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Viola: avvio di stagione da incubo. Al nuovo coach l’arduo compito di risalire la china

di Gianni Tripodi – Agosto 2015. Fine del mercato. Hai Mordente, Spinelli, Crosariol, Brackins e Freeman in squadra e pensi che il roster sia di alto livello, talmente alto che possa consentirti sin da subito di balzare in testa alla classifica. Chiunque potrebbe pensare, così son bravi tutti, si può essere, poi però quei giocatori devi farli giocare assieme, farli diventare gruppo. Un’impresa o la cosa più facile del mondo? Se hai questo roster è facile allenare una squadra così?
La risposta? Citofonare a casa Benedetto. Le cinque sconfitte consecutive non gli son costate care, di più, è stato esonerato dalla “sua” Viola, quella che l’aveva chiamato a furor di popolo la scorsa stagione, lui che era tornato a Reggio per sposare un progetto (contratto fino al 2018) che lo vedeva collocato al centro di tutto, al di là dell’aspetto tecnico: “Més que un coach”.
Il coach paga, come sempre accade in questi casi, errori non solo suoi. La società ha sbagliato, a fin di bene sia chiaro, nel voler sin da subito alzare quell’asticella o magari non avendo calcolato bene il rischio di costruire un roster di “figurine” e grandi nomi che, su un campo di pallacanestro, se non c’è la voglia, la volontà e la motivazione, contano ben poco, anzi non contano affatto e hanno fatto sì che una stagione da sogno si trasformasse in una stagione da incubo.
E allora? Perché è stato esonerato Benedetto?
1) Perché non si possono cambiare tutti i giocatori (il mercato riapre a gennaio) e quindi se ci sono dei problemi è giusto tentare con il cambio della guida tecnica anche se sarà una scelta dolorosa.
2) Perché tante volte una scossa a livello psicologico può fare la differenza, pur nella consapevolezza che non si possono far miracoli e che i giocatori “son quelli”.

E adesso? Adesso non si può più sbagliare. L’ultimo posto in classifica costringe la Viola a doversi rialzare, ma alla svelta. In attesa che arrivi il nuovo anno, quando la società potrà decidere se confermare o meno la fiducia ad un roster che fino al momento ha deluso tutte le aspettative, la palla passa al nuovo coach.
Chi siederà in panca dovrà prima di tutto impartire ai giocatori una lezione sull’identità, sul senso di appartenenza e di sacrificio, ma soprattutto cosa ha rappresentato e rappresenta tutt’ ora la Viola. Argomenti sicuramente trattati da Benedetto in questi mesi con la squadra, ma che i giocatori, come l’alunno più svogliato non sono riusciti a capire o meglio ancora, purtroppo, hanno fatto finta di non capire.