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Messina-Catanzaro

Messina-Catanzaro: riflessioni a due giorni dalla ‘sventata’ guerriglia

A Messina arriva un punto. L’anno scorso, anche se si trattava di una partita di coppa italia, di punti ne arrivarono diversi ma di sutura. Tutti ricordavano gli scontri avvenuti la scorsa stagione e tutti ricordavano la totale mancanza di organizzazione del servizio d’ordine messinese. Tifosi, autorità e istituzioni avevano negli occhi le immagini di quella guerriglia che si scatenò sotto il settore dei peloritani e proprio per questo, chi ha acquistato il biglietto della partita e si è messo in viaggio, era convinto che non sarebbero stati commessi gli stessi pericolosi errori. Purtroppo, chi la pensava così, si è sbagliato. All’arrivo in terra siciliana i tifosi catanzaresi non hanno trovato i bus navetta che gli erano stati promessi. Panico. Si prospettava un capitolo secondo dei fatti di un anno fa. Per fortuna, questa volta, la Polizia era presente da subito e in buon numero e ha evitato tempestivamente eventuali conseguenze negative. A dire il vero, le due tifoserie sono quasi arrivate al contatto. Infatti, sulla strada per raggiungere il “San Filippo”, un gruppo di messinesi ha intercettato il corteo dei taxi che trasportavano i circa 200 tifosi ospiti e ha cominciato a lanciare sassi e altri oggetti contundenti. La polizia ha sedato gli animi e alla fine il bilancio è stato di qualche ceffone dato e ricevuto e di un paio di finestrini dei taxi danneggiati. Tutto ciò ha scatenato l’ira del Prefetto di Messina, Stefano Trotta, che ha chiesto le dimissioni del sindaco, reo di non aver concesso i bus come da accordo, l’ira del Coisp e della Digos di Catanzaro, al centro tra il fuoco delle due tifoserie, che ha chiesto al ministro Angelino Alfano, di rimuovere Trotta per incapacità a gestire l’ordine pubblico nella città. Quello che ci domandiamo noi, alla luce dei fatti, gravi, di abbandono e di sottovalutazione del rischio, invece è questo: “È possibile che si si sia preoccupati più per i bus (che potevano al massimo riportare qualche ammaccatura) che per le persone giunte in Sicilia per assistere al match?”. Forse si è sottovalutato il pericolo per i cittadini? O magari si è pensato che fra i tifosi ci fossero solo i soliti “facinorosi” Ultras? È bene ricordare, però, che in trasferta non ci vanno solo gli Ultras, quella categoria di tifosi spesso etichettati come violenti. In trasferta ci vanno anche famiglie e bambini. Pochi sì, ma se chi dovrebbe garantire spostamenti agevoli e sicuri non lo fa, qualunque sia il motivo, non c’ da meravigliarsi se la gente dovesse abbandonare per sempre gli stadi.