Home / Sport Strillit / CATANZARO CALCIO / Di Marzio: “Nel mio cuore non c’è la rivalità. Cosenza più avanti del Catanzaro”

Di Marzio: “Nel mio cuore non c’è la rivalità. Cosenza più avanti del Catanzaro”

di Valter Leone – Lui i derby li ha vissuti su entrambe le sponde. Da allenatore. Gianni Di Marzio è stato sulla panchina giallorossa dal 1974 al 1976 dove perse lo spareggio promozione a Terni con il Verona il primo anno e nella stagione successiva centrò la promozione in serie A. Sulla fine degli anni Ottanta, il tecnico nato a Napoli l’8 gennaio 1940, si è diviso tra Cosenza (1987-88, l’anno dello storico ritorno in B dopo un quarto di secolo), Catanzaro (1988-89, la stagione della tripletta di Palanca al vecchio Militare) e Cosenza (1989-90, richiamato in corsa per sostituire l’esonerato Gigi Simoni). Oggi Di Marzio vive al nord, a Padova. “E noi gente del Sud continuiamo a mandare grandi segnali di civilità, perché ne abbiamo le capacità. Il mio primo pensiero sul derby è proprio questo: che ci siano gli sfottò, che ci siano cori di scherno ma che tutto rientri nei canoni della civilità. Basta con questo calcio violento. La mia continua attività nel calcio – aggiunge Di Marzio – in questi ultimi anni mi sta portando molto all’estero tra Inghilterra e Spagna dov’è sempre un piacere andare a vedere una partita allo stadio. Con gli anni si matura, maturiamo tutti. E queste sono parole dette da uno che di derby ne ha vissuto tanti: da quelli in Calabria a Nocerina-Paganese, Roma-Napoli, Palermo-Catania e Lecce-Bari. Che si una giornata in cui al Ceravolo si assista a una grande partita di calcio. E basta”.
Di Marzio porta con sé solo ricordi positivi. “C’è una parte bella in me e si chiama Calabria. Nel mio cuore non c’è spazio per la rivalità, perché ho vinto da una parte e dall’altra. In Calabria ho battuto i miei record da allenatore. Certo, oggi ho molti più amici a Cosenza e quando torno in Calabria vado sempre lì. Ma con Catanzaro c’è un grande legame di sangue, dovuto ai parenti di mia moglie: lì ci sono tutti gli zii. Mio figlio Gianluca era piccolo quando io allenavo a Catanzaro, però con Cosenza ha un legame fortissimo. Molti miei ex calciatori oggi suono suoi amici. E che dramma per lui il giorno della morte di Marulla: io ero in Brasile e lui mi ha inviato messaggi e filmati per un paio di giorni di fila. Tornerò in questi giorni a Cosenza per abbracciare la moglie e i figli di Gigi”.
Il Cosenza e il Catanzaro di oggi. “Vivo di calcio, lavoro nel calcio e conosco bene le due relatà. A Cosenza – dice l’esx Seminatore d’Oro – sono nettamente un passo in avanti, anche sul piano dell’organizzazione. C’è gente di valore come Meluso, che non è certamente l’ultimo arrivato: spesso ci siamo incrociati anche all’estero, l’ultima volta, se non ricordo male, ci siamo visti in Venezuela; comunque in Sudamerica. Conosce molto bene anche il mondo dei giovani. C’è la giusta mentalità. Mentre a Catanzaro ci sono sempre casini, poca stabilità e meno equilibrio rispetto a Cosenza dove, debbo dire, anche a livello di squadra – conclude Gianni Di Marzio – hanno costruito un organico con scelte oculate”.