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Reggio, svolto approfondimento su “Il lancio del giavellotto nell’Antica Grecia”

Organizzata dalla dr.ssa Alessandra Benedetto, presidente della sezione reggina degli “Atleti Olimpici ed Azzurri d’Italia”, si è svolta il 30 dicembre u.s. presso la sede sociale dell’ANAOAI in via Tenente Panella, 40, la conferenza “Il lancio del giavellotto nell’antica Grecia”.

Sono stati invitati  all’importante evento il delegato provinciale del CONI, dr. Antonio Laganà; il presidente regionale dell’UITS (Tiro a segno), prof. Luigi Tripodi; il presidente nazionale onorario della FIJLKAM, prof. Giuseppe Pellicone; lo storico dello sport, prof. Pasquale Nucara; il pluricampione italiano di lancio del giavellotto, oggi dirigente nazionale della FIDAL, dr. Francesco Pignata; erano presenti gli “azzurri reggini” Debora Sala (Judo), Marco Polimeni (Karate), Giuseppe Chiofalo (karate) ed i numerosi atleti delle società sportive Fortitudo 1903 e Mediterraneo 1985. Nel salone delle conferenze ha relazionato il prof. Riccardo Partinico, coordinatore tecnico provinciale del C.O.N.I. e direttore del laboratorio di Anatomia Archeostatuaria di Reggio Calabria che, dopo un introduzione sull’uso del giavellotto da parte dell’austrolopitecus afarensis (3.200.000 anni fa) e di cacciatori armati di giavellotto, del periodo neolitico (10.000 anni fa), raffigurati con grafiti sulle rocce africane, ha trattato, in particolare, una specialità di tiro di precisione con il giavellotto che si svolgeva durante le Olimpiadi nel periodo della Grecia classica: “con la gamba sinistra avanzata, si manteneva il giavellotto con un laccio di cuoio avvolto attorno all’asta, si eseguiva un rapido passo in avanti con il piede destro scagliando il giavellotto sul bersaglio”. I Greci, già nel V sec. a.C., erano riusciti ad aumentare le potenzialità del giavellotto: un laccio di cuoio denominato “ankùle”, avvolto attorno all’asta del giavellotto, diveniva il braccio di una leva che produceva una forza centrifuga che si sommava alla forza propulsiva prodotta dall’atleta aumentando così la gittata. Inoltre, l’ankùle, svolgendosi, determinava un effetto “giroscopico” che permetteva all’attrezzo di rimanere stabile durante il tragitto, non variare la direzione impressa e penetrare più in profondità nel bersaglio. Tali scoperte non sono importanti solo dal punto di vista sportivo, ma anche sotto l’aspetto artistico ed archeologico. Infatti, le raffigurazioni dipinte sui vasi a figure rosse e nere del V sec. a.C., che testimoniano l’esistenza della particolare impugnatura del giavellotto munito di ankùle, effettuata con le due dita, indice e medio, confermano gli esiti degli studi effettuati dal ricercatore reggino, prof. Partinico, che ha stravolto la denominazione di numerose statue del  V secolo a.C. scoprendo che “l’Atleta che si incorona” (Getty Museum di Los Angeles); “Perseo con la testa di Medusa” (Museo Nazionale di Atene); “Apoxyomenos”, colui che si deterge, (Museo di Lussino – Croazia) e il “Fauno danzante (Museo di Pompei – Napoli) sono, tutti, lanciatori di giavellotto. Al termine della conferenza sono intervenuti il pluricampione Francesco Pignata ed il prof. Giuseppe Pellicone compiacendosi per gli studi effettuati dal prof. Partinico; infine, dopo la consegna degli attestati di appartenenza all’ANAOAI e lo scambio di gagliardetti del delegato provinciale del CONI, del presidente regionale del Tiro a segno e del prof. Pasquale Nucara con il presidente degli “Atleti Olimpici ed Azzurri d’Italia”, la dr.ssa Alessandra Benedetto ha augurato a tutti i presenti un 2015 ricco anche di successi sportivi e culturali.