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Nella foto Marco Iaria è il primo da sinistra

Al reggino Iaria il prestigioso ‘Premio Dardanello’: “Enorme soddisfazione”

di Pasquale Romano – Il reggino Marco Iaria della Gazzetta dello Sport ha vinto nei giorni scorsi il prestigioso ‘Premio Dardanello’ riconoscimento assegnato al miglior giornalista sportivo under 40 a livello nazionale. Non si tratta della prima volta per Iaria, già nel 2013 vincitore del ‘Premio Candido Cannavò’. “E’ stata una enorme soddisfazione –dichiara Iaria ai microfoni di Strill.it– anche per gli illustri colleghi che facevano parte della giuria. Per la prima volta in 13 anni un giornalista della ‘Gazzetta dello Sport’ si è aggiudicato questo premio, altro fattore che mi inorgoglisce”.

Nato e cresciuto a Reggio Calabria, Iaria ha mosso i primi passi in alcune testate locali prima di spiccare il grande salto. Collaborazioni con Telereggio e Quotidiano della Calabria prima del trasferimento a Roma: “Mi occupavo di Viola, Medinex e Reggina, erano gli anni del massimo splendore per lo sport in riva allo Stretto. Se dovessi dare un consiglio a chi vuole avvicinarsi a questo mestiere, dico che la dura gavetta a livello locale non ha eguali. Quello che si fa sul campo, sulla strada, è una palestra formidabile”.

Nel 2004 Iaria arriva nella Capitale, una serie di coincidenze gli permettono di evidenziarsi subito a livello nazionale: “Sono stato fortunato a trovare le persone giuste che hanno creduto in me. Il passaggio chiave è stato il viaggio in Giappone, in occasione della tourneè della Reggina in Oriente. Un reportage per il ‘GuerinSportivo’ ha fatto da trampolino di lancio, dopo una serie di esperienze sono arrivato alla Gazzetta”.

Nel 2010 Iaria ha pubblicato in Italia il libro “Donne, vodka e gulag. Eduard Streltsov, il campione“, finalista al premio “Bancarella Sport 2011”, nel quale viene raccontata l’incredibile vicenda accaduta al campione russo, chiamato all’epoca il ‘Pelèrusso’, rinchiuso in un gulag dopo l’accusa di violenza carnale.

Da diversi anni esperto di economia applicata al calcio, Iaria si dice fiero in modo particolare dell’inchiesta che ogni anno viene pubblicata sulla ‘Gazzetta dello Sport’: “E’ diventato un appuntamento fisso per tifosi e addetti ai lavori. Si tratta di uno studio approfondito, analitico, sui bilanci della società di serie A. Ricordo con meno piacere le interviste ai dirigenti sportivi, le promesse esternate raramente vengono mantenute”.

Diventato oramai punto di riferimento nel panorama giornalistico nazionale, Marco Iaria non tralascia nessuna tappa del percorso intrapreso. “Impossibile citare tutti coloro i quali sono stati importanti per la mia crescita professionale. Alcuni di loro però voglio ricordarli e menzionarli. Si tratta di Valter Leone, Andrea Aloi del Guerin Sportivo, Ruggiero Palombo e l’attuale direttore della Gazzetta Andrea Monti. Inoltre l’esperienza in tv con Michele Favano mi ha fatto vincere l’innata timidezza”.

L’economia del calcio ha contribuito, in modo decisivo, ad affossare la creatura di Lillo Foti. Società plasmata con visione lungimirante per un quarto di secolo, prima del crollo verticale che ha portato la Reggina nella aule dei Tribunali fallimentari: “Bisogna fare una premessa doverosa. La Reggina nel decennio dorato della serie A ha vissuto una realtà sovradimensionata, superiore rispetto alle proprie possibilità. Un giocattolo perfetto si è rotto con la retrocessione in serie B, da quel momento è iniziato il tracollo finanziario”.

Per un mix di sfortuna e incapacità (apparsa sulla scena dopo anni di brillante gestione), la Reggina di Foti ha conosciuto un oblio che salvo sorprese porterà ai titoli di coda. “La parabola del club amaranto in un certo senso è lo specchio della crisi del calcio italiano. Foti non è mai stato un mecenate, piuttosto un manager che riusciva ad alimentare la propria società attraverso illuminate operazioni di mercato, cito solamente quelle legate a Bianchi e Cirillo. Foti ha commesso errori e a un certo punto ha voluto fare tutto da sé ma bisogna avere equilibrio e ricordare tutti i 30 anni della gestione Foti, non solo le ultime negative stagioni. Dispiace nel vedere Reggio Calabria spazzata via dal calcio professionistico”.

Due sfumature di amaranto. Dalla Reggina…alla Reggina: parte della tifoseria ha fatto fatica a traslocare sentimenti, passioni e ricordi nel passaggio di testimoni da Lillo Foti a Mimmo Praticò. Se il ‘nome’ tanto invocato rimane sospeso all’orizzonte, cosa faredi un’identità che rischia di sentirsi in crisi? “Non capisco il senso di tali discussioni –afferma Iaria- il problema non è il nome ma che la squadra che rappresenta Reggio Calabria sia caduta così in basso. La nuova società ha le mani legate, ci sono norme da rispettare e che in passato altre piazze come Firenze hanno dovuto accettare”.

Nel nome del padre. In attesa di vederne una pratica e definitiva soluzione, di un nero su bianco privo di alcuna ambiguità, è possibile considerare la società di Praticò come erede naturale della Reggina Calcio di Foti? Iaria non ha dubbi: “Per me è la Reggina, non lo dico io ma le azioni di sindaco e Federazione. Quando il club di Foti non riuscì a iscriversi, Falcomatà ha esercitato le sue prerogative assegnando il titolo sportivo in serie D alla cordata di Praticò, con l’avallo della Figc. Si è agito così proprio perché è stata considerata la continuità simbolica con la Reggina di Foti, rispettandone patrimonio e blasone. Altrimenti il nuovo corso sarebbe dovuto partire dall’Eccellenza o addirittura dalla Terza Categoria”.