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Cosenza, da Catania segnali di crescita. Bene la fase difensiva, adesso serve il gioco

di Valter Leone – Una premessa è d’obbligo: non prendere gol, essere solidi e avere un’ottima organizzazione difensiva nel calcio italiano rappresenta, da sempre, il valore aggiunto. E poi: si esalta la prodezza di un attaccante dopo un gol decisivo, perché non deve essere la stessa cosa per un portiere che blinda il risultato? La parata di Perina sul colpo di testa di Calil, vale quanto il gol di Arrighini al Catanzaro. Dunque: il Cosenza, pur soffrendo, perché oltre alle immagini anche i numeri dicono questo, si è portato a casa un punto pesantissimo dalla trasferta di Catania (nella foto gentilmente concessa da Andrea Rosito, vediamo Arrigoni in azione al Massimino). Che non è poco, visto il valore della corazzata siciliana.
Roselli, a fine partita, ha esternato tutta la sua soddisfazione per avere visto una squadra che ha dato tutto, che ha lottato su ogni pallone. E anche su questo nulla da eccepire. Un ulteriore passo in avanti rispetto alle partite precedenti, specie quella di Messina. Adesso, però, occorre il salto di qualità dal punto di vista del gioco. O della costruzione del gioco, come ha dichiarato lo stesso allenatore alla vigilia della trasferta siciliana.
Perché va bene l’approccio complessivo alla partita, va bene il non mollare mai pur soffrendo ma i numeri inchiodano la prestazione del Cosenza. Prendete appunti: nel primo tempo 5 calci d’angolo a 0 a favore della squadra di Pancaro, il ché sta a significare il netto predominio dei rossoazzurri. A parte la conclusione dal limite di Statella a inizio partita, gli appunti poi dicono solo Catania: la punizione di Russotto alzata in angolo da Perina, il colpo di testa dello stesso ex Catanzaro, due gigantesche chiusure di Ciancio su Falcone, la conclusione dal limite ancora di Russotto, la parata di Perina sulla sventola di Falcone dal limite e il colpo di testa di Russo nel finale del primo tempo. Divario netto.
Nel secondo tempo si è visto un Cosenza diverso. Secondo Roselli addirittura alla pari del Catania. Il tecnico ha forse esagerato un po’. E anche in questo caso vengono in soccorso i numeri. A cominciare dagli angoli: dal 5-0 del primo tempo, si è passati al 4-2 della ripresa che, in parte, conferma la crescita dei rossoblu. Le azioni: conclusione di Raimondi deviata in angolo da Bastianoni dopo una giocata personale dell’attaccante, un tiro di Arrigoni dal limite intercettato da Bergamelli, un colpo di testa ancora di Raimondi su assist di Criaco, un bel cross di Pinna sul quale Arrighini non arriva e un contatto sospetto in area tra lo stesso Arrighini e Bergamelli proprio a inizio ripresa. Indubbiamente molto di più, rispetto alla sterilità del primo tempo. Ma passiamo al Catania: palo esterno di Calil con Perina superato, super parata del portiere rossoblu sullo stesso Calil, di testa a due passi dalla porta, dopo l’assist di Nunzella, la clamorosa occasione fallita da Lulli (recupero poderoso di Blondett) in seguito al pallone non trattenuto da Perina sulla sventola dell’ex Calderini dalla distanza, il doppio intervento del portiere su Pelagatti e Calderini sugli sviluppi dell’angolo calciato da Russotto e la parata sullo stesso Russotto a cinque minuti dalla conclusione. La differenza, non è poca.
Però, e torniamo a bomba, contano i risultati. E il Cosenza chiude il trittico di trasferte (Messina, Catanzaro e appunto Catania) con 2 punti. Adesso si torna al Marulla: domenica (ore 17.30) con la Casertana si apre un altro mini ciclo che porterà fino a fine ottobre, con i rossoblu poi impegnati a Castellamare di Stabia e in casa con il Matera. Due mesi di campionato, otto partite: il tempo giusto per cominciare ad avere una prima fisionomia più vicina alla realtà, di questo Cosenza. In attesa che si facciano ulteriori passi in avanti sul piano del gioco.