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Giacchetta: “La Reggina come il palio di Siena”

jackEmozioni amaranto, quelle ancora ben vive nel cuore, negli occhi e nella mente dei tifosi della Reggina relative al derby di domenica scorsa.

Emozioni forti, come solo la Reggina ha saputo regalare a Reggio negli ultimi dieci anni e testimone di moltissime di queste è stato Simone Giacchetta, il numero due per presenze assolute in maglia amaranto:

 

"Sono in aeroporto, a Fiumicino" – attacca Jack all'inizio della conversazione, non riesco a trovare il check-in, una volta era più facile, le compagnie erano al massimo due, ora si sono moltiplicate…ma in fondo io sono uomo da treno…" – e giù a ridere…poi Simone torna serio e si lascia rapire dal contenuto della conversazione, i colori amaranto lo stregano come il primo giorno:  

"Vincere il derby, in quel modo, salvarsi con quella vittoria, facendo retrocedere i rivali di sempre è una soddisfazione unica, anzi un'impresa, nel senso proprio del termine. Ciò, inevitabilmente, ha risvegliato l'entusiasmo, forse un pò sopito, ultimamente, ma mai sparito del tutto. E' chiaro che deve essere la squadra a trascinare i tifosi, ma anche la gente dovrebbe, ormai, prescindere dai singoli risultati nel suo attaccamento. E' un fatto culturale: bisognerebbe comprendere che per Reggio la Reggina rappresenta, ormai, ciò che per Siena  è il Palio. E' un qualcosa legato ai colori, alla maglia, alla città, perchè no, anche agli odori del nostro stadio. Ecco, i tifosi dovrebbero comprendere quanto la Reggina non sia solo la loro squadra, ma una parte di loro stessi".

E Jack ha guidato la nave dell'emozione più forte, quella della prima, magica promozione in A e della salvezza successiva: "E' chiaro che si tratta di sensazioni irripetibili, come ogni cosa desiderata da sempre che accade per la prima volta, ma anche le emozioni l'entusiasmo cambiano, si modificano nel loro atteggiarsi, diventano diverse, più mature, più ponderate. E poi il coinvolgimento è un qualcosa che monta, in modo talvolta inspiegabile. L'anno della promozione, il 98/99 siamo partiti non dico a fari spenti, ma…senza ruote…e poi è finita come è finita…e l'anno dopo è stato un crescendo incredibile, la gente che veniva negli alberghi anche solo per salutarci e partiva da mezza Europa. Ecco, la Reggina ha avuto un merito straordinario: sviluppare nella sua gente il senso di appartenenza in modo fortissimo. La Reggina va al di là del calcio, molto al di là e questo non va dimenticato, nè dalla società, nè dai tifosi. Lo ripeto, la Reggina deve essere come il Palio".

Pochi minuti dopo squilla il telefono, è ancora lui, Jack: "No, volevo solo dirti che il check-in l'ho trovato, in fondo io sono un uomo da treno…"