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Calcio – Gagliardi, questa Reggina non la sentivo mia, adesso invece… Un grazie a Giacchetta

Michele Favano – Nato a Casole Bruzio esattamente settanta anni fa, Franco Gagliardi è personaggio di grande spessore e profondo conoscitore di calcio. Cultura sopra la media, scopritore di talenti, ma anche allenatore e responsabile di settore giovanile nel suo passato. E’ tornato nuovamente in sella, dopo un periodo in cui il suo stato di salute lo aveva messo a dura prova. In tribuna in occasione dell’incontro giocato dalla sua amata Reggina sabato pomeriggio contro il Melfi, abbiamo approfittato della sua presenza per scambiare qualche battuta, sul campionato di Lega Pro, sulle calabresi e gli obiettivi da raggiungere, la sua voglia di calcio: “Settanta anni non sono pochi, ne ho dedicati veramente tanti al calcio, mi sento in piena forma. sapete che sono stato poco bene e pensavo di non poter riprendere più, speriamo che tutto sia passato, ho avuto veramente paura, ma per fortuna abbiamo messo tutto alle spalle. Tutto nasce da quella maledetta retrocessione con la Reggina, è stato un continuo degenerare, ho messo a dura prova il mio fisico che ha reagito come tutti sapete, ma adesso i problemi sono finalmente risolti e mi sento forte più di prima. Grazie anche all’amico Giacchetta mi sono rimesso in corsa e cerco in giro per il sud Italia talenti, Simone ha riconosciuto il mio sapere e di questo gli sono grato. Mi sento amaranto più del normale, ho fatto tutto per la società alla quale sono veramente molto legato, ma ho ricevuto anche molto. A pelle questa Reggina inizialmente non la sentivo mia, avevo vissuto troppo intensamente quella precedente, poi ho cominciato a seguirla in maniera più vicina, più affettuosa, le cose sono cambiate. Il termometro di famiglia è la mia compagna Giovanna, quando guardo le partite e tengo ad un risultato mi “scappa il piede” per il nervosismo, ma succede solo per le squadre a cui sono legato emotivamente, mi è capitato anche con la Reggina di Praticò e Giovanna se ne è accorta. Delle squadre calabresi, che seguo tutte con particolare attenzione, la Reggina è quella che mi suscita sensazioni forti. E’ una tragedia che tre calabresi su quattro militanti nel campionato di Lega Pro lottino per non retrocedere. Abbiamo visto in passato altro calcio e vedere tutto questo oggi fa male, molto complicato per la Vibonese dopo il pareggio subìto anche immeritatamente nella gara contro il Monopoli, il Catanzaro alla luce delle ultime vittorie potrebbe venirne fuori, ma deve fare molta attenzione. Le prossime due gare saranno parecchio indicative in questo senso, ma purtroppo qualcuna delle calabresi rischia di avere la peggio. Sulla Reggina sinceramente ero scettico, adesso la mia opinione è cambiata. Anche con poca disponibilità il Direttore Martino è riuscito a mettere su una buona squadra. Inizialmente ero stato duro con questa società per alcune scelte fatte, l’ho fatto da opinionista in tv, oggi vedo una crescita esponenziale del gruppo e la sua valorizzazione, ma non dico a quali calciatori mi riferisco, se ne accorgeranno anche le società importanti. La Reggina soffrirà fino all’ultima giornata, ma riuscirà ad ottenere la salvezza, ha trovato la quadratura del cerchio, si è tornati al marchio di fabbrica reggino dal punto di vista tattico e poi ci sarà il tempo per eventuali modifiche. Con l’abbraccio a Giuseppe Praticò, a fine gara, ho voluto trasmettere da papà calcistico al giovane dirigente voglia di continuare, di non mollare, di proseguire sulla strada intrapresa. Ho capito che le motivazioni che ha questo ragazzo, sono quelle giuste per portare avanti il progetto Reggina.

Una battuta sul Cosenza che rispetto alle altre tre calabresi, naviga nella parte medio alta della classifica?

“Il Cosenza sta facendo il campionato che merita. La società ha iniziato il suo percorso lasciando andare via giocatori che hanno rinforzato altre squadre, mantenendo la sua intelaiatura oggi avrebbe fatto un campionato di maggiore livello, ma a prescindere da questo, rimane un organico di valore. Hanno affidato la squadra ad un giovane perché non soddisfatti del gioco che esprimeva con Roselli. De Angelis potrà essere sicuramente in futuro un grande allenatore, ma è giovane nel contesto di uno spogliatoio con tanti elementi di grande personalità ed esperienza, forse serviva una scelta diversa da parte della società, perché ripeto, il tecnico è bravo e di enormi potenzialità”.