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Basket – Bermè Viola, Austin Freeman, il giustiziere dormiente

di Gianni Tripodi – La stagione è appena cominciata, le prime due giornate sono già andate in archivio e il bilancio della Viola è di una sconfitta e una vittoria, l’uomo copertina di questo avvio è senza dubbio Austin Freeman.
Austin Freeman nasce il 6 maggio del 1989 a Hyattsville, città degli Stati Uniti situata nella contea di Prince George’s nello Stato del Maryland, frequenta il DeMatha Catholic High School nell’area di Washington DC. Terminata l’high school decide di iscriversi al college e sceglie l’Università di Georgetown quella che in passato era stata frequentata da Ewing, Mutombo e Iverson per cercare di lanciarsi nel basket professionistico che conta. Durante la sua avventura al college gli viene però diagnosticato il diabete mellito di tipo 1, Freeman non vuole abbandonare il basket e grazie alle cure e ai controlli a cui si sottopone ancora adesso riesce a calcare i parquet americani dell’NCAA. A Georgetown rimane per quattro anni, viene eletto nella sua ultima stagione da senior (2010/2011) giocatore dell’anno della Big East Conference con 17.6 punti di media a partita. La tanto attesa chiamata al Draft NBA del 2011 non arriva, Austin non si perde d’animo, anzi, si rimette in gioco e decide di giocare dall’altra parte dell’Oceano, tra Israele e Italia cresce come uomo e come giocatore, fino ad arrivare alla Viola in questa stagione.
Palpebre pesanti, sguardo sornione, sembra quasi scocciato nel dover scendere sul parquet. Freeman dà sempre l’impressione di essere già stanco prima ancora di giocare con quel suo atteggiamento ciondolante, apparenza, solo apparenza. E’ sbarcato in riva allo Stretto con i suoi calzini bianchi e le ciabatte numero 49 ai piedi, un outfit senza dubbio rivedibile, ma come lui stesso ha dichiarato durante la presentazione della squadra all’Arena dello Stretto: “It’s comfortable”, è comodo, nulla da eccepire. Fosse per lui ci giocherebbe anche con quelle ciabatte, sul parquet deve sentirsi a suo agio, deve conoscere gli spazi in cui dovrà muoversi, durante il match a volte sembra estraniarsi dal gioco, quando però riceve palla sa già quello che vuol fare per colpire quando serve. Sul parquet non dà mai l’impressione di poter dominare, un mistero cestistico come pochi.
Torniamo per un attimo ad una settimana fa. Non gli è andata proprio giù la sconfitta subita all’esordio contro Casale Monferrato, il suo canestro sbagliato ha di fatto regalato la vittoria agli ospiti. Nell’ultimo possesso riceve palla e scruta la situazione, pensa da quale parte potrà penetrare a canestro, ma gli serve un aiuto, un blocco che gli consenta di trovare con facilità la via del canestro. Palleggia nervosamente in attesa del blocco, sbatte i piedi perché i secondi passano, Brackins tarda ad arrivare e allora Freeman lo chiama facendogli chiari segni con la mano: “Come on!”, Brackins blocca e lui può andare a canestro, troppo tempo però è passato e Freeman cerca di accelerare i tempi buttandosi subito dentro, azione forzata e facilmente intuibile dalla difesa, Fall lo stoppa e con aria di sconforto si avvia verso la panchina. Chiude con 20 punti in 32 minuti di utilizzo e il 47% dal campo, ma non basteranno, Casale Monferrato vince di una sola lunghezza.
Così come tutta la Viola anche lui aveva gran voglia di riscatto. Sabato contro Omegna l’ha vinta lui. Con il suo classico atteggiamento dormiente che lo fa sempre partire con le marce basse, solo 4 punti nel primo quarto di cui due in contropiede con una schiacciata in scioltezza e un assist per la tripla di Ghersetti. Due assist per Lupusor e Ghersetti e altri 4 punti timbrando semplicemente il cartellino nel secondo quarto. Va all’intervallo con solo 8 punti a referto, il meglio deve ancora venire con la Viola sul +8. Nella ripresa arrivano 9 punti segnati con facilità e scioltezza, in attesa dell’ultimo quarto decisivo. Omegna cerca la disperata rimonta, Freeman vede che la squadra sta soffrendo e la prende per mano, dopo il tiro in sospensione del +12, i nero arancio hanno un evidente calo e i padroni di casa ne approfittano arrivando al -8 a 4’04” dal termine. Freeman è di una freddezza abbacinante, le due azioni successive al -8 di Omegna chiudono di fatto la partita, due triple consecutive in transizione valgono il +14, la palla sfiora a mala pena la retina, il Pala Battisti di Verbania è ammutolito con Freeman che rientra in difesa, esaltandosi? Macché non è nel suo stile, semplicemente lanciando uno sguardo ai compagni, ve l’ho vinta io! Chiuderà con 27 punti, 8/8 da due e il 73% dal campo. Il riscatto della Viola è arrivato soprattutto da quello di Austin Freeman, il giustiziere dormiente.