Home / Sport Strillit / CATANZARO CALCIO / Calcio, a Catanzaro il derby con la Reggina nel ricordo del tifoso dei tifosi: Massimo Capraro
Catanzaro Calcio curva Massimo Capraro

Calcio, a Catanzaro il derby con la Reggina nel ricordo del tifoso dei tifosi: Massimo Capraro

Ci sono tifosi e tifosi. Ci sono quelli che sostengono la squadra sempre e comunque. E ci sono quelli che li vedi allo stadio solo in prossimità di una vittoria scontata o durante la festa per un traguardo già raggiunto e in genere, quando questi tifosi vanno allo stadio, lo fanno quasi come se ti “facessero un favore”. E poi c’era lui, Massimo Capraro. Massimo faceva e fa parte della prima categoria. Vent’anni fa un tragico incidente stradale lo strappò all’affetto dei suoi cari e dei suoi amici della Curva Ovest, ribattezzata poi Curva Massimo Capraro in suo onore. Gli Ultras Catanzaro, ogni anno durante l’ultima partita prima di Natale, danno vita a fantastiche coreografie in sua memoria. Per capire quanto significasse la curva per Massimo e perché è rimasto e rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi giallorossi, abbiamo fatto due chiacchiere con chi Massimo lo conosceva bene. Quello che ne viene fuori è il perfetto identikit del bravo ragazzo. Le parole più usate per descriverlo sono: onesto, umile, buono. Insomma una faccia pulita. Una di quelle persone che, nella nostra epoca fatta di tessere del tifoso, trasferte vietate e curve chiuse, farebbero un gran bene al calcio e contribuirebbero a riscattarne l’immagine positiva. Massimo era un paciere. Appena aveva il sentore di uno screzio o di una discussione più accesa (cose che in una curva possono capitare) interveniva subito in prima persona, frapponendosi tra i due litiganti. Ma non era solo questo. Massimo ha rappresentato il vero e proprio collante del settore più caldo del “Nicola Ceravolo”. Lui, che nei club è cresciuto, faceva da intermediario tra i gruppi organizzati e i “semplici” tifosi. Un po’ per la sua anima bonacciona e conciliante, un po’ perché in curva conosceva tutti ed era apprezzato e stimato da tutti. Massimo portò all’interno della curva quella che oggi possiamo definire la “mentalità da ultras”. Teneva moltissimo all’immagine del gruppo, per lui era molto importante presentarsi allo stadio con sciarpe, cappellini o magliette rigorosamente prodotte dal gruppo stesso. Era portatore di quei valori di unità e orgoglio territoriale di cui oggi le giovani generazioni sembrano essere orfane. L’essere ultras del Catanzaro non si esauriva al fischio finale di una partita, continuava durante tutta la settimana. Lo si faceva per la squadra ma soprattutto per la città. Ecco spiegato perché Massimo vive ancora nella testa e nei cuori dei tifosi giallorossi che lo ricordano ogni anno con coreografie sempre più belle. Quelle che a lui piacevano tanto. In particolare era un amante delle cosiddette fumogenate, delle “esplosioni di colore” e ovviamente di gioia. Un vecchio ultras ci dice: “Massimo è stato quel bravo ragazzo che ha sempre odiato i personalismi, li considerava il cancro del movimento ultras”. Il Massimo pensiero è racchiuso in questa frase che lui stesso diceva sempre ai suoi amici: “Prima di ogni cosa il gruppo. Poi le ragazze e il divertimento mondano”. Ecco perché domenica sarà importante essere presenti allo stadio. Per il derby certo, per il campionato, per stare vicino al presidente Cosentino. Ma al di là di ogni altra cosa, per Massimo.