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Criaco, reggino con il cuore rossoblu. “Cosenza, con te a vita. E sogno la B”

di Valter Leone – All’anagrafe è nato a Scilla. “Posto incantevole, lì c’era il medico di fiducia di mia madre. Ma io sono di Reggio (leggi qui). Reggio centro”. Signori, Marco Criaco in esclusiva ai microfoni di Strill. Professione centrocampista, 26 anni compiuti lo scorso 22 maggio. Nel Cosenza che vola, il suo inizio di stagione è da mettere in cornice: 3 gol in campionato, più una perla in Coppa Italia contro il Lecce. Battuto ogni primato in rossoblu. Adesso nel mirino c’è quello di Aprilia, 5 centri nell’ex Seconda divisione stagione 2011-2012. “Il gol segnato nella partita del Centenario rimarrà il più bello, tutta la vita. Difficilmente capita a un calciatore segnare in una partita che comunque appartiene alla storia. Il gol in Coppa, tanto bello quanto inutile vista la sconfitta. Mi sono pure detto: ‘Ma cosa ho fatto!’. L’avessi segnato tre giorni dopo al Via del Mare in campionato… Comunque sono molto felice, per me e soprattutto per la squadra”. Maglia numero 7, per una mezzala classica adattata al ruolo di esterno destro. “Cosa è cambiato rispetto al passato? Non mi trovavo mai al posto giusto, nel momento giusto”, se la ride Criaco. Il quale aggiunge: “Sto facendo un lavoro specifico e sono migliorato a livello tattico. Più disciplinato. Diciamo che prima ero più grezzo, un cane sciolto”. Sempre in campo finora: 12 partite su 12 per un totale di 872 minuti giocati, recuperi esclusi. Domenica scorsa contro il Monopoli ha portato a 65 il numero di partite in campionato con la maglia del Cosenza: è il calciatore dell’attuale organico con più presenze. Il capitano senza fascia. “Che lascio volentieri a Caccetta e Tedeschi…”, ha detto in tv nel corso di una puntata di Forcing in onda su Ten. Un leader silenzioso, introverso. Mai una frase fuori posto. Il calciatore che ogni allenatore vorrebbe avere, perché ha il senso del gruppo.

Non solo calcisticamente. Ma c’è qualcosa di nuovo anche nella vita privata di Marco. “A Cosenza ho trovato l’amore”. E poi, come ha detto la mamma nei giorni scorsi “mio figlio non lo avevo mai visto prima così felice, sempre con il sorriso”. E Ciri, così lo chiamano gli amici, conferma. “Tutto vero. Perché è il posto dove mi sono trovato meglio. Qui c’è l’ambiente ideale: città, squadra, persone. Non mi sono mai sentito a disagio, non ho mai avuto la sensazione che mi mancasse qualcosa. Il mio pensiero è quello di rimanere qui tutta la vita. E vorrei provare a realizzare un sogno: contribuire a riportare il Cosenza dove merita di stare”. Già, la Serie B: si fa fatica a pronunciarla. “Timore? No, è una questione di coerenza e non creare facili illusioni. Prima gli obiettivi che ci siamo prefissati di raggiungere, poi proveremo a fare di tutto per qualcosa di importante. Toglierci una bella soddisfazione, perché lo vogliamo tutti. E non è soltanto la classifica a farmi pensare questo, perché il Cosenza ha fatto passi da gigante a livello di prestazioni, di gioco e soprattutto di personalità”. Quella personalità necessaria per continuare a cullare un sogno. La Serie B.

(Foto tratte dalla pagina Facebook del Cosenza calcio)

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