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Cosenza – I miei 23 anni con il mito Marulla “Ciao spinnà, mi mancherai tanto”

di Valter Leone – La mia prima intervista: Gigi Marulla. La mia prima maglia del Cosenza avuta in regalo da un calciatore: Gigi Marulla. Da tifoso gioivo a ogni sua prodezza dagli spalti del San Vito, da giornalista un rapporto cominciato nel 1992. Fu Giuseppe Milicchio che mi diede un microfono in mano e mi chiese di andare allo stadio, serviva un servizio per la trasmissione del sabato: “Fai due battute con un calciatore e poi chiedi i pronostici sulle partite della giornata”. Campionato di serie B, altri tempi. L’ingresso degli spogliatoi era sotto la Tribuna B e attorno al San Vito ancora non c’erano le recinzioni tipo carcere. Il primo a uscire dopo l’allenamento di rifinitura, il capitano. Voce tremolante, la mia. “Ciao, mi chiamo Valter… Valter Leone. Possiamo fare una breve intervista?”. Un sorriso e la sua consueta semplicità: “Certo”. Breve pausa, poi: “Non ti ho mai visto. Sei nuovo?”. E io: “Ho cominciato da poco. Collaboro con Milicchio a Teleuropa canale 52”. Rientro in redazione, via Parisio, felice come un bambino: prima uscita, intervista a Marulla. Il massimo. Da quel momento in poi ne è venuto fuori un rapporto naturale, bello. Di quelli che ti porti dietro una vita. Dopo qualche mese, ricordo, mi venne affidata la conduzione della trasmissione del lunedì: si chiamava Campionato, campionato. Il mio primo calciatore ospite? Gigi Marulla, ovviamente. Venne in tv con suo figlio, piccolino: lo tenne sulle ginocchia per tutta la trasmissione, più volte ne abbiamo parlato assieme a Kevin. Mi regalò anche la maglia Gigi, quella della stagione 1996-’97 che poi portò alla rocambolesca retrocessione a seguito del pareggio tarocco di Padova nonostante l’ennesimo sigillo del bomber. Da un paio d’anni avevo cominciato con la carta stampata al Quotidiano di Cosenza e provincia.

Il legame con Gigi è cresciuto una volta smessi i panni del calciatore. Aveva anche intrapreso la carriera di allenatore ma non ha raccolto ciò che avrebbe meritato, anche dalla panchina. “Però mi diverto un sacco con i giovani. Questo è il mio mondo”, mi ripeteva spesso nei frequenti incontri al Marca, la struttura che gestiva assieme ad Andrea Cariola. Quella scuola calcio era tutta la sua vita. L’ultima lunga chiacchierata un po’ di mesi addietro quando venne a Cosenza il giornalista Maurizio Licordari a realizzare un servizio per Mediaset all’interno della trasmissione “La tribù del calcio”. Svelò, Gigi, il retroscena sul suo trasferimento dal Genoa all’Inter: una gioia che durò poco, troppo poco. Sembrava tutto fatto ma alla fine rimase in rossoblu. Ma anche quell’abbraccio con Marco Negri qualche giorno prima dello scorso Natale: che bella rimpatriata.

Negli ultimi anni ho conosciuto l’altro Marulla. La persona più buona del mondo. Un signore. Sempre disponibile, con tutti. Nati nello stesso anno, il 1963, lui di pochi mesi più grande di me, si era instaurato un bel rapporto. Condividevamo la passione per la cucina, l’ultima sua “chicca” un pollo con peperoni, pomodori e cipolla che stava preparando nella cucina lì al Marca (“me l’ha chiesto Kevin, lui impazzisce per il pollo cucinato così”). Ricetta semplice ma da fuoriclasse. Come lui, in fondo. E poi la passione per il calcio, per il Cosenza e per l’Inter.

Adesso, quando tornerò a mettere piede al Marca non potrò più urlarti il mio consueto saluto “Ciao, spinnà”.

PS: Per chi non è di Cosenza, spinnà sta per spinnatu (calvo).