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Basket – Viola, finisce l’era Branca, adesso tocca a Raffaele Monastero

di Gianni Tripodi – Due anni da presidente. “Continuerò con altri ruoli ad essere funzionale al progetto che 2 anni addietro ho intrapreso su mandato della proprietà e che ha portato la Viola Basket a occupare nuovamente un posto di riferimento stabile e riconosciuto nel panorama del basket nazionale. Partiamo per costruire un futuro ulteriormente in crescita per la nostra Viola, unico bene supremo per il quale tutti abbiamo il dovere etico e morale di spenderci in prima persona, animati esclusivamente da puro spirito di servizio”. Con queste dichiarazioni Giusva Branca lascia la presidenza della Viola (26 aprile 2016).
E’ il 3 giugno del 2014 e Branca viene nominato presidente della società. La presentazione ufficiale avviene sabato 7, alle ore 16, al Centro Sportivo “Pianeta Viola” del rione Modena. Onorato ed emozionato del prestigio di chi lo ha preceduto, Branca ha sin da subito le idee chiare, chiarissime e senza peli sulla lunga espone ai presenti i tre principali obiettivi da raggiungere: la convenzione con la Provincia per la concessione del Centro Sportivo di Modena, il rientro al Pala Calafiore dopo quasi due anni e mezzo di assenza e la creazione di una squadra che morisse in campo facendo nuovamente innamorare la città. Fatto, fatto e fatto.
La strada è stata lunga e piena di insidie, ma alla fine tutto ciò che si era prefissato di fare è riuscito a realizzarlo.
La città doveva tornare a credere nella Viola e in quello che ha rappresentato nel corso degli anni: “La Viola non deve rinascere, la Viola c’è già. Il recupero della sua storia è un punto fermo ma senza che ciò costituisca un peso per i giocatori di oggi. Dobbiamo semmai rimettere la chiesa al centro del villaggio, la città dovrà riappropriarsi della Viola come del resto è già successo in passato. La Viola ha formato intere generazioni seguendo un filo che non si è mai interrotto”.
Lo slogan della campagna abbonamenti era chiaro e non lasciava nulla al caso. “Riprendiamoci la Storia”.
Come detto, tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Sia la concessione del Pianeta Viola da parte della Provincia, ma soprattutto il riappropriarsi del Pala Calafiore i cui sviluppi sono stati seguiti costantemente dall’ingegnere Franco Basile Rognetta sin dal mese di giugno. Il Pala Calafiore è stato riconsegnato alla città dopo più di due anni e mezzo. Una data storica per la Viola, ma soprattutto per la città di Reggio Calabria, il 23 novembre 2014 il Pala Calafiore è stato ufficialmente riaperto per la gara contro Legnano (circa 1200 spettatori).
Anche in ambito sportivo, la Viola guidata da coach Benedetto, gioca un campionato di vertice sfiorando i playoff, mancati per un soffio a causa dell’assenza forzata per infortunio di Erik Rush durante la fase cruciale del campionato.
Fiore all’occhiello del primo anno di Branca presidente resta senza dubbio il record di spettatori con il ritorno del grande pubblico sugli spalti del Pala Calafiore. Cifre da capogiro per un campionato di A2:
28 dicembre 2014, Viola – Chieti, 4577 spettatori
11 gennaio 2015, Viola – Treviso 5027
15 marzo 2015, Viola – Roseto 4400
Il secondo anno si sa è sempre il più difficile e si creano più aspettative, ma è soprattutto la società a volerle creare perché vuole alzare l’asticella.
Il dg Gaetano Condello costruisce un roster da favola, da leccarsi i baffi, in riva allo Stretto arrivano giocatori di grande esperienza del calibro di Marco Mordente, Andrea Crosariol e Valerio Spinelli assieme ai due americani Freeman e il presunto crack NBA Brackins. Viene anche centrato un grande obiettivo, forse passato un po’ sottotraccia rispetto alla campagna acquisti ed è quello del tanto atteso main sponsor, con la Bermè che si lega così ai colori neroarancio.
I tifosi cominciano a sognare. Presentazione milanese prima e sul lungomare di Reggio qualche giorno dopo. Le ambizioni sono da promozione diretta non ci si può più nascondere.
Purtroppo qualcosa non gira nel verso giusto e la Viola perde punti e credibilità ritrovandosi nelle ultime posizioni di classifica. La conferenza stampa del presidente Branca al termine della gara contro Latina entra di diritto nel bene o nel male nella storia della sua presidenza: “Una squadra di fighette io non la voglio”, il video su Youtube ha raggiunto le oltre 16000 visualizzazioni.
La squadra viene contestata duramente. Scelte difficili da prendere in poco tempo. Giovanni Benedetto (contratto fino al 2018) è il principale capo espiatorio e viene esonerato dall’incarico di head coach, viene richiamato a distanza di 48 ore ed esonerato definitamente qualche partita dopo per far posto a Frates. La società cerca di correre ai ripari, di salvare il salvabile, arrivano i primi tagli, da Freeman a Spinelli e i nuovi ingaggi che alla fine si rileveranno decisivi, il passaportato Dobbins e il nigeriano Adegboye. C’è tanta confusione. Coach Frates si ritrova una squadra da rigenerare ed ha poco tempo per farlo. Gli viene chiesto di salvare una stagione e centrare la salvezza diretta senza passare per i playout.
Alla fine le ambizioni vengono ridimensionate, da una squadra che doveva lottare per la promozione ad una che riesce a salvarsi solo all’’ultima giornata di campionato, ma davanti al proprio pubblico, quello di quel Pala Calafiore restituito alla città con grande sacrificio ed orgoglio. Nell’ultima e decisiva gara contro Rieti, quella che valeva una stagione, tutti in piedi ad applaudire i propri beniamini. Perché la Viola è la Viola e come diceva Sandro Santoro, “qui non si muore mai”.