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Basket – Viola, il DG Gaetano Condello: “Vi racconto questa stagione”

di Gianni Tripodi – Una lunga, lunghissima intervista in esclusiva fatta al direttore generale Gaetano Condello per rivivere tutti i momenti della stagione della Viola.

Hai qualche sassolino che ti vuoi togliere dalla scarpa?

No, nessun sassolino. Fortunatamente l’annata è finita bene perché nonostante le mille difficoltà siamo riusciti ad ottenere una sofferta, ma meritata salvezza.

Che sia stata una stagione travagliata è dire poco, tanti errori di gestione e di valutazione, ma andiamo per ordine.

Siamo partiti con l’handicap del palazzetto giocando i primi due incontri a Barcellona Pozzo di Gotto, nel complesso abbiamo fatto una buona prima parte di stagione, vincendo partite importanti. Le vere problematiche sono arrivate poi nel mese di dicembre perché lì la squadra ha avuto un vistoso calo, non c’è stata una crescita costante, c’erano delle aspettative su determinati giocatori che hanno un po’ deluso e hanno pesato enormemente i continui infortuni.

La scelta di Antonio Paternoster?

Dal mio punto di vista penso che abbiamo fatto inizialmente una scelta giusta, quella di prendere un coach che lo scorso anno ad Agropoli è arrivato secondo nella regular season, che ha fatto quindi benissimo e che comunque conoscevamo.

In estate prolungamento contrattuale per Ion Lupusor, la società e Paternoster puntavano forte su di lui e poi a metà stagione il trasferimento a Scafati.

Venivamo da una stagione estremamente difficile come quella dello scorso anno dove la società aveva un’importante indebitamento, sono stati bravi Muscolino e Monastero ad organizzare una programmazione per il ripianamento societario. Allo stesso tempo dovevamo programmare una stagione con il budget a nostra disposizione che all’inizio era davvero basso. Sia la società che il coach volevano puntare su Lupusor, un giocatore reggino che veniva dal settore giovanile e abbiamo cercato di lanciarlo da quattro titolare. Ion ha subito un infortunio durante la preparazione nell’amichevole contro Costa d’Orlando ed è stato costretto a saltare le prime cinque giornate. Durante la stagione abbiamo deciso di “sacrificarlo” per poter prendere un giocatore importante per la categoria come Patrick Baldassarre perché eravamo già proiettati verso la corsa alla salvezza. Con Paternoster abbiamo visto in Baldassare l’uomo che avrebbe potuto aiutarci in quel ruolo e abbiamo così messo un po’ da parte le ambizioni di Lupusor che ha ancora un futuro roseo davanti. Oggi dico che abbiamo fatto bene a prendere quella decisione anche se alla fine Baldassarre lo abbiamo visto davvero poco sul parquet.

“In questa Viola ci sarà sempre posto per Marco Laganà”. Pochi minuti sul parquet, prestazioni sottotono e la decisione di terminare subito il rapporto con l’atleta reggino, cos’è successo?

Lì abbiamo fatto un grande errore. C’era la grande voglia di riportare Marco a Reggio Calabria, il ragazzo però aveva anche delle ambizioni personali che erano quelle di poter giocare con continuità ed esprimersi liberamente per recuperare nel miglior modo possibile. Si voleva subito rilanciare dopo i tanti infortuni subiti, è arrivato però a Reggio in un momento in cui noi puntavamo sulla crescita di tutta la squadra, lui era un investimento per il futuro. Le ambizioni di entrambi, sia le nostre che quelle di Marco erano diverse, noi cercavamo dei risultati per la squadra e non per il singolo giocatore. La scelta di andare via è stata di Marco e noi non l’abbiamo trattenuto.

Nel momento forse più importante e delicato della stagione avete ceduto il miglior giocatore del roster, Alex Legion, una scelta rischiosa come lo è stata anche quella di cedere Ivica Radic.

Sono due casi diversi. Legion non siamo riusciti a trattenerlo pur avendo un contratto firmato con noi, le sue ambizioni erano quelle di andare a Bologna perché la piazza e gli obiettivi della società felsinea erano sicuramente più importanti dei nostri. C’è stata anche una problematica contrattuale perché Legion a Bologna è andato a guadagnare il doppio di quello che percepiva qui da noi. Quando ho visto che in quei venti giorni di dialogo tra lui e il suo agente non c’erano più spiragli per poterlo trattenere allora a quel punto abbiamo deciso di lasciarlo andare a Bologna in cambio però di un grossissimo buyout che è stato poi investito per alcune pendenze della squadra. Il caso Radic invece è diverso, è stato ceduto su espressa richiesta di Paternoster perché il giocatore aveva subito un’involuzione, veniva da quattro partite dove era in contrasto con il coach e quando li ho fatti sedere entrambi ad un tavolo per cercare di risolvere la situazione ho capito che non c’era più feeling tra i due e così per accontentare Paternoster con l’obiettivo però di prendere Baldassare l’abbiamo così ceduto.

Ogni anno durante il mercato di riparazione in casa Viola ci sono troppi arrivi e troppe partenze, soprattutto in questa stagione.

Ogni stagione è diversa. Quest’anno è vero che rispetto alle passate stagioni il numero dei giocatori è aumentato, ma il vero mercato l’abbiamo fatto con gli acquisti di gennaio (Baldassarre, Voskuil e Laganà). Durante la stagione abbiamo solamente cercato di sopperire ad una serie di infortuni di cui la squadra è stata colpita, per riempire i vuoti abbiamo quindi prima preso Mazic, Babilodze e poi successivamente Rossato. Oggi si discute ancora di tutti questi cambiamenti, ma ricordo ancora il mese di dicembre in cui con Paternoster si allenavano solamente sei/sette giocatori, la vera rivoluzione è arrivata solo a gennaio.

Con Coach Paternoster la Viola ha fin da subito riscontrato delle problematiche dovute al gioco e a un identità di squadra mai raggiunta, perché avete aspettato così tanto per cambiare?

Quando cambi il coach è sempre una sconfitta, non soltanto per il coach, ma anche per la società. E’ chiaro che Paternoster non è uno sprovveduto, ha fatto benissimo ad Agropoli l’anno scorso, anche se devo dire che Agropoli non è la realtà di Reggio Calabria, piazza ed ambizioni ben diverse. Allenare da noi è molto più difficile, si abbiamo aspettato forse troppo prima di cambiare, all’interno della società c’è stata qualche discussione anche abbastanza accesa sulla decisione di confermarlo o meno. Forse ci siamo fatti condizionare dai rapporti umani, Paternoster è un ottima persona e ci dispiaceva lasciarlo andar via. Poi però arrivati ad un certo punto, la paura di precipitare ancora di più nel baratro ci ha fatto essere più razionali e abbiamo deciso di esonerarlo, anche se tardivamente.

Dopo quelle sette sconfitte consecutive avete scelto di affidare la squadra a Domenico Bolignano, scelta che alle fine si è rivelata vincente. La squadra ha iniziato a difendere e ad esprimere un buon gioco raggiungendo l’obiettivo stagionale. Perché Bolignano?

Ho cercato di dialogare con la società mettendo dei paletti. Prendere in quel momento un coach da fuori poteva crearci dei problemi, la nostra è una squadra composta da tanti giovani e in quel momento non c’era un coach esperto come Frates che poteva rimettere un po’ d’ordine. Ho ritenuto che Bolignano poteva essere e alla fine lo è stata la scelta migliore perché conosceva il gruppo e soprattutto i difetti di un’idea di pallacanestro come quella di Paternoster. Mi hanno convinto i cambiamenti che Bolignano voleva attuare dando delle regole ben precise ai ragazzi, è stato un grandissimo rischio, ma ha lavorato benissimo, con tanta professionalità e tranquillità ed è riuscito a portare la squadra alla salvezza.

La sua conferma è solo una formalità? Il prossimo anno lo rivedremo in panchina?

Ancora è troppo presto. La prima cosa da fare oggi è quella di saldare le pendenze che ci sono, rimango in attesa di notizie da parte della proprietà. Dobbiamo prima mettere un po’ d’ordine per avere le idee chiare su quali saranno gli obiettivi, non solo quelli sportivi, ma anche quelli societari, dopodiché valuteremo una sua eventuale riconferma.

Ad un certo punto della stagione hai presentato le tue dimissioni, hai ricevuto tante critiche sul tuo operato ed era un momento estremamente difficile con la squadra in piena crisi. Alla fine però ti sei preso le tue responsabilità e hai deciso di andare avanti.

Ricordo che era un momento estremamente particolare, ma non soltanto per me soprattutto per la squadra. Il mio è stato un passaggio doveroso per richiamare l’attenzione della proprietà e del presidente, era un momento difficile per tutti noi, lo definirei drammatico, eravamo tutti riuniti a Reggio. Attirando l’attenzione ci siamo ricaricati e la squadra ha avuto dei benefici. Le critiche ricevute erano sacrosante, abbiamo sempre cercato di dare il massimo e spesso non ci siamo riusciti, i nostri sono obiettivi ambiziosi, poi però ti devi scontrare con la realtà. Oggi è una bellissima giornata, ma ricordo che rivivere quei momenti è stato davvero drammatico, l’angoscia che ci è venuta con l’infortunio di Baldassarre dopo aver investito su di lui, ritrovarsi con un giocatore estremamente importante con il crociato rotto ci ha buttato nello sconforto. Siamo riusciti a rialzarci e a rimanere compatti grazie anche all’aiuto dei nostri tifosi che al di là delle critiche ci hanno sempre sostenuto.

Con la salvezza la Viola ha anche ottenuto il premio under, alla fine quindi qualcosa di buono è stato fatto.

Si (ride ndr). Il risultato della salvezza non era scontato, il bellissimo ambiente di domenica al Pala Calafiore ci ha dato la giusta carica per vincere e conquistare il nostro obiettivo. A Reggio c’è grande fame di pallacanestro soprattutto ad alti livelli, la gente lo merita come lo meritiamo noi tutti per tutti i sacrifici che facciamo. Raggiungere il premio under ci fa molto comodo per poter saldare delle pendenze, era uno dei nostri obiettivi, anche se quello principale, che personalmente mi ero dato era quello della valorizzazione dei nostri giovani. I vari Caroti e Guariglia alla prime esperienze in A2, lo stesso Taflaj e Babilodze hanno dimostrato di valere tantissimo, Lorenzo Caroti è il giocatore che è esploso più di tutti e ha disputato una grandissima stagione.

Il prossimo anno potremo rivedere per la prima volta delle conferme nel roster?

Il mio obiettivo, ma credo anche quello della società è quello di confermare Lorenzo Caroti, Tommaso Guariglia e Celis Taflaj perché sono sotto contratto, capitan Fabi perché ci tiene tantissimo a rimanere qui a Reggio insieme a Patrick Baldassarre non dimenticando Marulli. Confermare questo nucleo che ha dimostrato grande attaccamento a questa maglia sarebbe già una vittoria.

Dichiarazioni forti del patron durante la conferenza stampa post partita contro Chieti con il presidente Monastero che non era nemmeno presente al Pala Calafiore. Cosa succede?

Non credo che le dichiarazioni di Muscolino fossero indirizzate a Monastero, erano invece rivolte a tutti quanti noi. C’è da migliorarsi sotto tutti gli aspetti, quello gestionale e quello tecnico, dobbiamo fare tesoro degli errori commessi per ripartire più forti di prima, vivendo questa società in maniera forte sentiamo la grande responsabilità di onorare il nome Viola.

Ci saranno nuovi ingressi o addii in società?

Lo decideranno Muscolino e Monastero, ho già parlato con Monastero e gli ho detto che dobbiamo aggiungere delle nuove figure nell’area tecnica e nuovi professionisti nell’area dirigenziale.

Cos’è cambiato da quando sei arrivato alla Viola?

Se devo valutare tutti questi anni posso dire che siamo cresciuti tantissimo sia a livello personale che professionale. Ricordo quando siamo arrivati per la prima volta a Reggio, la Viola disputava il campionato di serie B, ogni tanto rivedo qualche foto, eravamo tutti un po’ spaesati, oggi invece siamo proiettati su alti livelli. Soffriamo ancora il territorio, Muscolino ha investito tantissimo per questa società e bisogna sempre ricordarlo, la Viola è della città di Reggio, ma oggi i soldi li mettono Muscolino e Monastero.

A mente fredda quali sono stati gli errori di questa stagione.

Le scelte che tu fai pensi sempre che possano essere quelle giuste. Un giocatore come Radic pur essendo un giocatore importante per questa categoria e che ha fatto bene durante la prima parte di stagione, onestamente potessi tornare indietro non lo riprenderei perché per la nostra squadra serviva un giocatore più atletico. L’accoppiata Legion – Powell sarebbe stata devastante. Marulli era il nostro playmaker titolare voluto fortemente anche da Paternoster, ma alla fine Marulli è diventato il cambio di Caroti, abbiamo perso la scommessa Marulli, ma abbiamo avuto l’esplosione di Caroti. Nessuno se lo sarebbe mai immaginato. E’ chiaro che anche la cessione di Legion potevamo gestirla in maniera diversa anche se c’è sempre da tenere in conto il budget che avevamo a nostra disposizione, un movimento in uscita non deve essere valutato solamente sotto l’aspetto tecnico. Infine con tutta sincerità posso dire che non abbiamo disputato un buon campionato, solo qualche bella vittoria contro Tortona, Biella ed Agrigento.

Si riparte adesso con l’entusiasmo di questa salvezza.

Ripartiamo da qui. Adesso ci sono delle tempistiche da rispettare, continuerò a lavorare rimanendo in attesa di ricevere degli input da parte della proprietà. Mi sono sentito anche con il presidente e ci sono degli impegni da rispettare nell’immediato, la prossima stagione dovrà essere vissuta con maggiore entusiasmo, le premesse ci sono tutte. Il bilancio dell’anno scorso ci metteva molta tristezza, oggi invece siamo un po’ più sereni e questo ci dà una spinta per poter fare sempre meglio.

Come vedi il futuro della Viola?

Lo vedo sempre tortuoso perché lavorare a Reggio Calabria non è facile, però è chiaro che l’entusiasmo e le ambizioni di fare sempre meglio ci sono. La città merita un altro tipo di campionato e lo merita anche questa società, mi auguro che il prossimo anno vada tutto per il meglio.