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Viola, l’ex Massimo Bianchi: “Torno a casa mia. I tifosi? Se potessi li abbraccerei uno ad uno”

di Gianni Tripodi –

Domenica al Pala Calafiore la Viola ospiterà Matera allenata dalla storica bandiera nero arancio Massimo Bianchi, sarà lui il primo grande ex a tornare al Pala Calafiore. “In una città allo sbando la domenica si creava una bolla, una parentesi, qualcosa a parte” (Massimo Bianchi). Torna nella sua Reggio Calabria quel “piccoletto” di 170 cm scarsi segnalato da coach Filippo Faina al giudice Viola nell’estate del 1978. Bianchi venne prelevato da Bergamo al costo di 10 milioni delle vecchie lire. E’ stato un leader dentro e fuori dal campo, sul parquet era in grado di gestire ed organizzare la squadra grazie ad un carisma fuori dal comune. Indimenticabile l’intesa tra lui e Mark Campanaro con i tifosi sugli spalti in delirio, è stato l’icona reggina di “Quegli Anni” con la sua fascetta bianca in testa sul parquet e con la sua R5 a circolare per le vie della città. Da coach invece, dopo aver allenato le giovanili nero arancio per ben cinque stagioni, il primo incarico di head coach gli viene affidato dopo l’esonero di Gaetano Gebbia (13 sconfitte in 16 incontri) nel 2001, l’esperienza in panchina dura poco e viene sostituito da Tonino Zorzi che poi rimarrà fino alla fine della stagione. Torna nella panchina nero arancio nel 2009 nell’anno della prima rinascita della Viola. Dopo aver acquistato il titolo sportivo di Gragnano la Team Basket Viola del presidente Comandè decide di affidare il ruolo di head coach a Massimo Bianchi per ripartire dalla B dilettanti (DNB). La squadra riesce dopo tantissimi problemi ad arrivare a fine stagione e ad approdare ai playoff promozione per poi essere eliminata al primo turno dalla Pallacanestro Catania. Il 9 dicembre è subentrato a coach Giampaolo Di Lorenzo alla guida della Bawer Matera che arriva a Reggio dopo aver collezionato sette sconfitte negli ultimi undici incontri. Lo abbiamo intervistato alla vigilia della sfida di domenica.

Lo slogan della campagna abbonamenti di quest’anno è “Riprendiamoci la Storia!” quanto ha dato la Viola di “Quegli anni” alla città di Reggio Calabria e al basket italiano?
Una risposta da me che sono stato uno degli attori di quegli anni è difficile che sia obiettiva e oggettiva. La città intesa come comunità che ci rappresentava ci ha trasmesso tantissimo, in quegli anni Reggio era agli onori della cronaca solo per fatti negativi ed è stato grandissimo l’impegno della società nel settore giovanile per coinvolgere molte generazioni di reggini. Tutto il movimento cestistico italiano ha riconosciuto quello che ha rappresentato la Viola in quegli anni, questa è stata la più grande soddisfazione, al di là dei grandi risultati sportivi che poi ha ottenuto.

Che ne pensa dell’operato del presidente Branca e di tutta la società? Finalmente sembra essere tornato il giusto entusiasmo.
La Viola sta finalmente tornando al posto che merita, la società ha allestito una squadra importante allenata da un coach reggino di grande valore che ha fatto parte della storia. Aggiungiamoci anche il Pala Calafiore che finalmente è tornato ad essere l’impianto principale della città, tutte queste componenti stanno facendo tornare l’entusiasmo, è una squadra che son sicuro lotterà per i vertici alti della classifica.

Torniamo per un attimo al passato.Che ricordi ha dell’incontro con il giudice Viola avvenuto nell’estate del 78 quando arrivò a Reggio per la prima volta?
Quello di avere di fronte una persona di un grande spessore morale ed intellettuale. Aveva una grande idea nella testa che era quella di costruire pian piano una realtà che poi sarebbe dovuta diventare un punto di riferimento per la città di Reggio Calabria. Anno dopo anno veniva aggiunto un tassello, dal raggiungimento della serie A al rafforzamento del settore giovanile che è poi diventato un vero punto di forza. Ha voluto la costruzione del centro sportivo di Modena proprio per cercare di aggregare, aveva il sogno di vedere i giovani reggini non abbandonati in mezzo alla strada, voleva dargli la possibilità di svolgere un’attività sportiva in modo da potersi esprimere con il rispetto delle regole e in quegli anni non era per niente facile.

I ricordi più belli da giocatore? Ha qualche rimpianto?
Rimpianti? Forse la retrocessione dall’A1, tra l’altro quello fu l’ultimo anno in cui ne retrocedevano quattro e noi arrivammo quart’ultimi. Retrocedemmo perché vincemmo una partita di un punto con una diretta concorrente e fuori casa la perdemmo di due. I ricordi più belli invece sono le promozioni, tutti i miei compagni di squadra, tutte le persone che ho conosciuto, perché lo sport ti permette di conoscere molte persone e di avere un rapporto speciale e privilegiato, è stato un arricchimento quotidiano.

A Reggio ricordano ancora la sua R5 nera e la fascetta che indossava mentre giocava, era un idolo della tifoseria.
Mi fa piacere, ero un ragazzo di ventitré anni che veniva da Milano e aveva tanta voglia di giocare a pallacanestro e dimostrare il proprio valore. Mi son trovato in una città che anno dopo anno si è sempre più appassionata, ci sono stati tantissimi giovani che hanno cominciato ad apprezzare questo sport. Ho forse la presunzione di dire che noi che facevamo parte di quel gruppo siamo stati con i nostri comportamenti e la nostra voglia di stare in mezzo ai nostri coetanei ad agevolare quell’identificarsi tra la squadra e la città.

Nel 1982 è presente per la prima volta lo sponsor nelle canotte della Viola ed è quello della “Banca Popolare di Reggio Calabria”. Come può oggi a suo avviso la Viola trovare uno sponsor?
Attirare degli sponsor in un momento come questo è difficile, il brand della Viola è importante, ma ci deve essere la certezza che questo brand continui nel tempo. Per tante vicessitudini il brand Viola nell’ultimo lustro non ha avuto una continuità di progetto, mi sembra però invece che negli ultimi anni con questa dirigenza c’è grande voglia di andare avanti e progettare il futuro. E’ ovvio che quando arrivano i risultati diventa tutto più facile. Per la Viola è stato sempre un problema trovare sponsor tranne che negli anni novanta, legare il proprio nome a una realtà del profondo sud dove gli interessi economici sono sicuramente meno importanti di alcune medie – grandi realtà del Nord non è facile.

La grande amicizia e la grande intesa sul parquet con Mark Campanaro (testimone di nozze) infiammava la tifoseria, erano altri tempi.
Erano indubbiamente altri tempi. Diverso tipo di gioco, l’indotto, i numeri che giravano intorno alla pallacanestro e anche il legame tra tutti i componenti della squadra era sicuramente più forte. Adesso invece le nuove regole fanno sì che diventi difficile che un giocatore rimanga in una squadra per molto tempo, una volta si era più legati ai colori di appartenenza.

Da coach. Cosa ha provato all’esordio in panchina al posto di Gebbia nel 2001?
Quando sei un assistente allenatore che subentra a un capo allenatore che tra l’altro più di tutti ha contribuito alla tuaformazione e non solo, non è di certo facile. Gaetano Gebbia è stato per anni responsabile del settore giovanile della Viola ed ha avviato una scuola di allenatori da cui siamo usciti io, Gianni Benedetto, Gianni Tripodi e Pasquale Iracà. Subentrare ad un collega che ha avuto un ruolo così importante nella tua carriera ti mette tristezza, quando viene esonerato un capo allenatore e tu sei stato l’assistente ti domandi sempre che forse avresti potuto fare qualcosa in più per aiutarlo. E poi c’era l’emozione, ma non la soddisfazione di sedere sulla panchina di quella che è stata per me la società che mi ha dato più soddisfazioni come giocatore. Quell’anno sono stato capo allenatore a Treviso contro la Benetton allora allenata da Piero Bucchi, quindi alla fine Treviso torna sempre nella storia della Viola.

L’ultima stagione in panchina nel 2009, era l’anno della prima rinascita della Viola.
Credevo in quel progetto. Venivo da anni in cui avevo allenato in A1 e A2, mi era stato presentato un progetto partito in ritardo, ma che si sarebbe dovuto strutturare meglio negli anni. Sapevamo che avremmo pagato quel ritardo, ma doveva essere l’anno del rilancio della società, quando poi invece dopo qualche mese quel progetto ha incontrato le prime difficoltà e si è poi arenato completamente. Mi lasciò molto amareggiato, al di là delle difficoltà economiche che ci hanno sicuramente danneggiato sia nel nostrolavoro, ma anche nella quotidianità. Quando sono diventato capo allenatore ho contattato e convinto delle persone a prendere la macchina, attraversare l’Italia e venire qua per poi trovarsi in quella situazione, non è stato di certo facile, è stato frustrante. Ormai però è acqua passata, sono molto contento che da quella situazione senza futuro adesso la Viola abbia davanti una prospettiva di futuro molto importante.

Che emozione sarà tornare a Reggio e soprattutto al Pala Calafiore?
Sarà una grande emozione. Il Pala Calafiore è la casa della pallacanestro reggina e quindi della Viola, rivedrò con piacere tanti amici e giocherò contro un grande collega e amico. Torno a casa mia! E’ anche la prima partita della mia nuova avventura, con la mia squadra cercheremo di giocare la nostra partita, metteremo sul parquet il massimo per ottenere la vittoria. Nello sport quando giochi una partita devi sempre cercare di vincere, chi sarà più bravo vincerà, stringerai la mano al tuo avversario se perderai o sarà il tuo avversario che si congratulerà con te se sarai tu a vincere. Sarò felice di rivedere finalmente il Pala Calafiore aperto e con tanta gente.

Un messaggio alla tifoseria nero arancio che domenica è pronta a riabbracciarla.
Per me sono e saranno indimenticabili. Se potessi li abbraccerei tutti uno ad uno, anche se caratterialmente non sono molto espansivo, però devono sapere che mi hanno e ci hanno trasmesso tantissimo in quegli anni, hanno avuto un ruolo fondamentale per la storia della Viola e della città di Reggio Calabria.