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Viola, Benedetto a Strill: “Tutti i miei atleti hanno deluso, nessuno escluso”

di Gianni Tripodi – Il “nuovo” coach della Viola è (e forse lo è sempre stato) Giovanni Benedetto. 72 ore fa l’esonero da parte della società nero arancio, fatale la sconfitta casalinga subita contro Roma, la quinta consecutiva che ha fatto piombare la Viola all’ultimo posto in classifica. Da squadra favorita a fanalino di coda del campionato di serie A2 girone Ovest, ieri però il clamoroso dietrofront, dopo averci meditato su, la società ha preso una decisione, Benedetto ritorna in panca, accanto a lui Kim Hughes. Lo abbiamo sentito a conclusione della conferenza stampa, per fare con lui un’analisi a mente fredda di questi primi mesi, dalla scoppiettante campagna acquisti, passando per l’esonero, fino al suo reintegro.
Partiamo dall’inizio, da quest’estate, una squadra costruita assieme al direttore generale Condello per far bene, benissimo. Nessuno si aspettava una Viola da ultimo posto in classifica.
“Vorrei iniziare da un po’ prima di quest’estate perché per raccontare la storia di questa programmazione bisogna iniziare dall’anno in cui Condello mi ha convinto ad allenare la Viola. Si era parlato di un programma di più anni, stilato assieme alla proprietà che aveva dato degli obiettivi ben precisi da raggiungere entro il 2018 che tra l’altro è l’anno della scadenza del mio contratto. Il primo anno abbiamo cercato di fare con le poche risorse che avevamo a disposizione qualcosa che potesse ridare entusiasmo alla piazza di Reggio Calabria ritornando tra l’altro nel nostro storico palazzetto che aveva visto giocare al suo interno squadre sicuramente più forti della nostra. E alla fine ci siamo riusciti, anche nonostante l’infortunio occorso al nostro americano (Rush), ma anche quest’anno sto notando che la sfortuna mi sta perseguitando.
Quest’anno invece abbiamo voluto costruire una squadra che avesse un po’ più di ambizione e non nascondo che abbiamo avuto qualche difficoltà perché non erano in tanti a credere nelle potenzialità della Viola e a pensare che potesse dare certe garanzie, non solo tecniche, ma anche economiche. Ci sono state quindi anche delle difficoltà nel costruire la squadra, difficoltà che ci hanno in qualche modo bloccato sul tipo di squadra che volevamo realmente costruire, ma abbiamo cercato ugualmente di dare alzare il livello tecnico andando alla ricerca di giocatori di talento e giocatori di esperienza.
Non siamo partiti bene, ma neanche male. Una partita persa di un solo punto in casa e due vittorie di cui una in trasferta, si è interrotto tutto in maniera brusca nel momento in cui Freeman si è fatto male, non ci sono dubbi. Lì sono cambiati i nostri scenari ed ancora oggi non è in una forma ottimale, ci vorrà del tempo per recuperare pienamente un giocatore che ci ha permesso di vincere sia contro Scafati che contro Omegna. Abbiamo cercato di mettere una toppa alla falla che si era creata con la sua assenza. I cambiamenti che abbiamo fatto non sono stati efficaci, da tutti ci aspettavamo di più mentre da alcuni in particolare ci aspettavamo sicuramente un rendimento diverso, più importante, ma questo non è avvenuto per mille circostanze che non siamo qui a discutere.
La verità è che oggi ci troviamo all’ultimo posto in classifica e dobbiamo cercare di cambiare questo trend negativo di sei sconfitte consecutive. Quello che bisogna ribadire e far capire un po’ a tutti è che probabilmente ci siamo lasciati un po’ prendere dalla foga, dall’entusiasmo e anche dall’inesperienza. Qualcuno probabilmente in buona fede all’interno della mia società pensava che bastasse costruire una squadra di un certo tipo per aver già vinto il campionato, la verità è che ci sono squadre che per cercare di stare ad alti livelli impiegano anni e anni e molto spesso sbagliano. Noi abbiamo pensato che dopo pochissimo tempo, solo per il fatto di aver costruito un roster di alto livello, tutto potesse essere più facile. So che abbiamo esagerato nelle valutazioni e nelle dichiarazioni che abbiamo fatto, ma sempre con ingenuità. Ho sempre fatto capire al mio management che la squadra era buona, ma ci sarebbe voluto del tempo affinché diventasse forte e vincente come pensavano già di avere.
In queste sei sconfitte consecutive ci abbiamo messo tantissimo del nostro, come staff intendo e anche i miei giocatori ci hanno molto messo del loro. Oggi dobbiamo nuovamente iniziare, non ricominciare, quel progetto che ci aveva unito lo scorso anno. Quel progetto prevedeva la crescita dei nostri giocatori del settore giovanile, la crescita dal punto di vista societario e il consolidamento del nostro club nei campionati nazionali. L’obiettivo in questi anni è quello di riportare la Viola a traguardi più prestigiosi. Oggi non siamo pronti, perché abbiamo fatto degli errori, l’ha ammesso il dg, la proprietà e l’ho ammesso anch’io. Dobbiamo quindi riadattarci ad un campionato che a questo punto diventa di rincorsa, agli occhi di tutti ci sono solo le sei sconfitte consecutive.
In conclusione dobbiamo tornare a seguire il nostro progetto che è più importante dei giocatori che abbiamo preso, delle persone che ruotano intorno al nostro network e anche della mia persona. Chi ha intenzione di far parte di questo progetto allora può stare con noi, chi non ha voglia deve uscire dalla porta, giocatore o dirigente che sia”.

Tra gli errori che le sono stati spesso attribuiti da stampa e tifosi in questo inizio di campionato sono le partenze soft che la squadra ha sempre avuto in avvio di gara, le alte percentuali degli avversari dalla lunga distanza e i cambi non sempre gestiti al meglio.
“Quando una squadra non vince tutti possono pensare che la colpa sia dovuta alle alte percentuali che gli avversari hanno dalla lunga distanza o che il cambio fatto al quinto minuto di gioco doveva essere fatto al quarto o al sesto. Nessuno nota invece altri aspetti e mi dispiace. A Siena abbiamo giocato una bella partita, nonostante non avessimo Freeman e con Spinelli che ha giocato con delle infiltrazioni, nonostante tutto abbiamo perso solo negli ultimi minuti. Anche a Trapani abbiamo fatto un ottima partita senza due giocatori importanti come Freeman e Spinelli, facendo giocare un play giovanissimo del 97 come Costa prodotto reggino, che pur avendo girato l’Italia, era all’esordio in questa categoria. Accetto ben volentieri tutte le critiche perché sono critiche giuste, però posso dire anche che la mia squadra subisce spesso a rimbalzo, ma che recupera più palloni degli altri e ha delle lacune non solo difensive, ma anche offensive di un certo tipo. La mia squadra ha bisogno di lavorare, abbiamo anche rafforzato lo staff con l’arrivo di Hughes che ci darà una mano negli allenamenti settimanali. Abbiamo delle difficoltà oggettive che non possiamo nascondere a nessuno e che tutti notano, è normale che la critica sia aspra e in alcune occasioni troppo cattiva, ma questo perché sono di Reggio ed è giusto che con un reggino ci siano maggiori critiche di uno che viene da fuori. Se c’è stato un esonero e poi un reintegro è chiaro che qualcosa di buono non c’era, è facile notare gli errori, bisogna però capire quali possono essere i rimedi. I rimedi sono quelli di strutturare la squadra in maniera diversa visto che c’è un problema strutturale, l’errore più grande da quando l’abbiamo costruita, è inutile nasconderci. Adesso è anche un problema di paura, soprattutto quando si gioca in casa, la paura però la può avere però un ragazzo giovane, non posso permettere che l’abbia un giocatore più navigato”.
Le modifiche che verranno apportate avverranno in tempi brevi o nel lungo periodo?
“Partiranno da questa settimana per poi resistere fino a gennaio perché non abbiamo possibilità di effettuare ulteriori cambi e poi a gennaio cercheremo di ristrutturare questa squadra per farla rendere al meglio”.
Senza fare dei nomi, c’è qualcuno che l’ha deluso in più rispetto ad altri?
“Tutti i miei atleti mi hanno deluso. Sono giocatori che nelle ultime sei partite hanno avuto un rendimento molto al di sotto delle loro potenzialità, tutti hanno deluso fin qui, nessuno escluso. Non posso sostituire dieci giocatori, inizialmente faremo delle piccole modifiche per poi farne qualcuna in più quando avremo la possibilità di prendere qualcuno”.
Come ha passato le ultime 36 ore?
“Al cinema, a vedere il film di 007 (ride ndr)”.
Il suo reintegro significa molto, la società nonostante tutto ha piena fiducia in lei, come ci si sente?
“E’ sicuramente una gioia. Sono di Reggio Calabria e avrei potuto allenare con un po’ di presunzione da tantissime altre parti quest’anno, ma sono rimasto in attesa. Qualcuno si dimentica delle vicende estive, le difficoltà ci sono state, ma ho aspettato con pazienza e non ho ascoltato le voci che arrivavano da altri club e ho aspettato che la società mi comunicasse che tipo di squadra potevamo costruire. In questi giorni il pensiero è andato a quei momenti, quando avrei potuto fare una scelta diversa, ma alla fine ho sempre voluto tornare nella mia città e sedermi su quella panchina che è stata occupata da grandi allenatori e che per me significa tantissimo. La Viola è una parte importante della mia vita, mi ha fatto crescere, mi ha fatto diventare l’uomo che sono adesso. Il DNA Viola di cui tanti vogliono appropriarsene, ma che è di pochi, significa essere cresciuti all’interno di questa società arrivando qui da giovanissimo e maturando per poi alla fine diventare un professionista e non aver fatto solo una sporadica presenza. Con un po’ di presunzione posso dire di avere il DNA Viola così come ce l’hanno anche Bianchi, Hughes e tutti quelli che ho cercato di portare in questa squadra”.
Lei è un reggino doc, quanto le hanno fatto male quei fischi alla fine del match contro Latina?
“Tanto (occhi lucidi ndr). Ma la mia delusione più grande è stata quella di aver fatto vedere alla mia città e i miei tifosi una squadra che non meritavano di vedere. Non voglio dare la colpa ai giocatori perché sarebbe meschino trovare un colpevole, non c’è un solo colpevole, è una concomitanza di errori che abbiamo fatto tutti. Non sono stato per nulla contento di quello che abbiamo fatto vedere sino ad ora alla mia città, i fischi e le contestazioni ci stanno anche, finché però si limitano alla buona educazione e al senso civico. Non si deve andare oltre, perché poi sennò non è più un tifoso che critica, l’utilizzo dei social network dovrebbe essere limitato a persone che hanno un quoziente intellettivo di un certo tipo perché non tutti possono utilizzarli. A volte ci si dimentica che dietro un allenatore ci possono essere dei figli, una famiglia e tante altre cose e quando si esagera questa cosa non va a colpire solo il diretto interessato, perché se lo facessero non c’è nessun problema, ma colpisce anche altro. La critica deve essere corretta e costruttiva, quella l’accetto volentieri, hanno ragione i tifosi nel criticare lo spettacolo visto nelle ultime partite, ma vorrei che ci fosse un pieno controllo da parte di tutti per rispettare i limiti della buona educazione”.
L’obiettivo da qui a gennaio e un messaggio per la tifoseria.
“Non prometto nulla. Mi sono seccato di dire paroloni o fare proclami, io non l’ho mai fatto, molto probabilmente chi l’ha fatto e perché non ha esperienza e nella mia società qualcuno l’ha fatto, esagerando nel dare illusioni ed è brutto illudere la gente, io non voglio deludere nessuno. Sono il primo a prendermi tutte le critiche, ma l’ultimo a lasciare la nave. Cerchiamo di rimanere con i piedi per terra anche se questa partenza non ci fa certo onore, abbiamo sopravvalutato alcuni aspetti e a cui dovremmo cercare rimedio. Ai tifosi dico solamente di credere in un progetto, la Viola non deve scomparire, ma deve andare avanti con una base solida. Noi reggini abbiamo una qualità, siamo più testardi rispetto agli altri, non abbiamo mai una strada facile e dobbiamo sempre superare tutti gli ostacoli. Cercherò di trovare una soluzione ai problemi di questa stagione ed eliminare tutti quelli che non credono in questo progetto, ho avuto piena libertà da parte della società per quanto riguarda l’aspetto tecnico, posso quindi intervenire non rafforzando la squadra, ma escludere chi voglio, anche se rischio di indebolirla.
Sono uno criticabile per un timeout non chiamato o per un cambio non effettuato, alla fine sono tutti allenatori ed è giusto che la gente critichi finché perdo. Ci sta anche che se vinciamo non mi applauda, non mi interessa e non ho bisogno di questo. Faccio il mio lavoro con grande sacrificio, potevo starmene anche in vacanza fino al 2018 a spese della società, ma io sono uno che lavora e ha sempre lavorato e i soldi non li ha mai rubati, mio padre mi ha sempre insegnato che bisogna sempre guadagnarli con il sudore e con sacrificio. Io non so in quanti altri allenatori sarebbero tornati dopo così poco tempo e forse in tanti avrebbero rifiutato. Io ho accettato perché credo in questo progetto e nella serietà della mia società perché credo che pian piano riusciremo a riprenderci e che questo progetto possa continuare fino al 2018, dal 2018 quando concluderò il mio ciclo potrò passare la mano, ma prima di allora farò di tutto per far bene e far rialzare la Viola”.