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Cosenza, Carrieri: “Ho preferito dimostrare sul campo di essere da Cosenza”

 

di Valter Leone – Ci sono pagine belle che anche il calcio riesce ancora a fare scrivere. Prendete Gaetano Carrieri, 27 anni compiuti lo scorso 10 marzo, difensore centrale del Cosenza. Portato in rossoblu la scorsa estate dall’ex direttore sportivo Ciccio Marino ma quasi mai utilizzato da Cappellacci. “Ho sempre accettato le scelte ma non sempre è stata detta la verità. Addirittura si parlò di infortunio: ma quando mai? Ci sarebbero tanti episodi sui quali discutere ma preferisco non parlare. Dico solo che ci sono stati momenti in cui avrei voluto tirare qualche cazzotto in faccia oppure sfasciare qualche porta ma ho preferito non mettermi in cattiva luce e pensare a prendermi la rivincita sul campo“. E così è stato. Titolare nelle ultime 6 partite: il caso ha voluto che il Cosenza non abbia mai perso e che abbia subito un solo gol, quello firmato Di Carmine nell’1-1 di Castellamare di Stabia. Tutto dovuto al caso, anche perché sulla scia di Cappellacci anche il suo successore non lo ha mai tenuto in considerazione. Poi il caso ha voluto alla vigilia della sfida con la Reggina ci fossero Tedeschi, Blondett, Sperotto e Zanini indisponibili più il giovane Serpieri rientrato da pochi giorni dopo un infortunio, per cui l’unica scelta possibile era quella di buttare nella mischia Carrieri, tra l’altro tra i migliori nella sfida di Coppa Italia con il Pontedera una settimana prima. E quando al granatiere rossoblu riferiscono che Roselli lo sta riempiendo di complimenti, si limita a un secco “Lo ringrazio”.
La forza gliel’ha data il gruppo, quei compagni di squadra che gli sono stati sempre vicino. “In uno spogliatoio ci sono tanti caratteri diversi, non si può andare tutti d’accordo fuori dal campo. Ma quando si gioca, lì è tutta un’altra storia. Ripeto, ognuno fa le proprie scelte, e vanno accettate. Io sarei dovuto andare al Savoia ma poi Di Nunzio non venne, per cui sono rimasto qui a disposizione dell’allenatore. Sempre”. A proposito di gruppo, a Carrieri viene ricordato l’episodio quando dopo la sconfitta in casa con la Lupa Roma, alla quarta giornata. C’era Cappellacci e lui, come consuetudine, era stato spedito in tribuna. A fine partita la contestazione: lui scese, svesti gli abiti borghesi e si infilò scarpe da tennis, pantaloncino e casacca e si andò a prendere gli insulti. “Gli applausi o i fischi non sono soltanto per gli undici che vanno in campo: successi e sconfitte vanno sempre condivisi, con i magazzinieri e con tutti. Troppo comodo, altrimenti. Questo significa stare bene in un gruppo”.
E il futuro? “Io a Cosenza sto bene, mi sento a casa. E andare via mi dispiacerebbe moltissimo: priorità al Cosenza ma prima bisogna vedere tante cose”. E il campionato? “Intanto c’è la partita con la Vigor Lamezia: mancano ancora 4-5 punti per la salvezza, quindi non bisogna mollare. Poi è un derby, all’andata hanno perso di brutto (3-0, ndc) e ci tengono a fare una bella partita e vincerla. Ma noi non ci presenteremo con i pasticcini, anzi…”.