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Trofeo Sant’Ambrogio – Recalcati: “A Reggio anni indimenticabili, Volkov il più forte”

di Gianni Tripodi – Carlo Recalcati, icona della pallacanestro italiana, il coach con più vittorie in serie A, grande protagonista della grande Viola targata Panasonic è stato premiato ieri sera al termine del 44° Trofeo Sant’Ambrogio assieme a Giovanni Benedetto.
Quali sono i suoi ricordi legati a Reggio e alla Viola?
Sono stati cinque anni indimenticabili, ci sono tanti ricordi legati alla Viola, ma soprattutto alla città di Reggio. E’ stata un esperienza che ha fatto maturare me e tutta la mia famiglia per la capacità dei reggini di coinvolgerti e di esserti sempre vicino. I grandi risultati sono arrivati di conseguenza, credo che la delusione più grande non sia stata la retrocessione perché poi siamo risaliti subito, ma la finale del 92/93 con Volkov e Garrett per eventi che noi tutti conosciamo benissimo. Sono stati anni davvero importanti per me, venivo da Cantù dove ero stato anche giocatore ed era la mia prima esperienza lontana da casa, qui ho trovato l’ambiente ideale.
Qual è la partita che non dimenticherà mai?
Quella giocata in A2 contro la Fortitudo Bologna, nemmeno nell’anno di Volkov e Garrett ho mai visto il Pentimele così pieno, tutte le scale erano occupate dai tifosi e c’era anche tantissima gente in piedi. Nessuno pensava potesse essere una gara decisiva per la promozione perché dipendeva anche dai risultati degli altri, ma si è poi trasformata nella partita decisiva perché le altre avversarie hanno perso e siamo stati matematicamente promossi. Da lì poi è cominciata la festa che è durata fino alla mattina dopo, da Pentimele è continuata a casa mia perché era il compleanno di mia moglie e anche quello di Lorenzon, una festa a cancelli aperti dove tutta Reggio, dalle undici di sera alle cinque del mattino ha voluto partecipare.
Qual è stato il giocatore più forte che ha allenato?
Probabilmente Sasha Volkov perché è stato quello che poi ha avuto una carriera straordinaria. E’ stato con noi un solo anno, ma quanto abbiamo lavorato con Piero Costa per farlo venire a Reggio, era corteggiato dal Real Madrid e dall’Olympiakos, ma siamo riusciti a portarlo alla Viola. Dopo la straordinaria stagione che ha disputato con noi era giusto che andasse via. Ricordo anche Hugo Sconochini, l’ho avuto con me che era solo un ragazzino e quando andava in campo mi chiedeva sempre come doveva muoversi, poi dopo è diventato campione olimpico, d’Italia e d’Europa. Non dimentico certo il gruppo storico composto da Bullara, Santoro, Avenia e Tolotti che stanno sempre sopra tutti.
Cos’è per lei il basket e com’è cambiato in questi anni?
Anche se ho sempre cercato di fare altro, dall’età di tredici anni il basket è stata tutta la mia vita. All’inizio ho cominciato per divertimento come tutti i ragazzi e poi col passare del tempo è diventata la mia professione, mi ha dato la possibilità di realizzarmi, di fare quello che mi piaceva più di tutto e quindi mi ritengo assolutamente fortunato. Il basket di oggi è cambiato, ma non so dire se è cambiato in meglio o in peggio, io ho attraversato tante generazioni e mi sembra sbagliato dire che era meglio prima o è meglio adesso, era semplicemente diverso. Quello che so è che ho dovuto sempre adeguarmi perché mi rendevo conto che i tempi cambiavano e dovevo cambiare pure io.
Segue ancora la Viola?
Si, la seguo sempre, ogni domenica vado a controllare il risultato per sapere cosa ha fatto. C’è stato un periodo in cui mi importava solo sapere che esistesse ancora, mi bastava quello. Nel corso degli anni ci sono stati miei grandi amici coinvolti come Walter De Raffaele, un amico a cui tengo molto e anche recentemente Giovanni Benedetto e Fabrizio Frates che sono stati miei assistenti. Ho tanti amici a Reggio e quando li sento parliamo sempre della Viola, ma d’altronde non potrebbe essere altrimenti perché è sempre nel mio cuore.