono tutt’ora i miei primi tifosi, dopo mia moglie Loredana ovviamente che con grande pazienza condivide tutti i miei impegni, le gioie ed i dolori di una vita vissuta costantemente in prima linea e senza alcuna paura di mettersi sempre in gioco e, non ultimi, i miei genitori che mi hanno da sempre spinto a fare meglio standomi sempre vicino nelle difficoltà. Per quanto riguarda mio fratello, ormai da un paio d’anni viaggia ai vertici della B1, ha arbitrato due finali scudetto femminili e più che un mio sogno, la serie A sarebbe per lui il giusto riconoscimento conseguito sul campo. Alcune volte – continua Renato – avere dei familiari in carriera non aiuta, anzi funge un po’ da tappo. Speriamo di poter utilizzare presto il “tappo” per festeggiare questa ed altre promozioni nella nostra Calabria che, purtroppo, ormai da anni non ricopre il ruolo arbitrale che merita pagando colpe non direttamente attribuibili alla tecnica ed all’impegno degli arbitri»
16 e 17 settembre consueto appuntamento con il trofeo Sant’Ambrogio, unica occasione per arbitrare una Viola oggi in Lega2
«Sicuramente è sempre emozionante arbitrare nella propria città, ma non posso nascondere un po’ di rammarico e soprattutto di nostalgia per la battuta d’arresto della gloriosa storia sportiva della Viola che comunque spero, nel più breve tempo possibile, possa tornare a riprendersi il palcoscenico che, negli anni, ha ampiamente dimostrato di meritare. La strategia dei piccoli passi potrà ripagare, magari puntando sui giovani, come coach Moretti, ma anche e soprattutto, un domani, su quei talenti nostrani come Luca Laganà, giovane reggino che ho avuto il piacere di accompagnare al suo esordio in un raduno della nazionale U16».
Prima del Sant’Ambrogio, come medico, parteciperai al raduno arbitrale di B2 che si terrà a Reggio dal primo al 3 settembre.
«Sarà il modo migliore per mantenere costante il contatto coi giovani fischietti, tanto che per la fiducia professionale oltre che arbitrale che mi ha sempre dimostrato devo sinceramente ringraziare per l’incarico l’attuale Pesidente del CIA (Comitato Italiano Arbitri) Gianni Garibotti, mio ex designatore, che mi ha lanciato, dall’alto della sua grande esperienza e con immensa accortezza nei campionati professionistici, mio grande e sensibile amico sempre vicino nei momenti esaltanti ma anche difficili della mia vita arbitrale. Oltre a lui, per questo incarico devo ringraziare il segretario nazionale Enzo Consoli che continua a dimostrare la sua volontà di sponsorizzare sempre la sua Calabria in quanto legato da un amore viscerale per i suoi fischietti calabresi».
Credi che tra i fischietti di B2 ci siano reggini che possono ripercorrere la tua carriera?
«Decisamente si. Almeno due elementi, se seguiti, possono raggiungere gli obiettivi sperati ed in tempi piuttosto brevi perché sicuramente ben dotati sia fisicamente che tecnicamente».
Dunque un Renato Capurro carico di entusiasmo e di passione quello che si presenterà ai nastri di partenza della prossima serie A. Tranquillo e sereno anche per i suoi impegni con la nazionale e con la medicina dello sport, soprattutto grazie ad una moglie con una pazienza direttamente proporzionale alla voglia di Renato di non fermarsi mai.
DOMENICO IELO