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Lega Pro e il Guarascio camaleontico. Dissidente, voltagabbana e Ponzio Pilato

di Valter Leone – “Una presa di posizione che, per quanto tardiva non può che essere salutata con soddisfazione”. Il presidente del Cosenza, Guarascio una volta appreso delle dimissioni di Mario Macalli spara contro l’ex numero uno della Lega Pro. “Era da tempo – prosegue il massimo dirigente rossoblu – che auspicavo e sollecitavo una decisa svolta rispetto agli arroccamenti che, in questi lunghi mesi, non hanno fatto altro che inasprire il clima e immobilizzare la Lega impedendo un qualsiasi confronto sui temi importanti del nostro calcio. Quella di ieri – conclude Guarascio – deve rappresentare una ripartenza e una netta separazione con il passato che, al termine della fase commissariale, consenta la ripresa del dialogo sulle riforme necessarie per la Lega”. Infatti, all’ultima assemblea si è guardato bene dal mettersi contro: si è astenuto dal voto il presidente del Cosenza.

Certo che il rapporto tra Eugenio Guarascio e il calcio continua a essere camaleontico. Ancora di più negli uffici della Lega Pro. Un atteggiamento, quello del presidente del Cosenza che non è mai passato inosservato. Intanto è un personaggio che al primo impatto trasmette fiducia, tra l’altro ripagata dai colleghi presidenti: il 24 settembre 2014 subentra a Dario Cassingena, massimo dirigente del Vicenza approdato in serie B. E comunque Guarascio il 4 agosto dello stesso anno nel corso dell’assemblea di Lega aveva raccolto 28 preferenze poi superato al “ballottaggio” da Baumgartner presidente del Sudtirol. Il patron dei Lupi si allea con il collega della Casertana, Giovanni Lombardi: assieme sono tra i dissidenti, colori i quali contestano la gestione di Macalli tant’è che l’8 gennaio di quest’anno non si presentarono a un Consiglio direttivo della Lega Pro convocato a Firenze, in quanto dimissionari. Si aprì, ufficalmente, il fronte del no alla gestione monarchica di Macalli.

Da dissidente a voltagabbana il passo, però, è breve. Arriviamo al 19 febbraio 2015. La sintesi di quanto accaduto sta tutta in una parte dell’articolo pubblicato da La Gazzetta dello Sport a firma di Nicola Binda: “I dissidenti – magari con modi discutibili – hanno comunque rotto il fronte. Se non hanno vinto lunedì è stato per il caso Ascoli (voto negato: il club ora vuole chiedere l’annullamento dell’assemblea, ritenendosi dalla parte della ragione) e per i voltagabbana. Clamorosa per esempio la scelta di Casertana e Cosenza: i due presidenti Lombardi e Guarascio erano nel Direttivo e si sono dimessi per protesta schierandosi tra i dissidenti, ma lunedì hanno fatto dietrofront (portandosi dietro altri club indecisi, vedi il Savoia). Come mai avranno cambiato idea?”. Già, come mai? Si racconta negli ambienti della Lega Pro che le telefonate di Lotito (siamo più o meno negli stessi giorni in cui Iodice, direttore generale dell’Ischia, registra la famosa conversazione telefonica proprio con il presidente della Lazio, nonché Consigliere della Figc e proprietario della Salernitana in Lega Pro…) partirono su tutti i cellulari dei presidenti in attesa, in quei giorni, dei bonifici per una tranche di contributi sui settori giovanili, soldi che quasi sempre i club di Lega Pro utilizzano per pagare gli stipendi dei calciatori della prima squadra e non investiti nel vivaio per come invece dovrebbe essere.

Ebbene, in quella circostanza Guarascio intervistato da tuttomercatoweb.com, provò a fare chiarezza. “Non c’è stato da parte della nostra società nessun dietrofront. Anzi, abbiamo una linea coerente: lavorare per unire, questa spaccatura non serve. La mia idea è che sia necessaria una riforma vera, in modo che la Lega Pro diventi poi il serbatoio della B e della A. Ma tutti i presidenti devono affrontare la questione, senza fughe. Per il bene del calcio italiano”. E poi su Macalli. “Un problema? No, non è una questione di uomini. L’auspicio è che le società diventino protagoniste del loro destino”. E infine la sua versione sull’uscita dalla governance della Lega Pro: “Avevo ricevuto un mandato dalle società e dall’assemblea ma quando ti accorgi che una parte la pensa in modo diverso allora il buon senso vuole che tu rimetta il mandato stesso. Ripeto, ora l’assemblea deve confrontarsi sui contenuti e poi passare ad una votazione per le riforme per me necessarie”. Dunque, no voltagabbana ma buon senso, o senso di responsabilità. Fate voi.

E siamo al 30 giugno scorso. Si deve votare il Consuntivo 2013-2014. Il bilancio, meglio così perché fa più effetto. Sulle 69 società aventi diritto al voto, 38 hanno bocciato il bilancio, 23 lo hanno votato, 6 assenti e 2 astenuti. Già, 2 astenuti. E una delle due era il Cosenza. Eugenio Guarascio al momento del voto è uscito dall’aula. Se n’è lavato le mani. Alla Ponzio Pilato. Un gesto che non è passato inosservato, tant’è che Gabriele Gravina, attuale Consigliere federale e candidato a diventare il nuovo presidente della Lega Pro subito dopo il probabilissimo commissariamento, avrebbe inserito il nome di Guarascio nell’elenco dei presidenti sui quali non fare affidamento. Da dissidente a voltaggabando finendo da Ponzio Pilato.